CATANIA – Che la Sicilia può vivere “solo” di turismo, è cosa risaputa. Ma quale turismo? Dove? Forse in un’altra regione: probabilmente in una Sicilia che non conosciamo. Di certo non in quella odierna, “del futuro”, delle mille iniziative ecosostenibili, ma poco sostenibili dal punto di vista umano.

E non è neanche un caso se una città come Catania non valorizzi i propri “gioielli”. Non lo è: questa è incuranza, nonché negligenza. La storia che vi racconteremo non riguarda un evento fittizio, creato ad hoc per mettere in luce problematiche della nostra terra, quanto un episodio realmente avvenuto e dai contorni grotteschi. Dallo scorso anno, il Ministero dei Beni Culturali porta avanti l’iniziativa “#DomenicalMuseo”, che prevede la gratuità di tutti i musei e le aree archeologiche nella prima domenica del mese.

“Ogni prima domenica del mese è una giornata di festa, i musei che aderiscono crescono, spero che aderiranno anche i musei privati, per far diventare davvero questa iniziativa una formidabile occasione di legame fra i musei e il loro territorio”, ha dichiarato felice il ministro Franceschini, nel luglio del 2014, lanciando un appello chiaro e forte: “Aderite”. Ma la città di Catania, probabilmente, in quell’occasione riposava – come sempre -, o aveva altro a cui pensare.

Magari rifletteva sulla possibilità di realizzare una nuova darsena al porto: quella sì che rappresenta una svolta per il turismo! Musei? Macché! I turisti sbarcano al porto, mica nei siti archeologici! E quindi: illuminazione ecosostenibile, banchina ultra efficiente. Un piatto ricco di contorni, ma povero di carne. Già, perché i musei catanesi alla prima domenica del mese di Agosto sono rimasti chiusi.

Immaginate, di conseguenza, l’imbarazzo di un cittadino che, dopo aver pianificato una gita per far visitare all’amico straniero le bellezze della nostra terra, si trova a dover “giustificare” – o almeno tentare di farlo – la chiusura dei musei. Con cosa, poi? E il caldo non può mica essere una scusa. Basti pensare che dei siti che fanno parte dell’iniziativa, solo tre sono rimasti aperti: non fanno eccezione il “centralissimo” Anfiteatro Romano di Piazza Stesicoro e la Casa Museo Giovanni Verga. La spiegazione? “La domenica è sempre chiuso”. Già, e non vi ricorda nulla l’iniziativa ministeriale? No: qui sono in vigore regole rigide, ferree. “Chiuse”.

Da far invidia alla metropoli “orwelliana” in “1984”. E tutto ciò non solo va a danneggiare l’immagine generale di una città “in fiamme” – richiamando gli ultimi episodi di viale Africa -, ma creano una profonda frattura tra il cittadino e quello che dovrebbe essere, nelle migliori ipotesi, un “nido”. Una casa. E che invece non lo è.

Come, del resto, è quasi un peccato “mortale” sprecare le nostre bellezze, che rimangono di conseguenza segregate gelosamente. E a rincarare la dose, un avviso della Provincia: “Museo del Cinema e il Museo dello Sbarco, alle Ciminiere, chiusi il giorno di Ferragosto”. Così, per aggiungere particolari sempre nuovi ad un quadro già di per sé brutto. Ci chiediamo, pertanto, cosa possa passare per le menti degli amministratori catanesi: affannate dal caldo, e magari in vacanza in una spiaggia tropicale. O al “solarium” di Piazza Europa. I musei, insomma, possono aspettare!

Ed è negli occhi di uno straniero che si può leggere quanto ci perdiamo: ci guardano con compassione, mista a pena. Perché non possiamo avere quanto hanno loro? E non basta il mare. Li rende felici, come il nostro cibo: ah quant’è buono! Ma no, non basta a colmare un vuoto enorme: la cultura. Non nascondiamoci dietro falsi miti: come si dice dalle nostre parti, “non ne mangiamo”. E ci meritiamo lo sguardo dei turisti: altezzosi, schizzinosi. Chiusi, come i musei nostrani: come le nostre menti.

Antonio Torrisi

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