Continua a riscuotere un grande successo di critica e di pubblico la mostra, “ANATOMIES, the body in the book/the book in the body” esposizione curata dalla professoressa Anna Guillot. Docente all’Accademia di Belle Arti di Catania, si è sempre interessata alle espressioni dell’arte contemporanea, attratta fin dall’infanzia dal fascinoso mondo dei libri. Al “Libro d’Artista”, e al linguaggio grammaticale pertinente, che la vede impegnata anche come artista. pone la sua attenzione negli anni, coniugandolo all’impegno didattico. L’evento in corso a Palazzo Manganelli ospita la collezione “KoobookArchive” fondata dalla stessa autrice. In occasione della mostra abbiamo incontrato Anna Guillot la quale ha illustrato i tratti peculiari della sua ricerca artistica e dei lavori esposti.

Intervista ad Anna Guillot a cura di Pina Mazzaglia
Che differenza c’è tra un libro illustrato e un Libro d’Artista?

Quando si parla di libro, più che mai in ambito artistico, ci si imbatte in svariate tipologie, poiché la ricerca del nuovo, anche in considerazione delle tecnologie digitali, è sempre in atto. Una accezione non tradizionale del libro, se ci si muove nel campo delle arti visive, rimanda al “libro d’artista”, ovvero a un’opera d’arte “in forma di libro”. Il libro d’artista dunque non è altro che un’opera, come un quadro o una scultura, unica particolarità risiede nel fatto che quasi sempre ne esiste una tiratura spesso numerata e firmata, ma non necessariamente. Tale tipologia ha ovviamente una storia propria della quale un punto fermo è posto dal Futurismo, movimento nazionale che – come si sa – ha avviato nei primi decenni del secolo scorso un importante ed energico cambiamento delle arti. Si fa risalire a Fortunato Depero la creazione di uno dei primi libri d’artista del ‘900, il Libro cosiddetto “imbullonato”, opera che sovverte la tradizione libraria essendo espressione dello scardinamento di regole grafiche e tipografiche, incluse quelle della legatura che nel libro di Depero è affidata a bulloni metallici con relativi dadi e copiglie. Prima del Futurismo il libro, la tipologia più ricercata e artistica del libro, spesso dava spazio alla illustrazione col chiaro fine di supportare la lettura del testo – la lettura era tale in senso stretto. Dal punto di vista storico, uno dei momenti più conosciuti è quello della Golden Age of Illustration inglese della seconda metà dell’800, interessato prevalentemente al libro per l’infanzia; Kate Greenaway e Randolph Caldecott sono stati due tra gli illustratori più significativi.

Come nasce questo progetto curatoriale?

Nasce dalla personale attitudine a orientare la personale speculazione mentale e il senso dell’arte verso problematiche e temi contemporanei, che possano essere attrattivi e densi di significato anche per chi si accosta ad un genere artistico di nicchia quale è quello del libro d’artista. E al contempo, nasce, dal poter disporre di una raccolta di cui a Catania alcuni anni fa, il KoobookArchive, è in possesso. Io stessa sono impegnata come artista nella realizzazione di questo tipo di libri.

Nella mostra “Anatomies, the body in the book/the book in the body”, il corpo diventa “perno” intorno al quale dipanare un dentro e un fuori del libro. La vita e la morte…

Sì, e in modo stringato rimando a quanto ho scritto: «Il pensiero guida di Stéphane Mallarmé – anche attraverso le parole del poeta Antonio Curcetti «[…] il corpo del libro attira in senso quasi ontologico; eletto a vagina spirituale, la sua fragilità pre-verbale invita ad entrare. Questo fa capire cosa si possa fare con un libro, quanti rapporti non solo fisici si possano avere con esso» – è chiamato a connotare l’idea di un progetto sul libro d’artista denominato “ANATOMIES, the body in the book/the book in the body”, dove il senso è reversibile rispetto ai concetti di “contenuto” e di “contenitore”, ovvero rispetto all’idea di libro inteso nella sua essenza metaforica e al contempo come reale e oggettivo luogo-contenitore di immagini tematiche, sempre allegoriche, poste negli spazi seriali delle pagine.»
Per la mostra “Anatomies, the body in the book/the book in the body”, artisti come Artur Barrio, Berlinde de Bruyckere, Thierry De Cordier, Damien Hirst, Zygmunt Piotrowski, Urs Lüthi, Hilde Escher Margani, Annakarin Quinto, Dorothée Wycart ed altri, hanno fornito visioni variegate e diversificate, a volte forti e inquietanti altre analitiche e molto toccanti del corpo e del libro intesi come organo e come organismo.
Negli ultimi anni il Libro d’Artista ha una sua presenza stabile nelle fiere d’Arte. Si può parlare di collezionismo?

Certo, e sempre più spesso si ha modo di sapere e vedere quanto questo collezionismo raccoglie. Sul piano nazionale, solo per fare un paio di nomi autorevoli, sono da citare Giorgio Maffei, esperto e libraio a Torino – e Primo De Donno, collezionista umbro; ma c’è anche il giornalista Gianpiero Mughini e tutto un ambito interessantissimo di artisti che produce e raccoglie libri e multipli d’artista, uno di loro è Maurizio Nannucci.

Quando inizia la Sua passione per il Libro d’Arte?

Del libro in genere, nell’infanzia. I miei erano bibliofili e ho sempre vissuto tra i libri. Il mio interesse per il libro d’artista – sottolineo che il libro d’arte ha per oggetto l’arte ma non è un libro d’artista – coincide con i miei studi, con la personale pratica dell’arte e della didattica presso l’Accademia di Belle Arti, a Catania. Indubbiamente hanno inciso anche gli incontri e in alcuni casi le collaborazioni con nomi come Bruno Munari, Eugenio Miccini, Carlo Belloli, Luciano Caruso, ed altri tra i maggiori artisti italiani attivi nella ricerca sulla tipologia in oggetto.

Andy Warhol soleva dire a proposito di libri ” non leggo, guardo solo le figure”. Un Libro d’Artista con quale criterio deve essere fruito?

Esattamente con il criterio usato per fruire un’opera d’arte, quello di una “lettura” percettivamente diversa e forse ben più ricca di quanto accade in un’accezione “alla lettera” del termine.

Pina Mazzaglia

Anna Guillot e Annakarin Quinto, un momento della presentazione al pubblico

 

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