di Alberto Molino

Il 2014 è l’anno della nuova tuta spaziale della NASA, progettata per lunghi soggiorni nella Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e per un possibile viaggio su Marte. Testata sott’acqua nella piscina del Natural Buoyancy Lab all’interno dello Johnson Space Center di Houston dagli astronauti Stan Love e Steve Bowen, permetterà, durante le missioni, di intraprendere facilmente e al giorno più di un’EVA, in gergo tecnico un’Attività Extra Veicolare.

La tuta, di colore rosso, è stata creata per permettere agli astronauti di eseguire movimenti di qualsiasi tipo, anche i più complessi, in maggiore autonomia e velocità. È, inoltre, la prima divisa cosmica dotata di “cablaggio elettroluminescente”, un compatto quanto dinamico rivestimento esterno di elementi chimici per proteggere chi la indossa da un probabile impatto con micrometeoriti e dalle elevate temperature e radiazioni del Sole. Sono presenti, altresì, meccanismi di respirazione e pressurizzazione corporea, collegati ad un GPS interno e ad un avveniristico sistema di comunicazione sensoriale che, certamente non da soli, stabiliscono nuovi standard di sicurezza per gli astronauti di oggi e di domani. La tuta, infine, è dotata anche di un paracadute per garantire l’integrità del cosmonauta qualora decidesse di abbandonare la navicella già all’interno dell’atmosfera di un altro pianeta, sebbene i test siano stati eseguiti, per ovvi motivi, soltanto sulla Terra. L’obiettivo dichiarato della NASA, in ogni caso, resta quello di portare l’uomo su Marte entro il 2030 e di equipaggiarlo con le tute appena progettate o modelli successivi.

Alberto Molino

Scrivi