di Katya Maugeri

Nell’era dell’improvvisazione musicale, dei programmi televisivi che decidono di anteporre l’immagine alla professionalità e al vero talento, fortunatamente ritroviamo gli artisti a tutto tondo, quelli che la musica la conoscono davvero e l’hanno vissuta fino in fondo. Professionisti che emozionano con vecchi e nuovi brani, o semplicemente con un solo accordo. È il caso di Rosalino Cellamare, Ron, come tutti noi abbiamo imparato a conoscerlo, un professionista a tutto tondo. Il MA di Catania, sabato 14 marzo, ha ospitato emozioni senza tempo. ron2Tra musica e poesie, basti pensare ai suoi stupendi testi “L’uomo delle stelle”, “Non abbiam bisogno di parole”, “Vorrei incontrarti fra cent’anni”, “Anima”. Durante questi anni non ha mai abbandonato il suo stile, la sua eleganza, il fascino di colui che non scende a compromessi con un nuovo “modo” di fare musica, circondato sempre e solo da professionisti quali Lucio Dalla, Francesco De Gregori – curando gli arrangiamenti del loro tour Banana Republic, Goran Kuzminac e Ivan Graziani, Tosca, Pino Daniele, Fiorella Mannoia. Assistendo al soundcheck tra pianoforte, chitarra e voce soave, “noi camminiamo, ci fermiamo senza accorgerci arriviamo al centro esatto della musica”.

Gentile, disponibile,  cortese e sorridente ha risposto alle nostre domande:

Ai tempi d’oro della discografia la RCA era un marchio che tutelava e formava talenti che hanno lasciato un’impronta culturale significativa. Oggi, i Talent, garantiscono la stessa realtà?

«Direi di no, i talent danno la possibilità di diventare famosi subito, perché è la televisione che vince, non è musica!
La televisione ti dà immediatamente la possibilità di essere riconosciuto, però forse riconoscono solo la tua faccia. In questi anni vince la televisione, abbiamo televisionato tutto, la musica è sempre più di sottofondo, vedi Sanremo, deve esserci lo spettacolo, qualcosa che faccia ascolto».

 “Il gigante e la bambina” è uno dei tuoi bellissimi e attuali testi, che parla di una violenza sessuale, al quale venne censurata una strofa. Che ne pensi della censura?

«Mi arrabbiai molto quando mi censurarono la strofa perché altrimenti non potevo andare in televisione, se vedo adesso il mondo com’è, quello che succede tutti i giorni: la violenza sui minori e l’uso improprio dei giornali, della televisione, delle radio che in qualche modo non rispettano il dolore e più se ne parla più succedono».

E oggi, cosa andrebbe censurato?

«La televisione!»

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

Post correlati

Scrivi