Pina Mazzaglia

 

    Modica (RG) – Combinare il reale e l’ideale senza sacrificare nulla della verità. E’ questo uno dei principi cardini cui fanno riferimento molti artisti che perseguono la verità e la bellezza attraverso la propria ricerca. La mostra “Donne”, di Giuseppe Leone, ospitata dal 4 dicembre al 14 gennaio 2017 nella Galleria Lo Magno di Modica espone una selezione di foto realizzate in quasi 50 anni di attività, foto, che enfatizzano il corpo femminile colto nella sua poetica più sublime.

“Intorno agli anni ’60 nascono le prime fotografie – spiega l’autore – e da allora fino ad oggi la mia ricerca non si è fermata. Dalla vestizione della sposa, agli scatti rubati, dalle immagini costruite seguendo l’incedere della mia fantasia, dalle lucciole, adescatrice o gioconde, alle dormienti, colte nei silenzi delle stanze mentre dormono o alla donna semplice colta in una voluttuosa danza”.

“Scatto dopo scatto – racconta Leone – ho cercato di raccontare la donna, lontano dai cliché: il mio interesse non è mai stato legato alla rappresentazione degli amori, delle ambiguità, delle contraddizioni umorali e passionali, espressioni fuorvianti tipiche del raccontare la donna nell’attuale contesto dei cambiamenti sociali. Il mio è uno sguardo carezzevole, che ricerca la bellezza femminile nel suo vivere quotidiano; nell’incedere travolgente e nel vortice sottile dell’erotismo, ne ho colto la sensuale gestualità, le movenze che sprigionano la delicata passionalità”.

   Il corpo femminile, ricerca che parte già cinquant’anni fa, gli assicura un grande consenso. I tableau selezionati per questo evento espositivo vivono in “stanze” spaziose, dense di un’atmosfera carica, onirica, enfatizzata da una luce drammatica che ne fa risplendere i corpi sapientemente costruiti nella loro struttura più autentica, più umana. La macchina fotografica esplora da molto vicino, con l’occhio intimo di un amante, i contorni del corpo che diviene paesaggio umano, in cui i tratti anatomici – nel contrasto creato dal bianco e nero – tra luci e ombre, suggeriscono altre coincidenze: gambe, ginocchia, glutei, braccia si stendono e si sollevano quasi a indicarne orizzonti smisurati.

In questo contesto la carne assume un dettaglio secondario: le membra fluttuano liberamente e si ricompongono in nuove e infinite relazioni con esiti nuovi, di leggerezza e soavità ammantate. Altri nudi, seducenti e distesi, avvolti in una calda disponibilità, quasi senza difesa, ci sembrano soggiogate da sguardi ammalianti dove si coglie un‘atmosfera venata di romanticismo, mai volgare, e dove la connotazione erotica si scontorna per fare largo a frammenti plastici contemplativi che avvolgono il soggetto di un’aura lirica, mistica, come può essere il sentimento. Il corpo, figlio di quell’espressione neoplatonica, specchio della perfezione, trova l’armonia nella corporeità femminilità che si fa interprete di un ordine superiore.

    Sono voci autentiche e non prodotto del desiderio massificato, tableau di una certa intensità, ma solo estetica, realtà che si fa rarefatta in sapienti distorsioni iconografiche dove l’occhio e la sensibilità del fotografo fanno la differenza.

Hanno begli occhi, bei tagli di capelli, belle gambe, si stendono, ti sorridono quasi si offrono: l’interpretazione dei complessi significati di queste immagini può certamente essere soggettiva, ma esse continuano a eluderci e come in una visione onirica ci lasciano perplessi e soggiogati, e danno forma a un linguaggio sensuale basato sulla potenza figurativa di determinate suggestioni.

 


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