In questi giorni l’Italia sportiva sta smaltendo la delusione per la precoce eliminazione della Nazionale di Prandelli dai Mondiali di calcio brasiliani. Un’eliminazione maturata al termine della partita con l’Uruguay e frutto di una prestazione mediocre, ma anche di un arbitraggio scandaloso, che riporta alla mente le “prodezze” dell’incredibile arbitro Moreno (quasi omonimo dell’attuale Rodriguez Moreno) in Italia-Corea del Sud dei Mondiali 2002. Ma ciò che forse ha fatto discutere più di tutti è stato il gesto dell’attaccante uruguaiano Suarez, che, nel corso di un’azione di gioco, ha morso il nostro Chiellini, lasciandogli una bella impronta dei suoi denti sulla spalla sinistra.

In molti, anche su internet, si chiedono, quindi, se – a parte la squalifica già decisa dalla FIFA – “El Pistolero” Suarez non meriti una sanzione da parte della legge civile.

In materia si applicheranno le leggi brasiliane (e immagino che non succederà nulla); ma il nostro Chiellini avrebbe potuto essere risarcito se il fatto fosse accaduto in Italia?

Ora, va detto che i fatti che si verificano durante una competizione sportiva (specie in uno sport “di contatto” come il calcio) sono trattati dall’ordinamento giuridico con maggiore tolleranza rispetto agli eventi della vita comune. Infatti comportamenti proibiti nella vita di tutti i giorni (come, per esempio, uno sgambetto) sono, invece, tollerati nella pratica calcistica; e ciò perché sono parte integrante di un’attività che lo Stato vede con favore, in quanto lo sport dovrebbe contribuire alla salute fisica della popolazione. Quindi il fallo, anche grave e meritevole di un cartellino giallo o rosso, non è sinonimo di violazione della legge, e i danni che ne derivano normalmente non sono risarcibili.

Se, però, il giocatore compie il fallo, non per ragioni connesse al gioco, ma al solo scopo di danneggiare l’avversario, il danno diventa risarcibile. Non si può permettere, infatti, che il campo di calcio sia il luogo per attuare impunemente “regolamenti di conti” tra le persone.

Allo stesso modo, il comportamento del calciatore verso il suo avversario dà luogo a responsabilità civile quando il suo modo di agire implichi l’uso di “un grado di violenza o di irruenza incompatibile con lo sport praticato” (così la Cassazione civile nella sentenza n. 12012 del 2002). E questo ci sembra proprio il caso di Suarez. Infatti Chiellini – nel partecipare a una partita di calcio tra professionisti – poteva aspettarsi di essere sgambettato, “falciato”, spinto, di subire dei calci…ecc… ma non certo di essere morsicato da un avversario, dato che ciò non rientra nel grado di violenza tipico del calcio. Quanto alla pericolosità del comportamento del “Pistolero”, questa non può certo essere sottovalutata; se non altro considerato il rischio che da un morso derivi una ferita sanguinante, che possa essere una “finestra” per il contagio dell’Aids o dell’epatite B.

Noi tutti, però, crediamo e speriamo che il danno al nostro calciatore si limiti a una transitoria impronta dei denti di Suarez sulla sua spalla. E allora, niente danno, niente risarcimento (lasciando in disparte le eventuali sanzioni penali).

In conclusione, una raccomandazione per chi ci legge. Le partite di calcio professionistico sono cosa ben diversa dalle gare tra dilettanti o dalle partitelle tra minorenni, lì – considerato il contesto ambientale e il tipo di partecipanti – occorre essere un po’ più attenti a non far male a nessuno. Quindi, quando andate a vedere i vostri figli giocare nel campetto sotto casa, fermate il loro agonismo in eccesso. In fondo, non c’è mica in palio la Coppa del Mondo…

A proposito dell'autore

Avvocato in Catania

Giuseppe Auletta, è nato a Catania il 25 maggio 1983. Dopo studi classici presso il Liceo “M. Cutelli”, nel 2006 consegue la laurea triennale in Scienze Giuridiche presso l’Università di Catania, con voti 110/110 e la lode. Nel 2008, sempre a Catania, consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza con voti 110/110 e la lode. Nel 2013 diviene Dottore di Ricerca presso l’Ateneo catanese all’interno del corso di Dottorato in “Scienza, Tecnologia & Diritto”. Avvocato dal 2011, è iscritto all’Ordine forense di Catania ed esercita la professione con particolare attenzione alle tematiche del diritto civile e del diritto del lavoro. Dal 2013 è componente del Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto “Servizio Cristiano” di Riesi (CL). Sposato con Angela Castiglione.

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