di Fabiana Privitera

Missione compiuta. A tre anni di distanza dall’ultimo album “Supersantos” e dopo il clamoroso successo di “Bar della rabbia”, uscito nel 2009, Alessandro Mannarino torna sulle scene con “AL MONTE” (Leave Music/Universal Music), l’atteso terzo disco di inediti.

10647003_10204936037263856_263804611160408345_nL’artista affronta un nuovo viaggio, facendo dell’uomo sua tematica prima: «Al Monte -afferma- trovano rifugio Santi, briganti, rivoluzionari e asceti. E’ un luogo sicuro, perché libero da recinti e da bandiere, da costruzioni, campi ordinati. Un ottimo nascondiglio notturno per sfuggire a ció che non é umano».

Sonorità e ritmi popolari, tipicamente italiani, vengono arricchiti da elementi di musica balcanica e gitana, con citazioni felliniane ed evoluzioni circensi, tutto questo non solo nei testi, ma anche nella scenografia del tour.

Ben dodici artisti, tra musicisti e coriste, con una nutrita rappresentanza siciliana presente sul palco: dalla voce di Simona Sciacca alla batteria di Marco Monaco, dal trombone di “Dedo”, alias di Massimo De Domenico, alla tromba di Tonino Vitali fino ad Adriano Murania al violino e alle chitarre.

Nessuna esclusione di colpi, perché tutti partecipano attivamente alla rappresentazione dei 25 brani iscaletta proposti da Mannarino, vestendosi con abiti gotici, mascherandosi da diavoli. Insomma un vero e proprio viaggio esoterico ha stregato il pubblico, perso nella vicenda d’un uomo che, come in un inferno dantesco, parte per riscoprire se stesso.10384364_10204936037703867_1825587555773954863_n

Dopo il racconto di una ribellione sgangherata, con l’album d’esordio “Bar della Rabbia” e il ritratto d’una metropoli che ruota sulla figura della donna in “Supersantos”, successi da oltre 40.000 copie vendute, l’artista prova a superarsi, guidato “non dalla rabbia -sostiene- ma dalla testa. Le canzoni sono scritte per immagini, immagini che passano però attraverso le parole”.

Preparate, dunque, un comodo bagaglio e siate pronti a partire: vi aspettiamo sulla cima del “Monte”.

Fabiana Privitera

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