Pina Mazzaglia

CATANIA – Gli spazi della storica Galleria “La Vite” di Catania ospitano fino al 18 marzo una rassegna di opere di Sergio Vacchi e Fabrizio Clerici, due tra i più importanti pittori italiani del XX secolo. Il fil rouge dell’esposizione è “l’Onirico “, tematica che mette in parallelo i due autori nella duplice visione che ha per titolo “Il silenzio dell’Anima” per Fabrizio Clerici e “I Loculi della Palude” per Sergio Vacchi.

Il legame tra l’uomo e il territorio circostante si fonda su un intimo gioco di rimandi, in cui l’essere umano e il paesaggio si specchiano vicendevolmente. Ogni individuo diventa ciò che è in base all’ambiente in cui è vissuto. Al tempo stesso l’individuo modifica l’ambiente. Questi i contenuti basilari colti nell’esposizione in corso alla Galleria La Vite: sottolineano i valori morali e aggreganti che plasmano continuamente il mondo e il modo che abbiamo nel rapportarci con esso.

Il surrealismo messo a confronto in questa mostra è ancora solidale con il realismo che contesta, ma ne raddoppia il senso con la sua irruzione nell’immaginario. E la serie di ritratti, realizzata alla fine degli anni ‘70, e riproposta in un corpus di 45 opere, tutte rigorosamente realizzate con tecnica olio su cartone, ci restituiscono un ciclo di esistenze, o come dice Testori nel testo in catalogo, dove: “…L’azione di appropriarsi dello statuto psichico-fisico dei prescelti , Vacchi l’aveva compiuta già da tempo […]; da far credere che qualcosa di sadicamente, ma altresì di sacralmente liturgico, muovesse la nascosta e taciuta necessità del suo ciclo ritraente”.

Nei due autori, l’Onirico rappresenta una fase ben più avanzata, nella misura in cui anche questa contraddizione del reale e dell’immaginario vi è cancellata. La realtà non è più quella del sogno o del fantasma, o di un al di là, è quella dell’allucinante somiglianza del reale a se stesso. Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima; fino a giungere alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse, fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà: una reale verità che solo abita nella coscienza di chi l’ha generata e quindi prodotta.IMG-20170217-WA0020

Per Clerici esiste una vasta bibliografia, un artista che non ha bisogno di presentazioni: di lui hanno scritto i maggiori intellettuali del XX secolo. La definizione dai più condivisa per Clerici è a firma di Leonardo Sciascia che lo chiamerà archeologo dei sogni. Dell’artista viene esposta alla mostra catanese una delle sue opere più conosciute “Un Istante Dopo”, tela concepita al tempo della guerra fredda e che immagina il mondo subito dopo lo scoppio di una grande e distruttiva bomba nucleare. Esposta anche la straordinaria veduta di “Venezia senz’acqua”, opera emblematica a emblema “dell’inutilità degli sforzi umani”. In mostra “l’Isola dei morti di Böcklin”, tema su cui Clerici ha eseguito numerose variazioni.

 

Scrivi