di Salvo Reitano

“Non ci muoviamo da questo tetto sino a quando non otterremo risposte concrete. Dovevano convocare un incontro al Ministero delle Attività produttive ma a quanto pare la richiesta non è mai partita. Abbiamo aspettato tanto prima di arrivare a questo punto, ora è arrivato il momento di dire basta”.

Sarà, con il sopraggiungere della sera, per una trentina di dipendenti del laboratorio Myrmex di Catania che si trovano in cassa integrazione e da tempo attendono risposte sul proprio futuro, la seconda notte sul tetto del laboratorio di eccellenza nella zona industriale etnea occupato per protesta.
In questi giorni i sindacati hanno invocato a più riprese l’intervento delle istituzioni, ricordando anche che circa due mesi fa è stata istituita una sede permanente di monitoraggio della vertenza, ma non ha dato fino a questo momento i frutti sperati.Schermata 2015-05-13 alle 15.58.32
I 69 cassintegrati che operano nel centro di ricerca tossicologica non ricevono segnali concreti dalla Regione siciliana e dal consiglio di amministrazione per una possibile svolta della vertenza, nonostante vertici istituzionali, confronti con i sindacati, appelli e “tavoli” istituzionali avviati a vario titolo.
Gli ammortizzatori sociali sono agli sgoccioli e il laboratorio, perdurando questo stato di cose, chiuderà i battenti per sempre.
Intanto i lavoratori non mollano e restano sul tetto a protestare in attesa di positive risvolti sul loro destino professionale.
Apprendiamo in queste ore che il socio unico della Myrmex, Gian Luca Calvi, in maniera del tutto informale  ha fatto sapere di essere disponibile ad un nuovo confronto se richiesto dalle istituzioni.
L’obiettivo, per lavoratori e sindacati, è quello prioritario  di scongiurare il definitivo licenziamento dei dipendenti altamente specializzati e, prima ancora, mantenere in vita il sito produttivo.
Inutile dire del clima che regna tra i lavoratori, di delusione e rabbia per quella che si può definire, senza mezzi termini, una sorta di macelleria sociale.
Slitta anche la data per la convocazione di un incontro presso il Ministero delle Attività produttive, convocazione che, secondo quanto si apprende da ambienti bene informati, non è mai partita.
I lavoratori vivono da mesi con la spada di Damocle di un destino incerto aggravato dal fatto che la Pfizer non ha neppure preso in considerazione l’ipotesi di una presa in carico dei loro curriculum che, seppure in modo provocatorio, sono stati inviati nei mesi scorsi. E parliamo della stessa Pfizer che cedette il ramo d’azienda e che continua a fare nuove assunzioni.
Chi non molla e resta a fianco dei lavoratori in questo difficile momento di lotta è la Cgil. Margherita Patti, segretario confederale: “Noi della Cgil continuiamo ad essere vicini ai lavoratori perché riteniamo che non è possibile consumare l’ennesimo delitto nei confronti del polo di eccellenza del laboratorio di ricerca di Catania”.
“Facciamo ancora una volta appello a tutte le istituzioni – prosegue il segretario confederale – dalle quali aspettiamo risposte concrete perché a questo punto la solidarietà non basta più, servono i fatti senza ulteriori rinvii altrimenti il 10 febbraio 2016 avremo 69 famiglie senza salario”.
“Per questo – conclude Patti –  i lavoratori continueranno ad oltranza la protesta sul tetto dell’azienda fino a quando non arriverà una riposta chiara per la soluzione definitiva della vertenza”.

S.R.

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