Pina Mazzaglia

CATANIA – A Palazzo della Cultura di Catania, una importante mostra documenta la grande forza comunicativa e l’energia creativa corale, che si è sviluppata negli anni ‘60 a Roma, intorno a un gruppo di artisti che trasformano in modo definitivo l’arte italiana della seconda metà del ‘900, dando vita alla Scuola di Piazza del Popolo. Curata da Gianluca Marziani e Giuseppe Stagnitta con la consulenza scientifica della storica galleria romana Studio Soligo e promossa dall’Assessorato ai Saperi Bellezza Condivisa e Turismo del Comune di Catania, la mostra resterà aperta fino al 20 marzo 2016. Nel periodo 1960 – 1963 cominciano a riunirsi presso il bar Rosati, uno dei locali più frequentati in Piazza del Popolo a Roma, alcuni giovani pittori fra cui Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Cesare Tacchi, Mimmo Rotella e Giosetta Fioroni. Ognuno di loro seguiva un personale cammino intellettuale e figurativo. La maggior parte di questi artisti gravitava intorno alla galleria La Tartaruga di Plinio de Martiis che dal ’63 si era trasferita proprio a Piazza del Popolo. In quegli stessi anni Piazza del Popolo era un punto di ritrovo anche per il gruppo dei poeti Novissimi, che spesso si intersecavano con gli artisti romani presentando i nuovi pittori con le loro poesie e viceversa. Era quindi un clima in ebollizione dove confluiva teatro, performance, cinema, fotografia, letteratura e poesia, in favore di un plurilinguismo innovatore e di una contaminazione fra discipline diverse. Nuove tecniche, nuovi materiali, nuovi soggetti: nell’arco di un decennio il modo di fare pittura cambia sostanzialmente e non sarà più possibile tornare indietro. Semplicità, materiali poveri, concettualità spinta, ma anche un intenso sentimento e un’energia votati esclusivamente all’arte. Gli oggetti presi in prestito dalla strada, dai cartelloni pubblicitari, dai mezzi di comunicazione di massa, dalla politica, dalla moda, dalla civiltà dei consumi, entrano nelle tele di Schifano, Angeli, Tacchi, Lombardo, Mambor, Festa. Si può dire che il tratto distintivo della pittura di questi artisti sia proprio la scelta di rappresentare motivi presi dall’immaginario comune, e la creazione di un nuovo codice espressivo che non ha nulla a che fare con la semplice rappresentazione del reale a fini estetici o banalmente provocatori. Su questa grande base di arte e cultura i curatori hanno creato l’evento che ripercorre quel clima e i percorsi artistici dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo, partendo dai primi anni ’60,  con le opere monocromatiche, ancora legate ad una tradizione informale, proseguendo lungo il percorso degli anni sessanta con lo sviluppo  e la maturazione della Pop Art italiana,  fino poi ad arrivare agli anni ‘70 ed ‘80 quando le strade di questi artisti si divisero, ma proseguirono parallelamente in ricerche artistiche affini. La mostra è divisa per decadi: anni 60 – dal monocromo al super colore; anni 70 – alternative manieriste e concettuali; anni 80 – maturità neo espressionista e nuove ricerche artistiche; anni 90 – fino ad oggi – eredità della Pop. Le opere uniche in mostra sono 126 degli artisti: Mario Schifano – Tano Festa – Franco Angeli – Renato Mambor – Sergio Lombardo – Cesare Tacchi – Giosetta Fioroni – Pino Pascali –  Francesco lo Savio – Jannis Kounellis – Mario Ceroli. Il percorso espositivo si avvale di un’installazione video allestita in una delle sale del Museo, un video-documentario a cura di Giuseppe Stagnitta che racconta testimonianze e aneddoti da parte di alcuni degli amici e collaboratori viventi più vicini agli artisti del gruppo della Scuola di Piazza del Popolo. Il documentario si divide in due fasi: la prima comunica idee, sensazioni e suggestioni del periodo attraverso il linguaggio non verbale degli intervistati e le testimonianze di alcuni degli artisti (come Schifano, Festa e Angeli) ai suoni registrati negli anni ’60 a Piazza del Popolo, arricchite dalle musiche dei Rolling Stones (amici del Gruppo), momenti importanti che descrivono le lotte sindacali e la guerra del Vietnam. Nella seconda fase le inquadrature si allargano e rivelano i racconti degli intervistati. Il documentario integrale sarà presentato domenica 13 marzo 2016 all’interno delle sale espositive del Museo.

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