(Catania) – Per il secondo giorno consecutivo arriviamo a Palazzo degli Elefanti a seguire le fasi del convegno che ospita deputati europei, ministri, ambasciatori e rappresentanti di Stato di mezzo mondo. Si dibatte, principalmente, della incandescente situazione libica del dopo Gheddafi e del conflitto siriano che, per nulla stimato per quello che è diventato ha finito con infiammare una intera regione geografica, già storicamente instabile, producendo centinaia di migliaia di morti, la recrudescenza di ben tre organizzazioni terroristiche, una di nuova formazione auto proclamatesi “stato islamico”, inasprire i contrasti etnici e produrre 3milioni e mezzo di rifugiati che rappresentano il più grave esodo di massa dopo quello che sconvolse il Rwanda negli anni ’90.
Importanti gli interventi, attenti, di esperti di politica amministrativa ed economica internazionale. A Catania sono stati ospitati i massimi esponenti,m studiosi, accademici, della questione medio orientale ed asiatica, si è anche discusso della questione Israelo-palestinese e delle situazioni critiche di Asia e Africa.
Abbiamo estrapolato una parte dei singoli interventi che vi proponiamo, qui di seguito, per stralci riconducibili ai differenti relatori.
Il sunto di quanto discusso, però, ci costa e ci preoccupa scriverlo, non fa altro che confermare, aggravandole, le percezioni nefaste con prospettive assai preoccupanti per l’immediato futuro e per i prossimi anni. L’ultimo decennio, miope, assurdo, fatto di interventi monchi, di prese di posizione unilaterali e di impegno a far si che le cose degenerassero dal punto di vista socio politico, ha preparato il terreno per un lungo periodo di conflitti su vasta scala, immigrazioni forzate, povertà, violenze e abusi di ogni genere e forma.
Tra il 2 ed il 3 ottobre abbiamo selezionato questi virgolettati per i lettori di Sicilia Journal tratti dalla fase di dibattito con domande e proposte.
Jose’ Lello (Portogallo) rivolgendosi all’uditorio in Italiano e inglese: “Isil finanziato, soprattutto, dalle aziende petrolifere. Non si può intervenire solo militarmente….quali sono le cose da fare contro le aziende che finanziano questi gruppi, alcuni di questi sembrano pure nostri buoni amici ma finanziano, comunque, questi brutali terroristi. Cosa facciamo di tutte queste forze del mondo del petrolio che stanno, comunque, finanziando questi terroristi?

Pietre Lelouche, (Francia) ha espresso “Rispetto e sostegno alla ministro Mogherini augurando massimo successo nelle pesanti responsabilità che l’attendono. Gli accordi di Schengen – ha poi puntualizzato – concepiti in tempi ben diversi da quelli che hanno caratterizzato l’ultimo biennio, hanno ancora un senso? L’Italia è l’UE ritorneranno su questo tema che sentiamo prioritario”. Poi l’accenno, posto da molti delegati pure se argomento non prioritario in scaletta, sulla crisi Israele-palestinese “…Evidente è che va risolta ma questa questione, che rappresenta una crisi centrale e storica per il processo di pace in medio oriente, non penso abbia una reale connessione con le implosioni di Libia, Iraq e Siria. Bisogna riaprire le frontiere del medio oriente come disegnate dalla Francia, assieme ai britannici, alla fine dell’Impero Ottomano”.
Da una formula forse vetusta, ma che ha avuto sia senso che successo, al sentire comune che non è più possibile, se non producendo un ulteriore, catastrofico danno all’area in questione, e al mondo intero, tornare indietro ristabilendo i simulacri dei vecchi regimi diversamente interagenti prima del fallito rinnovamento storico, culturale, sociale cosiddetto delle “Primavere arabe”. Procedendo tra analisi colte, relazioni attente e preoccupazioni circostanziate e diffuse i convegnisti iscritti per gli interventi ci spiegano, in maniera lampante, come temi quali la sanità e i servizi essenziali alle popolazioni, istruzione compresa, la povertà nel mondo, il diritto di autodeterminazione degli Stati come il proliferare delle ingerenze bancarie nel sistema politico amministrativo internazionale siano fattori intimamente connessi, riguardino tutti a esclusione di nessuno, e abbiano ricadute devastanti che non conoscono ne blocchi ne confini.

Lopez Garrido (Spagna) inizia anche lui con le congratulazioni di rito, in Italiano, al ministro della politica estera dell’Europa. “Cosa pensa – incalza – Federica Mogherini sul ruolo dell’Iran rispetto alla grande sfida del cosiddetto stato islamico? Come fare per far si che l’Iran sia aggregante e non elemento di divisione per quanto riguarda il concreto contrasto all’affermarsi del terrore messo in atto dello dall’Isil?”.

Per praticità in senso opposto alla cronologia delle domande arrivano le risposte di Mogherini:

“Credo che il ruolo dell’Iran sia e sarà determinante per affrontare il nodo reale che è quello della Siria – afferma il ministro italiano degli affari esteri – Sul territorio iracheno contrasto militare a Isil, ma vero nodo, anche li, passa dalla gestione della crisi siriana che, da molti anni, fa moltissime vittime con effetti di rifugiati sui Paesi vicini. Iran ruolo molto importante, o positivo o negativo. Ho anche detto pubblicamente diverse altre volte che sono convinta sia interesse di tutti far giocare all’Iran un ruolo avverso all’Isil che non chiamo ne Stato, che non lo è, né islamico…Dopo gli sforzi di Ginevra il contributo dell’Iran si è sostanzialmente arenato. Non dobbiamo stare con Assad in Siria ma, certamente, favorire una transizione che tenga conto della frammentarietà della società siriana. Parallelo è rilevante il discorso di negoziato sul dossier nucleare. Processo auspicabile da muovere entro il 25 novembre”.
A Lelouche, risponde in francese, ringraziando degli auguri e contenta del suo appoggio. “Conflitto Israele palestinese – puntualizza Mogherini – non è al centro del focolaio, ma è evidentemente importante non dimenticarlo in questa visione delle crisi molteplici. Un conflitto anche Israele arabo, si ravvisa al contempo e qui ritengo che riprendere il piano della Lega Araba, quello del 2002, prima che si rivelasse monca la politica sulla democratizzazione della Libia, possa essere positivo per rivedere le posizioni dei vari Paesi interessati alla questione. Israele potrebbe avere interesse a rivedere le sue relazioni con alcuni Paesi arabi e questo potrebbe comprendere la soluzione della crisi siriana. Quello che è successo a Gaza questa estate è stata cosa abbastanza grave”.
Chi scrive non ha mai voluto indossare la kefiah palestinese, ha avuto invisa la causa, giusta, per la determinazione dello Stato palestinese che, come quello di Israele ha il sacrosanto diritto di rivendicare i territori quando l’OLP compieva stragi che si spostarono, col loro carico di morti in attentati terroristici fino in Germania, partendo da quello emblematicamente grave delle Olimpiadi di Monaco del 1972 o l’altro all’aeroporto di Roma. Barbarie ingiustificabili. Ma definire una cosa “abbastanza grave” il gravissimo atto di guerra di Israele contro i palestinesi dei territori della scorsa estate non è definizione consona per una alta carica del nostro Stato e della UE con siffatta qualità umana, politica e altissima proprietà di linguaggio in diversi idiomi. Si è trattato di invasione, una guerra scellerata con assalto alla popolazione civile, inerme da parte delle forze militari israeliane che hanno visto montare il fortissimo contrasto della opinione pubblica mondiale e, massicciamente, anche di quella interna ad opera di migliaia di cittadini israeliani stessi. Sarebbe il caso che la comunità internazionale cominciasse con l’attribuire pari colpe a ognuno per provare a sanare i torti contribuendo non ad inasprire i toni e ad esacerbare gli animi ma provando, come riuscito per poche settimane al solo Papà Francesco, a determinare un giusto ed equidistante cammino verso la pace.
Ci rendiamo comunque conto di quanto sia complicato essere diplomatici, far vincere la diplomazia sopra il fragore delle armi e i fiumi di sangue salvaguardando l’interesse di milioni di vite umane senza sconfessare politiche nazionali o aprire ulteriori conflitti.

“Sono d’accordo che il contrasto all’Isis debba essere militare – ha quindi proseguito il ministro – ma anche culturale e politico. Anche il lavoro che si deve fare sul livello del l’appoggio finanziario conta due differenti aspetti: il controllo diretto del petrolio da parte dell’Isis e controllare chi lo compra e come e, altra cosa, sempre di lavoro i relazionare a livello sovranazionale su come operano le banche. Il flusso di denaro che raggiunge quella zona e quelle persone deve essere controllato. Il Baharain sta facendo partire dei lavori, la prossima settimana, per impedire che questi flussi di denaro possano continuare a non essere contrastati. Potremmo organizzare una collaborazione a vari livelli, anche lei con la sua esperienza di magistrato, monsieur Lelouche, potrebbe essere utile, per inserirsi nei lavori di contrasto, coordinati dalla UE dei flussi finanziari arrivando a controllare, direttamente, le banche”.

Interviene il delegato Abdullah, (Palestina) “Si, le crisi vanno affrontate insieme. Ma ci sono aperture, dopo la bozza di risoluzione del consiglio di sicurezza, necessitiamo tutti di un ulteriore sforzo per porre confine alla occupazione più lunga dei periodi recenti. Cosa può fare la UE, con quali proposte per aiutare la risoluzione del conflitto Israele palestinese ed evitare, di conseguenza, anche la crescita degli estremismi. I massacri, la deportazione, la profanazione delle moschee porta estremismi, dichiarati anche da vari ministri israeliani. Bisogna impegnarsi con una diversa costanza e con maggiore risoluzione, mirata a frenare gli estremismi che, comunque, non riusciranno a risolvere la crisi della regione”

“Dalla scomparsa del regime Gheddafi non si è fatto nulla per ristabilire l’ordine e la democrazia per questo Paese dilaniato, con futuri flussi migratori in aumento” ha, a sua volta, ricordato nel suo intervento il rappresentante del Ciad.

Keita, (Mali) “Buona fortuna e tanto coraggio per Mogherini – ha salutato unendosi al coro unanime di auguri ed apprezzamento per la qualità dei lavori e per l’organizzazione generale delle due giornate – Felice del nuovo quadro, è nuova impostazione per la soluzione delle crisi. Noi del Mali siamo stati aiutati, per non dire salvati, dalla Francia dall’invasione Jihadista, ringraziamo anche l’Algeria e i fratelli del Ciad. Anche noi in Mali dobbiamo immaginare ex novo la nostra sicurezza. L’UE ci dovrebbe dotare di strumenti biometrici per fare in modo di poter risollevare le nostre crisi. L’Interpol ha potuto dimostrare che i terroristi algerini, ritrovati prigionieri in Mali, volevano nascondersi sotto mentite spoglie per continuare a colpire la popolazione. Il progresso tecnologico ci ha dato l’opportunità di scoprire con facilità queste false identità e voi siete all’avanguardia per queste strumentazioni. Oggi necessarie per affrontare una crisi globale e per meglio controllare le frontiere soprattutto in concomitanza ai grandi flussi consequenziali agli esodi dei rifugiati”.

Le risposte della titolare del dicastero degli Esteri arrivano in segue sa per l’ultimo intervento registrato, quello del rappresentante del Mali. “Dobbiamo concentrarci sui corridoi, tutto è collegato.La UE non deve solo pagare ma confermarsi, e rimanere, attore della regione. Noi paghiamo per ricostruire cose che vengono distrutte e le ricostruiamo di nuovo, bisogna tenere conto che si deve accettare il ruolo politico e tecnico della UE nel conflitto mediorientale. Assistenza tecnica per facilitare lavoro autorità palestinese per tornare a Gaza, sono assolutamente d’accordo, insieme agli americani, agli egiziani che hanno fatto un ottimo e non facile lavoro”.

Poi, ancora un rappresentante della Palestina con nettezza “Uno Stato, qui, che ha attaccato un Paese, massacrato il suo Popolo, cacciato il suo Popolo, la vostra organizzazione non potrebbe riconsiderare l’appartenenza di Israele a questo organismo per farlo aderire diversamente ai principi di diritto internazionale e alla carta dell’ONU? Libia e Irak sono stati salvati da un intervento militare ma la NATO non ha poi portato una prospettiva politica e amministrativa a questi due Paesi. Non credete che questo rappresenti un fallimento di quanto fatto negli ultimi anni?”.

È il turno del senatore Domenico Scilipoti, non certo un campione italiano di simpatia ed erudizione che sarà poi l’unico gentilmente bacchettato dal ministro. La sua osservazione, però, per quanto apparentemente pretestuosa e figlia di un cliché, pur cadendo nel silenzio generale lambisce un argomento serio che verrà liquidato da Mogherini, subito dopo, in due semplicistiche battute. “L’Europa – legge Scilipoti – è investita da una emergenza sanitaria. Vaiolo, tubercolosi, poliomielite, ebola. Con quale profilassi la UE si approccia a questi problemi nell’interesse dei cittadini?”. Quindi
Huber, (Germania), con un intervento di altra portata “Come è stata la cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti al momento degli attentati alle Torri Gemelli? E dopo quel l’attentato abbiamo pensato davvero fosse tutto finito? Qual è la strategia per migliorare le condizioni economiche nei Paesi del terzo mondo che potrebbero rappresentare una fonte di approvvigionamento umano per i terroristi? I salafisti hanno deciso già che attività svolgere…gli sviluppi demografici sono fattori da riconoscere, che opera vorremo compiere per dare prospettive a questo importantissimo Continente. se pensiamo all’Africa bisogna ricordare che entro i prossimi venti anni il numero delle popolazioni raddoppierà . Quale strategia per la sicurezza e per un freno alla acquisizione di soldati stranieri in un mondo così sbilanciato e colmo di sacche di disperazione e povertà?”

Polsen (Danimarca) “Abbiamo aspettative enormi su questo suo incarico, signor ministro, da svolgere nei prossimi mesi. Il mio Paese è stato molto presente in Libia, non sono d’accordo che noi si possa risolvere il problema dall’esterno ma possiamo e dobbiamo fare qualcosa di importante anche attraverso i messaggi culturali nei momenti post intervento. Come fare?”.

Dalla Gran Bretagna un dubbio che chiarisce più di una posizione “Sicurezza energetica dalla crisi Ucraina e da quelle mediorientali. Si può lavorare ancora con la Russia?”

Quindi, anche per quest’ultima tornata di domande e riflessioni, la parte centrale, e finale, dell’intervento del massimo rappresentante del nostro Governo in forza alla UE per il semestre di presidenza italiana “Affrontare in maniera efficace Isis si può lavorando intensamente insieme ma sempre dopo aver risolto il conflitto Israelo palestinese. La sua mancata risoluzione inficia il lavoro del nostro partenariato.Otto mesi da ministro degli Esteri per ben comprendere che la Giordania è altro Paese dell’area molto importante. La settimana prossima firmeremo il partenariato di mobilità della UE e lo faremo con la Giordania come presidenza italiana.
Più stabilità punto di snodo per ricominciare a trattare concretamente i temi legati alla via per la pace che appare lontana.
“Sicurezza energetica è, ovviamente, nei nostri pensieri. Russia, Libia e Algeria sono i Paesi dai quali l’Italia acquista energia non possiamo eludere questo problema. Gas, argomento � bene ormai primario di cui ha discusso assemblea di Dubrovnik. Il suo approvvigionamento rimane molto importante ma ci sono aspetti tecnici e politici da rivedere e poi bisognerebbe capire se gli Stati Uniti potranno sviluppare abbastanza in fretta la produzione di gas discusso per l’Europa. Anche l’Africa è molto importante per la produzione di energia”.
Poi pensierosa ma, sempre, con incedere pacato “La riforma dell’ONU continua da troppo tempo e deve arrivare a risoluzione, lavoreremo molto, insieme, con Stoltemberg per questo versante. Conto su di voi. Abbiamo bisogno di lavorare insieme. Dal canto mio faro il possibile, ci vuole la strategia economica….parlerete oggi pomeriggio dei combattenti stranieri…affrontiamo la questione in una ottica europea…siamo preoccupati per questi, se tornano, se non tornano….combattenti mediorientali in Libia, europei e africani in medio oriente…la UE ha tanti strumenti economici da utilizzare, la NATO un po’ di meno…”. A Scilpoti che aveva formulato la domanda sugli aspetti sanitari e sui rischi connessi al controllo di masse enormi di migranti e rifugiati “…Tutti quelli che arrivano vengono visitati dal ministero della salute e dal ministero della difesa….non è un problema che ha a che fare con i migranti è un problema generale…le persone viaggiano, possono ammalarsi in qualsiasi frangente, evitiamo cliché e luoghi comuni”. Beccato, ma il gaudente Domenico già si avviava a prendere una granita seguito da due colleghi in uno dei bar che si affaccia su Piazza Duomo. Ah, taluni politici italiani…
“La Libia, al momento, non è uno Stato fallito, manca di leggi per lo Stato e di coordinamento e presenza fattiva degli organi di governo. Avremmo dovuto farlo meglio, cercheremo di farlo ora. La Libia ha tutte le possibilità di essere un paese forte dal punto di vista delle economie e delle istituzioni. Il collega danese chiedeva cosa potremmo fare concretamente, far si che siano i libici possano avere le redini sul loro futuro. Se ci deve essere una ingerenza esterna questa potrà effettuarsi solo attraverso l’ONU. Priorità è non fare danni. Una volta partito un governo riconosciuto da tutte le parti, legittimato con un parlamento a quel punto daremo l’assistenza politica, tecnica con formazione, addestramento, risorse materiali, sicurezza di strutture fondamentali come aeroporti e porti e consolidamento e controllo delle frontiere. Ma le dinamiche politiche devono essere gestite dai libici, da protagonisti, consapevoli che il loro processo politico ci sta a a cuore”. La Libia potrebbe diventare o il problema più grande o il più grosso successo. Questo già nei prossimi mesi”.
L’articolo di domani, il terzo e ultimo sulla due giorni NATO a Catania, offrirà ai nostri lettori l’opportunità di poter leggere un ulteriore, ampio, interessantissimo stralcio, degli interventi che si sono registrati nella giornata di oggi, 3 ottobre, a partire dalle 10.30 e fino alla sospensione dei lavori delle 13.00.

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