Pina Mazzaglia

SAN GREGORIO – Proprio quando il digitale prende il sopravvento portandoci ad un’osservazione fugace e distratta di ciò che ci sta intorno, tornare a disegnare davanti a un paesaggio immerso nel verde, diventa un modo per resistere all’annullamento della creatività e della riflessione che la velocità, con cui percepiamo il mondo circostante, ci ordina. Al Casale Borghese di San Gregorio di Catania è possibile ammirare per tutto il mese di dicembre, la particolare ricerca artistica di Franco Maiorano con dodici opere esposte sotto il titolo “Regola ed eccezione”, realizzate per la maggior parte nel 2015, ad eccezione di “Linosa” del 2012: una rielaborazione pittorica d’immagini catturate su un carnet di appunti e con la fotografia, luoghi vissuti e quotidiani, dove la “memoria” diventa cardine di filosofia e narrazione. Il mio è un racconto della Sicilia, fatto da siciliano, che la abita e la vive – racconta l’autore -, ho sempre amato i colori e i volumi che questa terra offre, e, ho cercato di mettere in luce lo spirito e le emozioni in uno studio di relazioni, fra spazio, luce e volume. È così che immagina le colonne portanti che sostengono l’isola dei miti! Il percorso pittorico dà l’ampia opportunità di trovare diversi linguaggi espressi con una costante visione accorata nelle varie contestualizzazioni messe in scene. Ma cosa si ottiene provando ad unire due diversi linguaggi artistici? Ovvero, pittura e architettura? Le esperienze fatte durante il periodo didattico in Architettura sono state di grande interesse formativo, attraverso la conoscenza e la pratica, sostenuta dalla passione personale per l’architettura e l’arte, evoluta precedentemente durante gli anni del Liceo Artistico con il conseguimento della qualifica di Maestro d’arte e la partecipazione gratificante di alcune esposizioni e concorsi di pittura vinti. L’esercizio dello schizzo sul taccuino fa il resto. Quasi tutti gli artisti e i progettisti prendono “appunti”, prima di lavorare sull’opera vera e propria. Naturalmente si tratta di appunti visivi, dunque schizzi e disegni preparatori. E molti di loro lo fanno e l’hanno fatto sui loro quaderni lasciandoci in eredità dei taccuini preziosi e significativi, spesso delle chiavi di lettura per decifrare la complessità della loro opera. Maiorano lo fa nei suoi “appunti di viaggio” fornendosi di memoria che poi elabora in studio. Non si tratta di scrapbook né di libri d’artista, ma raccolte di annotazioni grafiche intime e rapide, senza deliberate pretese artistiche ma intrise di senso e fascino. Il carnet de voyage dell’artista architetto, schizzi, acquerelli, disegni dei luoghi visitati, riprendono la tradizione accademica dell’esercizio grafico piuttosto che l’atteggiamento romantico di osservazione della realtà, sublime o pittoresca che sia di memoria ottocentesca: perché disegnare un paesaggio o una figura umana non è come fotografarli: se le disegni le forme ti entrano dentro attraverso la mano, se le fotogrFOTO BALLARO'afi restano sulla retina, non diventano davvero tue… Ogni suo quadro, ogni rappresentazione di spazi vuoti, silenziosi o abitati, è accompagnato da uno studio preliminare: vuoi che sia legato al desiderio di recuperare delle pratiche “lente” che richiedono concentrazione, come il disegno a mano libera, vuoi che sia per trasportare sulla tela le melodie della sua amata terra, vuoi che colga spazi vissuti come nella bella Vucciria di Palermo: una progressione prospettica che riprende un pathos ancora da scoprire. Acrilico, pastelli, grafite, sabbia vulcanica, i pretesti per elaborare le sue esperienze visive: e la sensazione diventa maestra di deformazioni, agente che libera l’emozione: e cerchi di sentirle con l’artista, con la sua stessa disposizione, nella consapevolezza rievocante la metafora e la sacralità della nostra Sicilia.

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