“My Body My Rights” donne padrone del proprio corpo

di Agnese Maugeri, Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

Catania- La sera dell’otto marzo il Centro Culturale Zo di Catania si è colorato di giallo come le mimose, fiore simbolo di questa giornata, ma soprattutto come la tinta che da sempre caratterizza Amnesty International.

Proprio nella giornata dedicata alle donne l’organizzazione internazionale in difesa dei diritti umani ha lanciato un nuovo manifesto “My Body My Rights” chiedendo ai governi di tutti gli stati del mondo di porre fine ai tentativi di controllo per criminalizzare le scelte e la sessualità delle donne, abolendo le leggi che vietano l’accesso ai servizi di informazione sulla salute sessuale.

Sono trascorsi 20 anni dall’accordo di Pechino riguardo le uguaglianze di genere, ma ancora oggi nel 2015 troppe donne vengono private dei loro diritti sessuali e delle scelte riproduttive, matrimoni forzati, mutilazioni dei genitali femminili, anche se molti stati li hanno messi fuorilegge restano delle pratiche diffuse, inoltre esistono ancora paesi dove l’aborto è del tutto vietato.

UnknownIl manifesto “My Body My Rights” chiede agli stati di abolire le leggi che criminalizzano l’esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi; di rilasciare tutte le donne e le ragazze imprigionate per aver voluto abortire o aver avuto un aborto spontaneo, così come coloro che le hanno aiutate; di garantire l’accesso ai servizi per la salute sessuale riproduttiva e l’accesso a programmi educativi relativi alla sessualità esenti da pregiudizio e basati su prove oggettive, all’interno e all’esterno della scuola; prevenire e reprimere tutte le forme di violenza di genere, specialmente contro le donne e le ragazze; di assicurare che tutte le persone abbiano parola sulle leggi e sulle politiche che riguardano il loro corpo e la loro vita e accesso a rimedi giudiziari efficaci e affrontabili dal punto di vista economico, qualora i loro diritti sessuali e riproduttivi siano stati violati.

La serata, organizzata dal “gruppo 72” di Catania si è incentrata su questa fondamentale campagna. L’evento presentato dalla giornalista Elisa Guccione, è stato strutturato in due parti, durante la prima le associazioni presenti tramite le loro portavoci hanno potuto esporre le iniziative in tutela delle donne.

Antonella Petrosino coordinatrice del gruppo 72 di Amnesty International di Catania ha presentato “My Body My Rights” “un’importante manifesto che vuol tutelare le donne non solo dalla violenza ma anche nel dirittoVMM_WEBSJ6301-2 di esercitare un potere, una volontà indipendente sul proprio corpo”, l’iniziativa e la raccolta firma è cominciata il 6 marzo di quest’anno e continuerà fino a febbraio 2016.

La cooperativa Futuro Prossimo, grazie all’intervento Rosalba Bottino ha spiegato la funzione sociale di questo gruppo “noi siamo una cooperativa sociale e ciò comporta molto pragmatismo perché come una piccola azienda dobbiamo quotidianamente far i conti con la realtà. Aiutiamo le donne e i bambini in difficoltà accogliendoli nel nostro centro e cercando di dare un lavoro a queste ragazze. Stiamo organizzando anche degli incontri “pomeriggi di formazione”, un regalo gratuito per le donne della nostra città, dove affrontiamo il tema della violenza di genere e soprattutto spieghiamo i segnali che ogni donna deve intuire, allarmi di una relazione che non funziona e che potrebbe diventare pericolosa”.

Amalia Zampaglione ha presentato il progetto dell’associazione “ShamOfficine”, un villaggio sociale da destinare a donne vittime di violenze con officine e fattorie nelle quali poter lavorare e riabilitarsi a contatto con la natura. Un altro interessante programma esposto da Amalia è stato “La casa internazionale delle donne”: “il progetto ShamOfficine di costruzione di villaggio sociale con fattoria e officine di lavoro per donne anche con figli, vittime di violenza e/o in condizioni di disagio e difficoltà è stato presentato  a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne, in via della Lungara. La Casa Internazionale delle Donne è un istituzione ossia una realtà che merita stima e sostegno per la miriade di attività svolte e per ciò che fa per le donne. La presidente della Casa Internazionale delle Donne, Francesca Koch, ha ospitato la nostra associazione e dato la possibilità di far conoscere il nostro progetto e noi per questo siamo grate a Francesca. Quest’iniziativa è stata presentata per la prima volta nel Lazio ma puntiamo a estenderci in tutte le regioni d’Italia. Il 14 marzo ci sarà un incontro del CIRS nazionale a Firenze, siamo tante piccole realtà ma insieme potremmo realizzare qualcosa di grande”.

VMM_WEBSJ6236Sul palco del Centro Zo è salita anche Serena Maiorana giornalista e scrittrice del libro “Quello che resta” tratto dalla terribile storia di Stefania Noce, giovane donna uccisa insieme al nonno dall’ex fidanzato a Santa Maria di Licodia (CT).

Serena ha affermato “nel mio libro ho solo cercato di dar voce a una ragazza che si è impegnata, nella sua giovane vita, per l’importanza dei diritti umani e civili e per la giustizia sociale, aspirante giornalista Stefania usava le parole per diffondere queste tematiche. Oggi noi possiamo ridare voce a lei e a tutte le donne vittime di violenza e femminicidio per opporci e denunciare l’oppressione e la violenza degli uomini. Le donne oggi sono in grado di riconoscere il pericolo e di denunciarlo ma poi non sono tutelate dagli organi che le dovrebbero proteggere. Il raptus, l’incapacità di intendere e volere funge da alibi per i carnefici così come una volta lo era il delitto d’onore, questo rende le donne vittime di una violenza di genere”.

Nella a seconda parte della serata si è dato spazio allo spettacolo, “Donne in tempi diversi” voce e musica dell’attrice Alice Ferlito e del musicista Giampaolo Terranova.

Un’esibizione intensa, trascinante, d’immediata e forte comprensione, l’interprete accompagnata dal suono della batteria ha impersonato e narrato la storia di sette donne e un uomo, personaggi diversi ma accumunati dal bisogno d’amore che sia romantico, malato o disperato. Una cura nei dettagli e nella scelta dei costumi. Si inizia con una popolana che si inventa un lavoro come omicida fabbricando e vendendo veleni a mariti e mogli che desiderano sbarazzarsi del compagno, per poi passare a un’infermiera che assiste ad un parto descrivendone dettagliatamente i momenti, il dolore, l’attesa, le urla, i colori, e l’arrivo della creatura.VMM_WEBSJ6278

Alcune bellissime canzoni sono state recitate dall’attrice stessa mentre cambiava i vestiti e i personaggi, “Passione” di Neffa colonna sonora del film “Saturno Contro” e “Donna che parla in fretta” di Marina Rei. Un susseguirsi di atmosfere viaggiando tra i diversi accenti delle protagoniste, la brasiliana che non si cruccia di nulla ma si vanta solo della propria bellezza, l’ucraina picchiata e violentata dai soldati, un testo estremamente duro scritto dall’autrice Eve Ensler, e l’imprenditrice del nord Italia che ha trovato un modo strategico per ottimizzare i licenziamenti e le morti bianche diventando cannibale.

Storie intense, ritmi concitati, tinte violente, vive, rosse come la cravatte che indossa l’unico uomo interpretato da Alice Ferlito, un signorotto viscido avvezzo al turismo sessuale.

Uno spettacolo che vuol rappresentare la femminilità sotto ogni forma, perché le donne, come spiega l’istrionica attrice, sono passione, bellezza, luce, dolore, paura; le donne sono vita.

Agnese Maugeri

Foto Servizio: Vincenzo Musumeci

 

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