Sento in televisione “L’acqua che elimina l’acqua” e, chissà perché, penso a Messina. L’acqua dei nubifragi dei giorni scorsi ha provocato una frana sulla collina di Calatabiano che ha danneggiato la condotta idrica che porta l’acqua dall’Alcantara a Messina. Risultato: città al secco, improvvisamente, per cinque giorni, con l’Amministrazione comunale incapace non di risolvere, ma addirittura di affrontare il problema. Nel frattempo mi torna in mente la bellissima canzone di Michele Zarrillo “Cinque giorni” che dedico a chi è rimasto con le mani sporche, mentre chi se le doveva sporcare, invece, ha pensato bene di lavarsele. E si ride amaro nello spettacolo di Ficarra e Picone che non hanno perso l’occasione per renderlo attuale con le notizie di cronaca dei giorni scorsi: il ponte sullo Stretto finalmente inaugurato con tanto di fontane zampillanti d’acqua e palme. Naturalmente fino all’ingresso di Messina, poi il deserto.
Finalmente, però, – come ho ricordato stamattina nel corso della trasmissione “Mizzica” condotta da Ruggero sardo su Radio Studio Centrale, il problema era stato risolto con l’intervento tardivo della Protezione civile, navi cisterna, veglie di preghiera. Ma la natura è beffarda: nuovo frana, conduttura di nuovo troncata, Messina di nuovo a secco e tempi di intervento ancora più lunghi.
Questa volta, però, il sindaco Renato Accorinti ha tralasciato per un attimo i suoi impegni in Tibet e si è interessato dei problemi dei suoi concittadini: ha chiamato subito alla Protezione civile, che sarà il nuovo patrono d’Italia, San Francesco non ce ne voglia.
Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, intanto non ci ha privati del suo illuminante pensiero e da buon padre di famiglia ha dato un suggerimento saggio: “Messinesi, usate l’acqua responsabilmente”, quasi fosse un vizio lavarsi o pulire i piatti. Questo “responsabilmente” pare che abbia suggerito a qualche mente superiore il razionamento del prezioso liquido (altro che petrolio, che non ci puoi mica cucinare lo stocco alla ghiotta) dalle 8,30 alle 10,30. Insomma, tutti a scuola o al lavoro con quel bell’odore di vissuto addosso.
Concludendo, sempre in stile spot pubblicitario: i lavandini dei messinesi non fanno plin-plin, ma toc-toc.

Daniele Lo Porto

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