Pina Mazzaglia

CATANIA – Inizia con lo sfilare da dosso la “pelle” decorativa, a far scivolare via il sudario, a mostrare un nudo angoloso percorso da spasmi elettrici, poi, si accampa come Narciso al Suo oggetto d’amore e di mortificazione e annulla le frontiere tra il senso e i sensi. Riconosce la carne: l’anima diviene protagonista e l’artista, nuovo “Cristo”, espia le colpe di una società ottusa. Zugzwang, colta come metafora è la “mossa” scacchistica alla perenne possibilità di movimento che la vita ci offre come privilegio ma che ci fa pagare mettendoci inevitabilmente in “scacco”. Agatino Raciti ne fa simbolo per una nuova “danza” libera, che vede nel corpo il veicolo spontaneo di ogni emozione e di ogni sua potenzialità. Braccia si dimenano, si increspano nel vuoto dello spazio, descrivono geometrie strutturali, il corpo diventa linea cui dipingere nuove espressioni: audace distorce la postura, inverte il senso della linea longitudinale, flagella la pelle, incendia le pupille, elettrifica ogni azione e il corpo si fa croce, morte e rinascita. L’invito apre alla “mensa”, sinonimo di martirio e l’artista stesso assume su di sé il dolore che la vita troppo acuta reca. Se pur con declinazioni simili a molta arte del XX secolo che espone ed enfatizza il corpo, Raciti diversifica, per un proprio, inquietante uso quasi masochista, e agisce sul corpo per lasciarne esplodere vulnerabilità e paura. L’opera dell’artista catanese, nell’ossessione corporale ed erotica, intreccia pulsioni di vita e di morte: il dato erotico che traspare, non condensa soltanto il clima di un’epoca che mira a far esplodere l’Io in un presenzialismo edonistico morboso, ma resta a segnalare una temperatura che sale ogni qualvolta l’individuo si senta minacciato nella sua integrità spirituale. L’elemento erotizzante che traspare non è la vera essenza delle sue opere: è la trasposizione di un senso vitale profondamente innato. Lontano dai repressi moralismi borghesi così come da una mera volontà di trasgressione, da un erotismo distante dalla goliardia, dal divertimento, emerge un desiderio ristretto come dentro a un “bozzolo”, un piacere da non condividere e spesso rivolto solo a se stesso.

Le sue figure vivono un’originale tensione positiva verso la liberazione del corpo e delle emozioni esterne. Ce ne vuole parlare?

Ho sempre prediletto la figura umana in tutte le sue espressioni fisiche e mentali, una sorta di pratica psicomotoria che mette in gioco l’espressività della figura attraverso il piacere del movimento. Sin da quando ho iniziato a disegnare nei banchi di scuola la figura umana era come un ossessione dovevo per forza considerarla punto di partenza per ogni cosa. Una liberazione emotiva, un segreto rifugio di pensieri peccaminosi, un approccio mentale libertino verso composizioni del tutto spontanee.

Lo stato di origine LSD Nero è una “pantomima” che vede nei suoi bisogni il vivere quotidiano come contenitore, dove tutti entriamo inevitabilmente? Qual è la forza “oscura” che governa il corpo?

Nessuna forza oscura, nessun male, nessun dio malvagio, nessun presagio. La mia attenzione si focalizza sul momento immediatamente successivo alle parole di Gesù “uno di voi mi tradirà”. “Agatino Raciti cattura le diverse reazioni, nel momento in cui ciascuno gesticola e urla, e gli apostoli si chiedono increduli il significato delle sue parole. Regna una situazione caotica, caratterizzata da rabbia, sconcerto, paura,

mentre le espressioni facciali e le posture dei corpi degli Apostoli esprimono un senso di stupore, dando vita ad un momento drammatico di intensità sessuale ed emotiva.” (Cit. Klaus Albrecht Schröder – Direttore del museo Albertina).

LSD rossa è l’ossessione corporale ed erotica che intreccia pulsioni di vita e di morte. È forse il ciclo di Eros e Thanatos sollevato da Freud?

È un punto di vista interessante, che certamente coglie l’incombente presenza di entrambi gli elementi citati, declinati tuttavia in modo differente dalla tradizionale interpretazione della psicanalisi. La forza della passione prevale sulla capacità umana di autocontrollo, ha per me un’energia autonoma che prescinde dall’incombere della morte, che sebbene imminente risulta comunque destinata a costituire un passaggio catartico al quale tutti i personaggi parteciperanno solo in modo mediato, attraverso il sacrificio finale di colui che incarna la duplice natura divina e umana.

LSD bianca è come catarsi. È un getto dell’anima che tende a superare lo stesso IO pensante e razionale. Lo intende come un gesto di purezza che tende all’assoluto, alla perfezione?

Il senso di assoluto è comune a tutto il ciclo LSD, culminando indubbiamente nell’esplosione accecante del bianco! Ritengo invece che non sia configurabile una perfezione ideale e che la luminosità dominante ne possa creare soltanto l’apparenza, dissolvendo le tracce di imperfezioni e levigando sotto un velo uniforme la pulsante carnalità presente nel Nero e nel Rosso.

Cosa vuole che emerga in primo luogo dalle sue opere?

Quando dipingo lascio prevalere un’ispirazione istintiva, non credo che esista un solo significato in ogni mio dipinto, la tecnica che utilizzo si basa sul l’immediatezza creativa ed io stesso mi trovo a scoprire o mettere a fuoco le mie stesse emozioni solo riguardando l’opera già finita. Ritengo fondamentale che anche lo spettatore venga colpito principalmente dall’impatto emotivo dell’immagine, attribuendo solo successivamente un significato a ciò che vede, ed interpretando il quadro alla luce di un’indagine sui suoi stessi sentimenti.

La personale di Agatino Raciti “Zugzwang” è visitabile a Palazzo della Cultura Via Vittorio Emanuele 121, Catania, fino al 20 settembre 2015;

orari: lunedì/sabato 9:00/13:00 15:30/19:00;

domenica e festivi 9:00/13:00.

Ingresso gratuito.

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