MISTERBIANCO – Non poteva non provocare diffuse e istintive reazioni – a giudicare dai social – la riuscita “fiction” della Rai sul poliziotto Roberto Mancini (con il siciliano Giuseppe Fiorello) e sulla “terra dei fuochi”, in un’area di circa 70 mila abitanti, quella tra Misterbianco e Motta S. Anastasia, anch’essa direttamente e fortemente interessata da lunghissimo, troppo tempo alla specifica problematica delle discariche e dei rifiuti senza alcuna prospettiva di soluzione.

Ma qui, come nei territori e nella realtà descritti in tv, non è affatto una “fiction”; è drammatica, palpitante realtà. E mafie, corruzioni e connivenze, illegalità, torbidi intrecci, fiumi di denaro e di perversi e cinici interessi miliardari non appaiono affatto roba da film.

Ci si chiede che fine abbiano fatto le indagini amministrative e delle forze dell’ordine, che cosa siano riusciti a smuovere i procedimenti giudiziari, a che punto sia la relazione della Commissione bicamerale sugli eco-reati dopo le proprie visite in Sicilia, cosa faccia l’Autorità anticorruzione, a che valgano leggi e sanzioni europee e nazionali, che riscontri abbiano avuto finora denunce, proteste, dossier. Ci si domanda se sia compito dei soli Comitati No discarica, degli ambientalisti e di pochi amministratori locali e cittadini porre continuamente il problema all’attenzione della magistratura, della politica, dell’opinione pubblica, degli organi a vario titolo teoricamente vigilanti; se sia insomma una lotta contro i mulini a vento, una battaglia persa contro tutti i “poteri forti” e le logiche del profitto.

Per chi non l’avesse capito, anche la nostra – qui in Sicilia e tra Misterbianco e Motta S.A. – è “terra dei fuochi”, di “monnezza” straripante, di inquinamento ambientale, gas, percolato e probabilmente (secondo certi sospetti e ipotesi) anche di rifiuti “speciali” e tossici abbancati nel tempo. Nel nome di un “business” eterno e immondo ormai noto e innegabile a chiunque. Una terra dove si arriva

a negare anche l’evidenza, e tutto il peggio e disumano continua ad essere tragicamente possibile. E dove le patologie crescono continuamente senza che nessuna statistica ufficiale le attesti ed alcun allarme ne venga fuori (“Non ci sono ancora prove e correlazioni certe”?). E tutto o quasi viene smentito o minimizzato anche da fonti autorevoli, magari sulla base di carte “truccate” alla mano, dando – di fatto – licenza di inquinare e (forse?) uccidere.

Quanto dovrà durare, quanto ancora, prima che ci sia un minimo di rispetto per la verità, la dignità e la salute di intere popolazioni? Quanto ancora dovranno imperare ed arricchirsi impunemente certi “oligopoli”, coi collusi o inerti, di una Sicilia diventata un immondezzaio anche morale? Quali scatti di orgoglio, di coscienza, di onestà intellettuale e senso di responsabilità per chi può ancora fermare tutto questo scempio, nei vari ruoli “istituzionali”, ed invertire la tendenza? Quando si dirà finalmente basta? Nell’epoca dei mass media e del web, se una “fiction” televisiva più o meno di successo – tratta da storie vere sulle pelle di persone vere – può servire davvero a sferzare, far riflettere e sensibilizzare su un dramma “sommerso” ed epocale che si sta cinicamente realizzando ogni giorno nella nostra terra nel silenzio colpevole di tanti, sia benedetta. Almeno una parte del canone tv pagato non verrà rimpianta, e sarà magari giustificata.

Roberto Fatuzzo

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