Mostre, i colori dell’anima: energia e movimento nelle tele di Silvana Bonaccorso

Silvana Bonaccorso

Silvana Bonaccorso

Paesaggio e solo paesaggio. Ma il senso questa volta non è quello di restituire alla natura la sua instabile temporalità, bensì l’assoluto bisogno di risolvere in “se stessi” il cuore stesso del reale. È quanto emerge dalla personale di pittura di Silvana Bonaccorso, presentata da Giuseppe Raniolo, in mostra dal 27 giugno all’11 luglio, presso la Biblioteca Provinciale di via Prefettura, 22 a Catania. Il percorso è composto da dieci tele realizzate negli ultimi 4 anni che per l’autrice rappresentano un momento in cui vedere pensiero e potenzialità, come entità insite e già presenti nella natura umana. La mente è funzione, energia in movimento, è un ascensore a diversi livelli di consapevolezza di esperienze passate, di progetti futuri, individuali, collettivi. La vita nell’istante contiene ogni possibile accadimento, il tempo e la contingenza dell’accadere, il riassunto, il pensiero che appare: bellezza, gioia si rivelano soltanto nell’adesso. Abbiamo incontrato l’autrice durante il Vernissage.

 

Cosa vuole che emerga in primo luogo dalle sue opere?

L’emozione del momento. Chi osserva si collega al bello, aspirazione di ogni essere vivente. L’arte ci offre l’opportunità di osservare e comprendere qualcosa della nostra anima“.

Qual è la sua indole di artista?

Attraverso l’arte, e nello specifico il tempo che impiego nella creazione ho la possibilità di collegarmi alla mia vera natura, attingere alla profondità della mia vita e percepire l’unità in ogni cosa. Il mio percorso è legato all’architettura, al Feng Shui, alla medicina naturale, all’arte: la mia vita insomma aspira al “momento”, a sperimentare l’ impermanenza. Con il cambiare della mia vita, cambiano le mie opere, questa è parte della produzione degli ultimi quattro anni, completamente diversa dalla precedente. E’ legata appunto, al movimento e al cambiamento“.

Cosa vorrebbe che il pubblico percepisse dalle sue creazioni?

Null’altro che la propria emozione, il bello come momento legato alla comprensione di qualcosa di se stessi“.

Durante il vernissage, lei ha invitato il pubblico ad intervenire in sinergia con quello che è il suo messaggio artistico. Come ha sviluppato questo momento?

Erano presenti molte più persone del previsto, questo ha contribuito a scompaginare ogni presunto modo di condurre la serata. Se è vero che abbiamo infinite possibilità di scelta in ogni istante di vita, queste a loro volta si mi moltiplicano attraverso l’interazione di ogni uno. E’ stata sfruttata ancora una volta l’emozione del momento, con grande partecipazione dei presenti”.

L’arte coinvolge i sensi. Nel suo messaggio si parla anche di naturopatia. Ci vuole descrivere il legame tra arte e naturopatia?

L’arte coinvolge la mia vita, sicuramente i sensi ed è il risultato del mio percorso formativo. La naturopatia è una componente. Si integra perfettamente ed è visibile nelle mie opere attraverso l’emergere continuo del ciclo generativo dei cinque Elementi. Acqua, Legno, Fuoco, Terra, Metallo, ed ancora Acqua…

Come definisce il suo genere pittorico?

“Provengo da una formazione classica. Non riesco e non voglio dare una definizione, l’arte è il mondo dell’assoluta libertà, ed ancora una volta l’impermanenza è alla base di ogni mio processo creativo”.

Insomma, al cospetto delle sue opere, là, dove esse si costituiscono come evento dell’artisticità, non possiamo che accettare di “ritrovarci” davanti a quello che vale come forma oggettiva, ma che rende sempre possibile ogni nostra esperienza personale e di alterità, di riconoscere della nostra stessa vita l’essere diversi, ma uguali gli uni e gli altri, la comprensione per esperienza diretta di ogni fenomeno fisico e mentale, come strumento di libertà, di forza primordiale della physis.

Pina Mazzaglia

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