Il loro rapporto con il mare è fatto di speranza, di paura, di morte.
Il flusso continuo di uomini, donne e bambini che dalla Libia tenta di raggiungere le coste siciliane, è interrotto soltanto dalla conta delle vittime e dai racconti di violenze e sofferenze. Da una sponda all’altra del Mediterraneo può accadere di tutto.
In quelle acque tanti migranti, saliti a bordo di barconi, stipati fino all’inverosimile, trovano troppo spesso la morte. Le cronache parlano di tragedie, di stragi.
Ma questa volta il mare, lo stesso che pochi mesi fa hanno affrontato e temuto, diventa un luogo di accoglienza, di riscatto, di partecipazione.

Elias e Muhamed, due migrati giunti sulle coste siciliane a bordo di barconi fatiscenti,  dal 27 giugno al 4 luglio prossimi parteciperanno, insieme ad un equipaggio di skipper siracusani, a bordo della barca “Ottovolante”, al Campionato mondiale di Vela – ORC World Championship 2015 che si svolgerà a Barcellona.
Sono stati selezionati tra gli ospiti della Comunità di Sant’Egidio di Catania.
La “Traversata” è stata presentata  presso la sala stampa del Comune di Siracusa che insieme al Comune di Pozzallo ha deciso di sostenere questa iniziativa.

Il Team Velico Ottovolante (ASD) nasce nell’Ottobre 2005 dall’iniziativa di un gruppo di amici legati dalla passione per il mare e per lo sport . Il circolo di appartenenza è il Circolo velico Ribellino di Siracusa. L’equipaggio è formato dal comandante Fabio Santoro ed ancora da Moreno Boldini, Maurizio Mancuso, Dario D’Asaro, Michele Gallo, Gaetano Gibilisco, Muhamed Sabaly, Elias Orjin, e Giuseppe Monaco. A bordo anche uno skipper donna, Angelica Gimondo.

“L’idea che il mare, che per noi rappresenta un momento di svago, una passione – dice il comandante di Ottovolante, Fabio Santoro – per tanti uomini e donne sia invece l’unica via per sfuggire a condizioni di vita drammatiche, rischiando il più delle volte la vita, ci ha spinti a partecipare ai mondiali insieme a chi, fino a questo momento, aveva considerato il mare un pericolo e gli uomini che guidano i barconi persone senza scrupoli. Elias e Muhamed hanno scoperto invece – dice ancora Santoro – che timonare una barca può essere un momento di comunione”.
Alla presentazione della “Traversata” sono presenti anche Muhamed ed Elias.
“Risalire su una barca è stata una forte emozione – dice Elias Orjin – Adesso il mio rapporto con il mare è completamente diverso. Mi piace ascoltare in silenzio il rumore delle onde, del vento che fa muovere le vele. E poi le risate con i miei nuovi compagni di viaggio che mi aiutano ad allontanare il ricordo delle urla e dei pianti che facevano da sottofondo al mio primo viaggio, dalla Libia verso la Sicilia”.
Elias Orjin, a luglio compirà ventisei anni. E’ nato a Kadjebi, in Ghana e da lì è fuggito alcuni anni fa. Ha tentato due volte di attraversare le acque che separano la Libia dalle coste siciliane. Nel 2011 era salito su un barcone che dopo poche ore di navigazione, al largo della Libia, iniziò a imbarcare acqua. La maggior parte dei suoi compagni di viaggio morirono annegati. Su 500 persone se ne salveranno solo 150. Elias è uno di questi.
Muhamed Sabaly di anni ne ha diciannove. Viene da Sarek Pate, un piccolo villaggio del Gambia. E’ giunto sulle coste siciliane con un barcone approdato a Siracusa il 28 settembre del 2013. Ha  impiegato tre lunghi anni per arrivare in Libia: ha attraversato il Senegal, poi il Mali, il Burkina Faso, il Niger.
“I giorni della settimana che preferisco sono quelli in cui ci alleniamo – dice Muhamed Sabaly – mi piace stare con i miei compagni d’equipaggio che in questi mesi sono riusciti ad insegnarci manovre che inizialmente ci sembravano complicatissime. Ma soprattutto ci hanno insegnato ad amare e rispettare il mare”.
Elias è cristiano, Muhamed musulmano. Andranno per mare insieme. Anche questo vuole essere un segnale. È di pochi mesi fa l’ultimo orrore: migranti cristiani gettati in mare da compagni musulmani.
“Una scelta voluta, un abbraccio fra religioni e civiltà – sottolinea l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Giovanni Pizzo –  Questo è un progetto che parla di Politica con la P maiuscola, di Vita e di Amicizia. Questo è l’unico vero motivo per cui penso che è bello ed utile fare Politica. Dare segnali di cambiamento, riportare in rotta ciò che sta andando fuori. Ora tutto è pronto per la partenza. Barcellona 2015. Due migranti alla maggiore competizione sportiva sul mare. Sul nostro Mare. Elias, portamento da principe del Ghana. Muhamed uno scugnizzo irresistibile del Gambia. Nostri fratelli. Il 15 si parte. Per un nuovo futuro, per loro. Per noi. Se lo capiamo”.
“Organizzare questa Traversata – racconta Concetta Carbone, ideatrice di questa iniziativa – è stato insolito e spontaneo. L’idea è nata andando in barca e pensando, mentre stavamo tra amici in mezzo al mare, a quello che poteva accadere nello stesso mare, a tante altre persone, in quel preciso istante. La macchina si è messa subito in moto. Ciascuno di noi si è occupato di mettere a posto un tassello. In poco tempo il progetto era pronto. Per quanto mi riguarda questa squadra ha già vinto”.
Insieme alla Comunità di Sant’Egidio di Catania, che in questi ultimi mesi ha strettamente collaborato con gli skipper siracusani,
hanno fortemente creduto e reso possibile questa iniziativa, il Comune di Siracusa e il Comune di Pozzallo.
“Il patrocinio concesso a questa iniziativa – ha affermato il sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo – è un segnale di solidarietà lanciato a quanti si ostinano a soppesare numeri e interpretate leggi senza comprendere l’entità del fenomeno migratorio nel Mediterraneo. Siracusa non si è mai tirata indietro davanti al dolore di chi fugge da guerre e fame, nell’assistenza agli sbarchi come nell’accoglienza dei migranti. Il Comune si fa carico di un centro per i richiedenti asilo e di tre strutture dedicate ai minori non accompagnati e, a partire dalla primavera del 2014, ci siamo presi cura di circa 150 persone. Siamo da sempre un approdo aperto sul mondo, la nostra è una storia fatta di ospitalità e di integrazione. Sostenere l’iniziativa di Ottovolante è stato un fatto naturale di cui andiamo orgogliosi”.
“Quando le religioni impareranno a convivere – ha detto l’assessore al Bilancio di Siracusa, Gianluca Scrofani – e l’integrazione sarà l’obiettivo di tutti i popoli, solo allora potremo sentirci soddisfatti. Ottovolante è la sintesi delle sinergie umane e sportive che puntano a questo principio. Siracusa diventa porto di ingresso e di speranza per i popoli che si affacciano sull’Europa, e portavoce del messaggio di integrazione. Partecipiamo attivamente ai mondiali di Barcellona e lo facciamo con un equipaggio in cui hanno trovato spazio Elias e Muhamed, cattolico l’uno e musulmano l’altro, arrivati a Siracusa da clandestini e oggi protagonisti e portatori di un messaggio di pace. Hanno lasciato alle spalle la sofferenza e lo strazio attraverso la paura del mare, quello stesso mare che hanno temuto e affrontato a cui li lega oggi una nuova sfida, quella di Barcellona 2015”.
Ventottomila migranti (1.200 i bambini) sono giunti nel porto di Pozzallo nel 2014. Più di cinquemilacinquecento nei primi cinque mesi del 2015. Gli ultimi 1019 sono sbarcati pochi giorni fa. Quello della città marinara in provincia di Ragusa è diventato uno dei porti simbolo per gli sbarchi in Sicilia. Per questo il sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna e l’assessore allo Sport, Turismo e alle Politiche migratorie, Giorgio Scarso, hanno deciso di sostenere il progetto degli skipper siracusani. “Questa regata unisce lo sport, il turismo e la solidarietà – dice il sindaco di Pozzallo – Mette insieme gli elementi simbolo della nostra città che sta pagando a caro prezzo, con un crollo vertiginoso delle presenze turistiche, la capacità di essere accogliente e solidale.  La gente che sbarca sulle nostre coste ha un gran bisogno di aiuto. Arrivano tutti da realtà terribili e li nostri concittadini hanno un cuore grande e anche nei momenti di difficoltà sono pronti a dare una mano”.
“Abbiamo immediatamente accettato di condividere l’iniziativa che questo gruppo di skipper siracusani ha voluto proporci – spiega Emiliano Abramo, dal 2014 presidente della Comunità di Sant’Egidio Sicilia ONLUS – Favorire l’inserimento dei migranti attraverso lo sport è un messaggio importante. Riuscire a farlo, coinvolgendo due profughi nell’equipaggio che parteciperà ai mondiali di vela, è un messaggio concreto”.  Per la Comunità di Sant’Egidio non è una novità riuscire a promuovere l’integrazione. Gli ospiti dei centri di accoglienza, infatti, su iniziativa della Comunità, vanno ad esempio a trovare gli anziani nelle case di riposo, oppure aiutano i volontari a portare cibo alle persone che dormono per strada. Tutte esperienze che permettono di leggere ‘l’emergenza’ immigrazione sotto una luce diversa, come  dono di sé e del proprio tempo, come primo passo per una vera integrazione attraverso la costruzione di legami e amicizie.

Hanno voluto sostenere questo progetto anche Media Broker e Onda Energia. Ed ancora il Circolo Velico Ribellino, circolo velico di appartenenza del Team.
Sponsor tecnico Gaastra, che fornirà l’abbigliamento all’equipaggio.
“Abbiamo scelto di sostenere questo progetto – spiega l’amministratore unico di Media Broker, Francesco Sgarlata – perché significa sostenere un sogno. Il sogno di due ragazzi, Elias e Mhuamed, che sono arrivati con una barca in Sicilia alla ricerca di un futuro. La stessa barca, che fino a poco tempo fa era solo un strumento per allontanarsi dalle difficoltà, e che spesso, purtroppo, per tanti di loro è diventato un posto in cui morire, adesso rappresenta un luogo di aggregazione, di svago, diventa un respiro di vita”.
“Ci sono tanti legami tra la nostra società e questo progetto – spiega il direttore generale di Onda Energia, Luigi Martines – prima di tutto il mare, la vela. Da anni puntiamo sulle energie pulite, rinnovabili. E poi la nostra idea di emancipazione energetica che nel nostro caso vuol dire convivere con le fonti di energia disponibili sul territorio, adeguandole alle nostre esigenze. Ma emancipazione, nel caso di questa Traversata, significa riuscire a conoscere meglio, convivendo serenamente e valorizzando chi, come Elias e Muahmed, arriva per disperazione sulle nostre coste e chiede il nostro sostegno”.

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