Quando ho ricevuto l’invito da parte del direttore di SiciliaJournal, Daniele Lo Porto, e del presidente della Federazione Nazionale Gioco Othello, Biagio Privitera, di condurre una rubrica sul gioco dell’Othello, ho subito accettato con grandissima gioia.

Se nel corso dei primi tempi le energie dedicate nel mio tempo libero all’approfondimento di questo bellissimo gioco mi hanno consentito di ottenere diverse soddisfazioni a livello personale, durante questi ultimi anni, con l’insegnamento o la partecipazione a convention sui giochi, sto appezzando la facilità con cui l’Othello appassiona grandi e piccoli, coinvolgendo con facilità anche coloro che nel corso della loro vita spesso non hanno mostrato un particolare interesse per i giochi. Qual è il segreto di questo successo? Senza dubbio la sua straordinaria capacità che ha questo gioco di unire in sé delle regole molto semplici a delle strategie complesse, rendendolo ideale sia per il principiante, che vuole accostarvisi solo per passare qualche ora lieta con gli amici, sia per il campione in erba, che preferisce approfondirlo con l’obiettivo di raggiungere i più elevati livelli di gioco.

Nato nel 1971 da un’idea del giapponese Goro Hasegawa, che ha ripreso un gioco europeo di fine ‘800 chiamato Reversi e lo ha ribrevettato modificando unicamente la disposizione iniziale delle pedine, l’Othello ha avuto subito un grande successo nel Paese del sol levante, tanto divenire uno dei giochi da tavolo più in voga. Ben presto questa sua popolarità, e il fenomeno commerciale che ne è seguito, ha fatto si che anche altre aziende estere chiedessero di poterne sfruttare i diritti. Curiosa l’origine del suo nome, che si deve alla grande passione del suo inventore per il teatro e, in particolare, per l’Othello di Shakespeare.

Verso la metà degli anni settanta il gioco divenne molto popolare anche in Italia. Distribuito dalla Baravelli e pubblicizzato su diverse riviste per ragazzi a tiratura nazionale (amo ricordare in particolare l’ultima di copertina di Topolino), ottenne un tale successo che i primi campionati italiani riscossero un’ampia partecipazione.

Nello stesso periodo, accanto ai campionati nazionali in diversi paesi, si iniziano a organizzare anche campionati a livello mondiale, che vedono subito i maestri giapponesi aggiudicarsi il gradino più alto del podio. Particolarmente significativo per il nostro paese l’evento del 1979, a Roma.

Il periodo degli anni ’80, e la nascente popolarità dei computer, vede la nascita dei primi sistemi di gioco elettronici. Particolarmente famosi sono rimasti il Reversi Challenger e l’Othello Tiny. Nello stesso periodo iniziano i primi studi e le prime standardizzazioni delle aperture.

Gli anni ’80 sono importanti anche per la nascita della FNGO, Federazione Nazionale Gioco Othello, che a partire dal 1985 è responsabile dell’organizzazione dei campionati italiani e della partecipazione della squadra azzurra ai mondiali.

Nel frattempo il gap tra i giocatori europei e americani con i campioni giapponesi si riduce, cominciano ad aversi i primi campioni del mondo non nipponici e gli stessi giocatori italiani ottengono buone soddisfazioni con piazzamenti sul podio. Inizia l’era del mondiale a squadre, quello del mondiale femminile, quella del campionato europeo a tappe. Il lavoro della FNGO, intanto si fa sempre più incessante sia sotto il profilo della pubblicizzazione del gioco tra i neofiti, sia per il supporto che viene dato ai giovani campioni in erba. Fin quando questo lavoro viene finalmente premiato dalla straordinaria vittoria di un milanese, Michele Borassi, ai campionati mondiali di Oslo del 2008, unica vittoria italiana fino ad oggi.

Ad oggi la FNGO è presente con i suoi comitati locali in diverse regioni italiane. Conta qualche centinaio di giocatori in attività e migliaia di semplici appassionati.

 

Francesco Marconi

(nella foto Michele Borassi, al centro, Campione del mondo 2008)

 

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