CATANIA – L’equipaggio di Nave Levanzo ha effettuato rilievi al largo delle coste siciliane utili a comprendere meglio i processi fisici che favoriscono la risalita dei magmi basaltici dell’Etna e che condizionano l’attività eruttiva del vulcano.

Il compito era di investigare con precisione e dovizia di dettagli le strutture tettoniche e subvulcaniche della crosta su cui poggia il Monte Etna e le aree adiacenti, sia a terra che a mare, attraverso un’ampia e articolata campagna di rilievi.
L’esperimento TOMO-ETNA appena concluso, a cui ha aderito la Marina Militare, è parte integrante dei due progetti europei MED-SUV e EUROFLEETS2, coordinati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
In questa seconda fase dei rilievi (la prima è stata effettuata da Nave Galatea) è stato utilizzato un cavo (streamer) lungo 3 km, trainato dalla nave oceanografica spagnola Sarmiento De Gamboa contenente 240 idrofoni equidistanziati.
I nuovi dati, integrati dai dati geofisici già acquisiti unitamente a quelli esistenti, arricchiranno di nuovi dettagli le informazioni del passato sulla struttura crostale della Sicilia nord-orientale e delle aree marine circostanti; informazioni che permetteranno agli studiosi di delineare un quadro geodinamico-strutturale di dettaglio dell’area investigata e di comprendere meglio i processi fisici che favoriscono la risalita dei magmi basaltici etnei e che condizionano l’attività eruttiva del vulcano.

 

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