CATANIA IMG_0830man– Una giornata davvero speciale per gli allievi dell’istituto alberghiero Karol Wojtyla di Catania, detenuti nel carcere di massima sicurezza Bicocca, alle prese per un giorno con un “prof” d’eccezione del calibro di Pietro D’Agostino.

Un’iniziativa voluta dalla dirigente scolastica Daniela Di Piazza che si è potuta realizzare grazie alla disponibilità del direttore del penitenziario Giovanni Rizza e del team dell’area didattica, coordinato da Maurizio Battaglia, consapevoli tutti di quanto possano essere fondamentali momenti di socialità e di confronto per chi si trova ristretto in una cella per scontare lunghe pene detentive. Del corpo docenti in servizio a Bicocca fanno parte anche Giuseppe Valore, che ne è il coordinatore, Rosario Torrisi, Giuseppe Rapisarda, Giovanni Bruno ed Enzo Scibilia, tra i promotori l’iniziativa.

Un invito che lo chef D’Agostino, ambasciatore della cucina siciliana nel mondo, ha raccolto con grande entusiasmo, da sempre attento ad utilizzare il linguaggio del cibo per parlare anche di solidarietà e impegno sociale.

E così, anche stamattina per i 15 allievi-detenuti che formano le due classi del quarto e quinto anno dell’alberghiero la campanella è suonata puntuale alle 8.30, ma ad attenderli nelle cucine, non c’era soltanto il docente di ristorazione Giuseppe Rapisarda ma lo stellato d’Agostino che con loro ha preparato un vero e proprio menu di Natale: dall’insalata di pesce spada con cipollotto, arance e mandorle servito come antipasto al primo di paccheri al ragù di capretto dei Nebrodi con cannella, cacao e fonduta di ragusano. E come dolce non poteva mancare il dolce Qas’at, la tipica cassata siciliana firmata D’Agostino.

Aldilà della tavola imbandita con prelibatezze ‘d’autore’, però, l’iniziativa ha avuto un enorme valore simbolico.

“Con i ragazzi si è fatto un bellissimo lavoro di squadra – ha commentato Pietro D’Agostino –ognuno si è impegnato per ottenere il risultato che c’eravamo prefissi E’ senz’altro un momento di crescita, per mostrare loro come funziona il mondo dell’alta ristorazione perché è un momento di formazione professionale a tutti gli effetti”.

“Quando sono entrata in questo istituto guardando i miei studenti per la prima volta, non ho mai pensato cosa avessero fatto per essere qui dentro, ma indipendentemente da ciò, ognuno di loro ha subito rappresentato una persona con la propria storia da raccontare – ha esordito Daniela Di Piazza, dirigente scolastico istituto alberghiero Karol Wojtyla – Io trovo straordinario essere riusciti a pensare e realizzare questo evento perché l’essere qui rappresenta per ciascuno dei nostri studenti un valore aggiunto nel loro quotidiano: noi rappresentiamo la prospettiva, la speranza, il sentirsi liberi pur essendo qui dentro, e questo costituisce un travaglio emotivo molto forte”.

Al Carcere di Bicocca circa 75 studenti, con una media di 30 anni, frequentano le lezioni dell’istituto alberghiero all’interno del penitenziario Bicocca, essi rappresentano un terzo del numero complessivo dei detenuti che hanno deciso di acquisire un titolo di studio superiore. “Dopo undici anni di continuità possiamo dire che i risultati ci sono stati e non è stato facile – ha dichiarato responsabile area educativa di Bicocca, Maurizio Battaglia – soprattutto perché all’interno di un carcere dobbiamo fare i conti con una percentuale molto elevata di dispersione scolastica. Ma con l’alberghiero ci attestiamo su una trentina di alunni per la prima e seconda classe e una decina alla terza è senz’altro un partner privilegiato”. “Degli studenti che sono passati in questi anni dall’istituto penitenziario – ha aggiunto ancora Battaglia – c’è chi magari il ristoratore lo faceva già ma senza qualifica e in carcere ha avuto modo di acquisire un titolo di studio e chi, invece, partendo, proprio da un percorso didattico è riuscito poi a ricominciare a vivere, fuori dal carcere, aprendo un proprio ristorante, facendo lo chef o lavorando in sala”.

 

 

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