di Anna Rita Fontana

Un accattivante “Percorso stilistico-pittorico di Maria Spoto dagli anni ’60 ad oggi” nelle opere della pittrice catanese esposte nella mostra allestita a Palazzo della Cultura di via Vittorio Emanuele, visitabile fino al 15 luglio. Numerosi gli intervenuti all’inaugurazione, tra i quali Corrado Sortino (marito dell’artista) presidente del Kiwanis Catania Centro, accanto ad altri componenti del club service quali Alfio Privitera, Pippo Geremia e l’ex presidente Rosaria Leonardi.

Formatasi all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti, dove ha conseguito specializzazioni e titoli accademici, la Spoto ha preso parte a Rassegne d’Arte nazionali che l’hanno insignita di numerosi attestati ( come quello di nomina di Accademico Internazionale delle Avanguardie Artistiche, Palermo 2012) premi e riconoscimenti ( Premio dei Normanni, settembre 2012, Monreale; Premio Guglielmo II, marzo 2015 Monreale; Premio Internazionale d’Arte, maggio 2011 Tokyo; Premio “Le Marais” presso la Galerie Thuillier).dipinto su Cristo completo

A partire dall’ambito figurativo degli anni ’60, da cui si evince una pacata immersione nei colori bianco e blu, come in Giovanna a 16 anni (1962, olio su tela) nel dolce adagiarsi della sorella gemella sul lato destro, l’artista approda alle figure stilizzate del Volto di Cristo ( 1967, olio su tela) e del Cristo ( 1967, olio su masonite), dove il viso e il soggetto corporeo prendono forma su una campitura di venature policrome, nel variegato accostarsi dei colori delimitati da una linea scura, che delinea l’espressione del dolore. Un’assoluta originalità, dunque, suffragata dall’amore per l’estro coloristico e da un’ispirazione personale nell’impronta che l’artista conferisce al suo modo di intendere la figura e nel suo aspirare man mano a uno spazio virtuale segnato innanzitutto da due linee che si incrociano in orizzontale e in verticale, nel dare bidimensionalità alla tela.

Ad arricchire quest’ultima lo spessore profondo di una sfera quasi onnipresente, dal grigio scuro al grigio madreperla per esprimere la terza dimensione: una sfera che, nella fattispecie di terra, mondo, o luna ( tanto cara alla pittrice), proietta il fruitore al di là del tangibile, in una percezione metafisica che si riallaccia al grande De Chirico. Questa ricerca prende corpo in Senza una meta ( 1997, smalti e olio su tela) della serie “manichini”, dove un lungo mantello rosso avvolge l’indecifrabile soggetto-manichino che sorregge con fermezza il mitico globo, sospingendolo verso una dimensione altra. Lo studio avanguardistico si evince anche dalla fase informale di Catarsi ( 1976, smalti e olio su tela) dove uno stile geometrico modulare, tra rosso e nero, attornia una mano anziana ossuta, quasi protesa verso l’alto, resa deforme dal tempo.dipinto senza una meta

Ancora l’eleganza di una luna surreale che irradia la sua luce avvolgente e vigila sul paesaggio circostante si coglie  nel composto dinamismo figurativo di Massimo e Max ( 2013, smalti e olio su tela) che ritrae il nipote dell’artista accanto al cane; o in Etna patrimonio dell’umanità, dove una foglia ingiallita di ibiscus si protende in primo piano verso il vulcano, rischiarata dalla luce;dipinto massimo e max

o  nella intrigante serie di “Stalattiti e stalagmiti; omaggio alle grandi città” ( da suggestioni di una visita alle grotte di Castellana)sempre su smalti e olio su tela, tra le varie cattedrali italiane e monumenti stilizzati di Catania, Milano, Firenze, Roma, Parigi e Cremlino, su fondali dai colori intensi o atmosfere nebulose, che accolgono il particolare architettonico accanto ad opere immortali come il Mosè di Michelangelo. Una visione composita e interiore del paesaggio urbano, nonchè dell’essere  e dell’apparire, che svela un’artista sensibile in una dimensione di ricerca perenne, senza precludere limiti all’infinito.
Anna Rita Fontana

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