Marco Spampinato

CATANIA – E’ un momento importante per la città, e per il Meridione, quello che ci vede cronisti, a palazzo degli Elefanti, per l’assemblea Parlamentare della NATO.

Vari i temi sul tappeto, tra gli altri: l’immigrazione transmediterranea e l’evoluzione della crisi nelle regioni Mediorientali sono i principali.

“Abbiamo scelto la Sicilia perché questa Terra simboleggia il nostro impegno per le vicende che si sono svolte in questo mare. Sia per le cose belle che accadono che per quelle tragiche”. Apre i lavori con i saluti, il deputato europeo Andrà Manciulli, che passa, subito,la parola al sindaco Bianco, a sua volta in passato già presidente dell’assemblea parlamentare NATO.

“Goethe definiva la Sicilia centro meraviglioso di tanti raggi di storia universale” (…). Noi siamo, e ci sentiamo, allo stesso modo parte essenziale del Mediterraneo e appartenenti alla Unione Europea e alla NATO per codice genetico. Questa città ha 2.800 anni di storia è stata più volte distrutta e altrettante volte è stata ricostruita (…).  Spero che vi troverete bene a Catania, città colta, sontuosa, ricca d’arte, una città lieta di ospitare un seminario a così alto livello e con tanti relatori importanti.

Il dramma di migliaia di migranti sospinti sulle nostre coste ha visto morire decine di compagni di viaggio, inseguendo una speranza…”.

Poi, sul finire del suo intervento, il primo cittadino ricorda che Miskin è il termine arabo che si riscontra, come aggettivo, in tutto il Mediterraneo, per identificare qualcuno che non ha più nulla da perdere, colui che si ritrova ridotto alla miseria più assoluta. Ed è forse in questo agettivo, che da noi, in lingua dialettale, si traduce Mischinu, la chiave per comprendere il fenomeno della più grande migrazione di massa della storia dell’Uomo che stiamo vivendo. “Il governo italiano si è fatto carico di questo dramma con il progetto “Mare Nostrum”. I nostri palazzetti dello sport – ha continuato Bianco rivolto agli illustri ospiti provenienti da mezzo mondo – noi siciliani, catanesi, abbiamo fatto la nostra parte accogliendo i mischini, gli ultimi del mondo tendendo loro la mano. Engels disse dei siciliani che: “…nella storia della razza umana nessuno, come i siciliani, soffri per le dominazioni e le guerre, e, in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere. E nessuno ha combattuto come loro per la propria emancipazione”. Abbiamo celebrato i funerali di questi uomini, donne e bambini morti di recente nel nostro Mediterraneo con il nostro vescovo, l’imam e con il prete copto. Saranno seppelliti nel nostro cimitero e sarà loro dedicato un monumento”.

Questo l’inizio dei lavori, coinvolgente e, a tratti anche emozionante di certo partecipato con attenzione da tutti i convenuti. Negli occhi le immagini di chi non ce l’ha fatta a realizzare il sogno di una vita più dignitosa lontana da violenza e schiavitù. Ma anche la tragedia delle tante guerre che provocano morte, distruzione, desolazione, ricadute sociali di portata vastissima e che non conoscono limiti né rispettano frontiere. La minaccia del fondamentalismo terroristico, le colpe, gravissime, dei finanziatori intoccabili come le banche che lavorano i soldi da fare arrivare ai mercenari portatori di morte.

Fuori da Palazzo degli Elefanti, come dentro, l’inappuntabile servizio d’ordine interforze che conta, a occhio e croce, oltre duecento tutori dell’ordine solo a contare le divise. Il perimetro interessato è quello che da dopo via San Giuliano scende fino a piazza Università e giunge fino a piazza Duomo coinvolgendo le stradine immediatamente limitrofe. Continua così includendo Porta Uzeda è una minima parte di via Garibaldi e via Vittorio Emanuele. Sono tutti discreti e dai fari gentili. Molti, anzi moltissimi i turisti, alcuni al seguito dei delegati NATO altri, complice una giornata ancora estiva che si andrà rinfrescando fino all’acquazzone che arriverà nel primo pomeriggio, fortunatamente già presenti in città o di passaggio con poche ore a disposizione prima di risalire sulla nave da crociera.

Il seminario del Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente dell’Assemblea Parlamentare della NATO vede presenti, accolti dal sindaco Enzo Bianco e dal presidente della Delegazione Italiana il deputato Andrea Manciulli, più di cento parlamentari delle delegazioni della NATO ed i parlamentari e i rappresentanti dei Governi dei Paesi Mediterranei facenti parte dello stesso organismo internazionale.

L’incontro, nelle prime ore della prima giornata di lavoro, diventerà, poi, una sorta di “question time” con specifiche domande, e inevitabili ma sentite congratulazioni per il nuovo incarico, rivolti alla Ministro Mogherini.

“Le Problematiche discusse oggi giustamente – ricordava infine ai presenti un accalorato Bianco nei panni misurati di Anfitrione – si incentrano su drammi sociali che hanno, sempre, una ricaduta sulla sicurezza. La NATO non è soltanto organo militare e l’Europa dovrebbe partecipare direttamente ai soccorsi umanitari…così come la NATO dovrà mettere in atto e coordinare una maggiore cooperazione internazionale per sgominare le organizzazioni criminali che sfruttano le vite di queste persone…come nel 2001, quando la polizia italiana, assieme alla polizia turca, sgominò pericolose organizzazioni criminali…”.

Prima dei diversi interventi, da due minuti o poco più, concesse ai punti di vista e alle domande dei delegati partecipanti la sessione mattutina va avanti offrendo la parola ad un siciliano prestigiosissimo: il presidente del Senato Pietro Grasso che introduce nel vivo il seminario. “Fratture geo politiche, vecchie e nuove, tra il Mediterraneo orientale e l’Oceano; lo snodo geo religioso, le guerre a sfondo religioso che mettono contro sunniti-sciiti, così come i conflitti etnici tra persiani e arabi, il progetto brutale e terroristico e dell’offesa alla dignità umana delle jihad islamiche…e, infine, quella che troppo retoricamente e presto abbiamo voluto definire “Primavera” che ha esaurito la sua spinta…lasciando nella povertà endemica i Paesi delle regioni nord Africane in essa coinvolti. Conflitti che producono movimenti di profughi e immigrati senza precedenti; disgregazioni sociali per i traffici di droga, armi, persone di cui l’Italia è solitamente primo terminale determinano una invasione della costa che è difficilmente contenibile. Uomini, donne, bambini sono stati salvati dai militari italiani e dai generosi cittadini di questa Terra che non hanno esitato a rischiare la propria vita per dare una mano, per salvare vite. Solidarietà e responsabilità le parole chiavi per l’Alleanza Atlantica e per i Paesi europei che devono determinare emersione e consolidamento delle istituzioni, mutuo riconoscimento degli operatori politici, la convivenza di diverse anime religiose e tribali. Nessuno può considerarsi al sicuro. Ogni approccio egoistico di carattere nazionale è destinato a fallire. Dobbiamo muoverci in concerto per promuove la statalizzazione dei territori che sono in balia del caso senza avere la pretesa, semplicistica, di esportare modelli politici ma sostenendo quelli auto determinati dai popoli. Soluzione crisi siriana e libica…fondamentale snodo della diplomazia a sostegno della democrazia”.

Applausi. Grasso si immedesima, non potrebbe essere altrimenti. È’ un rappresentante delle nostre Istituzioni che ha buon credito a livello internazionale. È determinato e flemmatico. Da buon siciliano sottolinea le caratteristiche di un carattere che è evidente nelle corde degli isolani. Da Preside te del Senato fa suo, con orgoglio ma senza proclami o eccessi, l’operato della Marina Militare e, più generalmente, di tutte le Forze in campo, incluse le associazioni di volontariato, la Croce Rossa, le Prefetture, le ASP e la Polizia locale, solo per citare alcune realtà che fanno si che una tragedia già di vastissime proporzioni non sia ulteriormente funestata da perdite di vite umane.

È’ vero, ed è giusto. Ma la realtà ci propone anche altri fatti.

Intanto, solo per uno specifico cenno, i dati, resi noti quest’oggi anche da Amnesty International che riportano i numeri della catastrofe umanitaria legata ai morti del Mare Mediterraneo. Grasso evoca nella sala gremita l’immagine di quella prima, incresciosa, disperata immigrazione che produsse, e marco’ nell’immaginario collettivo, la cronaca, fotografica e di testimonianze, di una nave, pur sempre carretta del mare, stracolma di orrore e speranze, di vite affrante è quasi distrutte, divenuta emblematica grazie anche al film del regista Gianni Amelio che ne celebrò e ripercorse i giorni di navigazione disperata dall’Albania, e dai Balcani in fiamme, verso le coste italiane, della Puglia.

Amnesty International rende noti i numeri dell’ecatombe di vite umane di questi ultimi anni: “Oltre 600 tra migranti e rifugiati sono annegati nel Mare Mediterraneo nel 2013. Nel 2014, ancora in corso, si è registrata la perdita di altre 2.500 vite umane”. Descrive così, l’associazione con fini umanitari, stringatamente, i “numeri” la locandina con caratteri gialli in campo neo partita, quest’oggi, dall’Italia per informare il Mondo anche attraverso i social network. Lo fa anche più incisivamente per mezzo di una esperienza vissuta che desideriamo riportare in questo articolo perché, decisamente, pertinente e in quanto testimonianza di un protagonista diretto di una immane tragedia: “Quando abbiamo lasciato la Libia, eravamo 400 adulti e circa 100 bambini. Abbiamo dovuto raggiungere a remi l’imbarcazione più grande. All’inizio non riuscivo a vederla, poi quando l’ho notata ho visto che era in cattive condizioni. Non volevo salire, ma lo scafista mi ha minacciato con una pistola. Ci sono volute due ore per far salire tutti. Poi, alle 2 di notte, ho sentito degli spari. Un’altra imbarcazione con uomini armati a bordo ci si è messa davanti. Hanno cercato di fermarci per circa quattro ore. Sparavano da ogni direzione. All’alba, se ne sono andati. La nostra barca, danneggiata, stava affondando. Abbiamo gettato in mare tutte le nostre cose, compresi i salvagente: volevamo vivere!”, Mohammed, 22 anni, proveniente da Damasco (Siria).

Piange Papa Francesco incontrando, in Vaticano, gli scampati al terribile naufragio avvenuto in vista di Lampedusa. Piangono i superstiti. Si uniscono in un abbraccio che non rallenta il lavorio tenace e obbrobrioso, crescente e brutale, intriso di disumanità dei tanti che, dal Medio Oriente all’Africa, come da alcune regioni dell’Asia, si arricchiscono grazie a questa tratta di esseri umani sfiancati e non sempre salvi alla fine di un percorso di violenze e abusi inenarrabili.

Federica Mogherini, ministro degli Esteri è presente  quale vice presidente dell’Italia nel semestre di presidenza europea ringrazia a sua volta, saluta, interviene, poi risponde, bene, in tre lingue: dall’italiano all’inglese includendo il francese. Riceve complimenti, cortesie, la sottolineatura che ci si attende moltissimo da una donna, giovane e preparata, nel semestre di Presidenza italiana. Ella specifica: “La cosa più bella, importante e bella, è quella di avere l’occasione di essere insieme agli amici italiani che mi consentiranno di parlare in inglese per fare da cerniera con i nostri ospiti. Domani è un triste è importante anniversario – rammenta la ministra – quello della strage di Lampedusa, dove sarò già stasera per ricordare le vittime. Ricordiamo la nostra regione geografica che, per decenni e rimasta stabile nell’instabilità …anche il conflitto arabo-palestinese sembrava prevedibile nella sua evoluzione…ma il mondo è cambiato rapidamente e così continuerà a mutare (…). La regione  medio orientale è diventata focolaio di instabilità per i due capitoli diversi che sono Siria e Irak…i problemi del Sahel, salgono verso il Nord. Questi Paesi dell’area pongono minacce che sono interconnesse. Dobbiamo collegare i vari problemi dell’Africa e dell’area Medio Orientale perché concatenati tra loro. È’ cambiato il significato della parola confini e i movimenti di persone sono aumentati moltissimo…130.000 persone quest’anno sono partiti o hanno transitato dalla Libia per arrivare, o passare, in Italia. Lo scorso anno erano stati “solo” 25.000. Dobbiamo prevenire le crisi. Senza un governo libico che sia un interlocutore istituzionale che ci aiuti a gestire i flussi non riusciremmo mai a risolvere concretamente la situazione. Non basterà mai occuparsi di operazioni, importanti, come “Mare Nostrum” senza intervenire nel profondo. Non c’è’ un confine per l’Isil….abbiamo diversi “attori” per tante crisi…Turchia, Libia, Irak, Siria, il Golfo…i protagonisti cambiano in Siria con l’Iran, la Russia…le tracimazioni regionali che aggiungono la Giordania, il Libano…la Turchia”.

“Non siamo ancora riusciti a trovare una connessione unitaria per affrontare crisi diverse ma, evidentemente interconnesse. – va al centro del suo intervento Mogherini – Non esistono più crisi disstaccate dalla dimensione globale, qui c’è il centro del focolaio mondiale… Se vai in Giappone o in Cile ciò che preoccupa il mondo è proprio la sicurezza e la stabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente non già la crisi dell’Euro come un paio di anni addietro. Negli ultimi 7 mesi alcuni Paesi qui presenti sostenevano che l’Ucraina non doveva mettere in ombra la crisi mediorientale o, viceversa…non abbiamo una scelta diversa, le crisi non si mettono in fila, dobbiamo affrontarle tutte insieme includendo gli attori utili e anche quelli nocivi. Processo di pace in medio oriente prima sfida. A Cairo è stato concordato il cessate il fuoco ma se non segue una dinamica politica ci sarà il vuoto e non si potrà ricostruire Gaza ne considerarla separata dalla Cisgiordania…il popolo Palestinese deve avere la sua, propria dinamica politica al fianco dello Stato di Israele. Per Irak e Siria, registriamo un  inizio di reazione alle minacce globali rappresentate da Isil. Lo scorso agosto, Italia e Francia hanno richiesto un incontro per realizzare una partnership globale, in Galles, per affrontare questa minaccia globale. La NATO ha definito un ruolo trainante quello rappresentato, anche qui, dai Paesi del Golfo che, a livello culturale possa trasferirci un messaggio forte per comprendere la sostanza di quell’area. Non c’è un conflitto religioso e culturale. La rivoluzione di NY la scorsa settimana è arrivata all’unanimità per definire i combattenti stranieri in territorio straniero; non era ipotizzabile un voto unanime. Italia e Malta rispondono che il primo problema Mediterraneo è la Libia. Ci saranno problemi di sicurezza da prevenire. Siamo già al di là dello stato della prevenzione, Bernardino Leon Gross, il politico e diplomatico spagnolo, già Segretario di Stato del Primo Ministro Sherpa per il G20  e Segretario di Stato per gli Affari esteri che deve la sua carriera diplomatica al suo impegno per il processo di Pace in Medio Oriente, assegnato di recente alle United Nation Special Representative (EUSR) per il Sud Mediterraneo e capo della missione speciale delle stesse Nazioni Unite in Libia  e’ riuscito a realizzare un tavolo di lavori per far partire la dinamica politica inclusiva. Un Paese del genere non può essere governato da una parte contro l’altra è questo non vuol dire che chi ha preso le armi possa sedersi attorno a un tavolo ma tutta la popolazione deve essere rappresentata. In questo mix di sfide e minacce i diversi attori della regione, con preoccupazioni comuni, oggi potrebbero lavorare assieme”. La speranza che qualcosa possa cambiare anche in forza delle esigenze comuni muove la parte finale dell’intervento centrale di Mogherini, un importante rimando arriva quando Ella ricorda l’episodio, recente che ha visto il Vice Ministro  degli Esteri iraniano incontrare il viceministro degli Esteri saudita, una cosa inconcepibile fino a due mesi addietro. “Non siamo in un mondo nuovo ma qualcosa si sta muovendo. Dagli interessi comuni si parte per la Storia di Pace”.

Il Question Time, composto da 21 interventi (che trattiamo in un articolo a supporto), interviene prima dell’intermezzo dei lavori che prevede il brunch che allieta le due ore di pausa prima della ripresa pomeridiana dei lavori. I tavoli sono elegantemente, ma senza molti fronzoli, allestiti nel cortile interno di Palazzo degli Elefanti presidiato da rappresentanti della Polizia municipale e ricco di presenza di camerieri in livrea. Pare, e chiederemo conferme nel rispetto del diritto di cronaca, che i costi di questo rinfresco, come di quello previsto alla stessa ora nella giornata di domani che concluderà l’Assemblea Parlamentare della NATO, sia stato coperto dalla Provincia Regionale di Catania retta dal suo commissario il prefetto Giuseppe Romano.

I catanesi in piazza Duomo si mischiano ai turisti in questa giornata particolare. Cittadini silenziosi, curiosi, che non si lamentano, come loro solito, di qualche, prevista, difficoltà di circolazione su ruote e neppure delle deviazioni pedonali che offrono l’alternativa di un passaggio tra viuzze ombrose al più centrale percorso che unisce le due piazze storiche del capoluogo. Sembra di stare proprio in una piccola Barcellona, proprio a ridosso del Palazzo municipale della capitale della Catalogna. Verso mezzogiorno si apre il Duomo, presidiato anch’esso, per dare opportunità agli ospiti internazionali, come a quelli italiani, di sganciarsi anche durante i lavori per guardare le nostre bellezze “a portata di occhi”. Una mamma dice alla figlia, mentre dal mercato ittico si muove velocemente per tornare a casa a preparare il suo piatto a base di pesce “Mah, dici ca vinniru di tutti u munnu ppi parrari di emigrazionj, di guerra e di Paci. Speriamu ca parrà u macari do travagghiu ca nun c’è e fa u così bboni ppi tutti”. Saggezza popolare non da popolino, verrebbe da pensare.

Intanto tra stamane alle 08.00 e la nostra uscita quali redattori per raccontare la cronaca di questi lavori contiamo sette questuanti nel tragitto, percorso nelle due direzioni, che da piazza Galatea porta, a piedi, in piazza duomo e viceversa. C’è n’è per tutti i gusti: un asiatico, due africani, una balcanica, un uomo che ci dice essere della Bolivia, un siciliano.

Questo ci da l’esatta immagine dei tempi che viviamo. Una polveriera internazionale che sposta blocchi enormi di persone, esseri umani, immigrati, rifugiati, disperati di ogni Nazione, gente buona e gente cattiva.

E poi la povertà, le opportunità che mancano, come il welfare, anche in questo scampolo di governo Renzi.

Le diversità, profonde, di un’Europa a due, tre, quattro velocità che tarda a indirizzare i suoi Stati in maniera se non uguale, almeno simile e orientabilmente uniforme. L’Europa dove un tedesco, o un europeo in Germania, non è tassabile se dimostra un reddito pari o inferiore a 15.000,00 euro ed ha, anzi, il diritto ad un alloggio popolare e a una opportunità di lavoro orientata screzia, troppo, con l’Italia che tassa anche i redditi pari, e superiori, ai 7.000,00 euro, offre pochi sgravi alle utenze anche per gli indigenti ed i vecchi (i celebrati, proprio oggi 2 ottobre, anziani protagonisti con la Giornata nazionale dei Nonni), e tartassa la proprietà immobiliare quasi dovesse rappresentare un vero e proprio complesso di colpa.

Non possono mancare le risposte sociali, oltre a quelle militari e politiche ed ha ragione Mogherini, il mondo è interconnesso e i confini non fermano, o limitano, problemi di ogni sorta.

Le grandi migrazioni erano state previste già venti anni a dietro da un importante convegno mondiale svoltosi in Vaticano. La Cina più vicina, la caduta del Muro di Berlino, le guerre di due continenti che confluiscono, e influenzano, soprattutto la vicina Europa. La battaglia dell’energia con petrolio, dal quale provengono i maggiori investimenti per i terroristi, è il gas. Oggi NATO e altri organismi internazionali come l’ONU sono orientate a dare il massimo.

E questo non prevede cittadini modello, popoli esenti da colpe. Ci sono i capolarati della Campania e i nuovi schiavi di Puglia, l’orrenda vicenda delle schiave rumene violentate e trattate come bestie dai padroncini delle campagne della verde e civilissima Ragusa, proprio in Sicilia.

Fenomeni sociali di assoluta gravità e conseguenze di una povertà, in soldi e morale, crescente a disprezzo dell’umanità è del suo valore assoluto.

Mancanza di speranze che alimenta anche le follie, singole e collettive, di coloro i quali, criminali nel profondo, partono dall’Europa, come dall’Africa col “sogno nero” di decapitare altri esseri umani unendosi alla becera furia omicida degli appartenenti all’Isil.

Il mondo è uno. Bisognerebbe colpire le banche, i petrolieri finanziatori del terrore, chi acquista il petrolio dai criminali internazionali Isil sconfessati da ogni Stato islamico legalmente riconosciuto (Iran, Iraq, Arabia Saudita e molti altri della regione dove la religione islamica rappresenta la stragrande maggioranza del credo praticato). Ma, malgrado tutto, dopo oggi a Catania, il titolo “Finché c’è guerra c’è speranza” non sembra appartenere solo a un pregevole film con Alberto Sordi ma determina una strategia, ancora in atto, in tanti Paesi che della NATO fanno parte. Italia compresa.

Gli ospiti internazionali sono stati spettatori di un evento eccezionale: le monache benedettine hanno aperto il convento di via Crociferi per fare assistere i partecipanti al loro Coro. Di lì la piccola folla di diplomatici, ministri e deputati, a piedi, si è trasferita per la cena a Castello Ursino, quella che fu la casa di un sovrano illuminato: Federico II.

Marco Spampinato

Scrivi