E’ finita come peggio non poteva, non soltanto per l’eliminazione dal Mondiale, ma per la contemporaneità di eventi che questa disfatta è costata: dimissioni in mondovisione ed in contemporanea del Commisario tecnico Cesare Prandelli e del Presidente della F.I.G.C. Giancarlo Abete, le pesantissime accuse di Buffon e De Rossi a quello che non può e non deve soltanto essere il capro espiatorio di questa situazione ma che ha contribuito al fallimento tecnico della nostra nazionale e del progetto Prandelli e che ha creato una insanabile frattura con tutto il gruppo: Mario Balotelli. Il vaso di Pandora si è aperto al fischio finale di un arbitro scandaloso che ha condizionato ed indirizzato nettamente il risultato dell’incontro con due decisioni da arresto: l’inventata espulsione di Marchisio a centrocampo per un normalissimo fallo di gioco e la mancata espulsione per il “cannibale” Suarez che in un momento di follia mentale ha morso alla spalla il nostro Giorgio Chiellini (è la terza volta che lo fa in carriera, per lui si prevede una squalifica esemplare). Nessuno lo ha visto, né arbitro, né assistente e né quarto uomo ed a nulla è valso il segno che Chiellini ha mostrato sulla sua spalla al direttore di gara. Pochi minuti dopo Godin segnerà il decisivo gol di testa.

Al di là di una gara decisa da un arbitro come accadde in Corea nel 2002 con Moreno (a proposito, questo arbitro messicano si chiama Rodriguez Moreno…), dicevamo di Balotelli, che si è isolato per un’ora sul pullman della squadra mentre Prandelli si dimetteva e Pirlo salutava la squadra negli spogliatoi, salvo poi essere richiamato ed invitato a raggiungere i compagni. Il gruppo era tutt’altro che coeso, almeno nei suoi confronti, ma fino a ieri non era trapelato nulla. Balotelli ha fallito, sia dal punto di vista tecnico che, ed è ancor peggio, dal punto di vista umano e caratteriale ed ha fatto sprofondare con sè Prandelli che gli aveva dato sempre fiducia fino al 45′ del primo tempo, quando si è visto costretto a sostituirlo per il l’ammonizione ed il nervosismo dimostrati, per evitare che la squadra rimanesse in 10 oltre alla nullità di situazioni create per andare in rete. L’immagine che lo porta ad isolarsi sul pullman invece di fare gruppo credo che valga la sua definitiva esclusione dalla Nazionale. E’ un punto di non ritorno, non è un uomo squadra ed i ‘senatori’ lo hanno certificato senza mezzi termini davanti alle telecamere.

Ma il punto non è soltanto questo. Balotelli ha le sue responsabilità ma le ha anche Prandelli e le ha il nostro calcio, rimasto fermo all’immagine di Fabio Cannavaro mentre alza la Coppa del Mondo nell’indimenticabile notte di Berlino. Poi sono arrivati due mondiali fallimentari con altrettante precoci eliminazioni nei gironi e per mano di squadre certamente non irresistibili. E’ lo specchio del pallone nostrano che arranca nelle competizioni europee con i club che non ottengono risultati di prestigio da anni, con il ranking Uefa che ci vede dietro tutte le grandi nazioni ed testa a testa con i portoghesi, quando fino a 15 anni fa insegnavamo calcio ed il nostro era il campionato più bello ed invidiato del mondo. Troppi stranieri, poco ricambio generazionale, poco investimento sui nostri ragazzi e molto investimento sugli stranieri. Il resto è una logica conseguenza di questa scriteriata politica calcistica: come si fa a creare una squadra all’altezza se mancano le basi e se continuiamo ad avere soltanto campioni usurati dall’età ai quali dobbiamo, comunque ed ovviamente, essere sempre più che grati? Meno male che c’erano i Buffon, i De Rossi ed i Pirlo, che hanno salvato il salvabile ma che da soli non hanno potuto compensare il bassissimo tasso tecnico della nostra squadra. Evidentemente non siamo così forti, evidentemente non basta più richiamare il senso patriottico per vincere le partite, evidentemente non è solo un problema di uomini e convocazioni perché, evidentemente, questi calciatori non sono all’altezza di un campionato del mondo. Non penso che a casa siano rimasti fenomeni e che Prandelli abbia convocato i più scarsi, ma ha certamente le colpe di aver cambiato modulo quando questo doveva già essere ben rodato, di aver dato poca sicurezza alla squadra perché il primo ad essere insicuro era proprio lui. Ad un mondiale, l’Italia, non può arrivare in queste condizioni.

Adesso si dovrà ripartire da zero, forse siamo anche sotto lo zero. Un nuovo presidente della F.I.G.C., un nuovo allenatore e soprattutto nuove idee che ci consentano di tornare ad un calcio di livello internazionale. Non ci può volere un giorno, forse ci sarà bisogno di una generazione, ma l’unica cosa che possiamo fare è rimettere in moto un motore vecchio, morente. Anzi no, è stato questo il nostro errore di sempre, rimettere in moto cose vecchie, andate, usurate. Qua c’è bisogno di un motore totalmente nuovo, da rodare e far andare su di giri come non può più, fisiologicamente, riuscire a fare quello vecchio.

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