Ncd ha i giorni contati, in 15 sono orientati a non votare la riforma sul Senato che sancirebbe la fine del partito. Alfano si gioca le ultime carte e non sa più cosa inventarsi per ricompattare il partito. Il destino è segnato

È il momento più difficile per Ncd: tutti i sondaggi lo danno al di sotto del 2% e 15 senatori sono pronti a non votare la riforma sul Senato, che provocherebbe una sicura crisi di governo e la fine di Ncd, giacché Renzi su questo argomento si sta giocando la faccia e non fa sconti.

E allora al suo capo (si fa per dire…) toccava inventarsi qualcosa per tentare di salvare il partito. E cosa c’era di meglio che rubacchiare l’idea che ab origine è di Silvio Berlusconi: rilanciare il ponte sullo stretto. Si proprio quel ponte accantonato frettolosamente da Monti (buttando dalla finestra più soldi di quanti ne è andati a risparmiare), e su cui il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio, solo qualche mese fa, a tal proposito aveva laconicamente commentato: “Non è in agenda”.

Alfano ha sì rubato l’idea a Berlusconi, ma il ponte non l’ha scelto a caso. Il Nuovo Centrodestra è soprattutto radicato in Sicilia, e solo nella nostra isola che il ministro dell’interno può sperare di risollevare le sorti del suo partito: un’impresa disperata di cui è cosciente, però. Ma c’è anche un altro motivo, profondamente suggestivo e psicologico, il ponte è metafora di terre e popoli che si riuniscono, di ostacoli che si superano. E su questo ponte Alfano spera di far salire i quindici senatori dissidenti che vogliono modificare la riforma sul Senato e che gli rimproverano la sua troppa assonanza politica a Renzi, smussando così le asperità all’interno del partito.

Quindi si tratta solo di una boutade, un tentativo di recuperare i suoi con un progetto a lungo termine non di immediata attuazione. E Renzi sulla proposta di Alfano che dice? Non dice! Perché l’accordo tra il premier e il ministro è proprio questo: il silenzio di Renzi, che se parlasse e direbbe come la pensa scoprirebbe subito le carte ad Alfano, mostrando a tutti che sta barando.

Può bastare questa proposta irreale di Alfano a salvare Ncd? Certamente no, perché i suoi mica hanno l’anello al naso. Ed ecco che il ministro dell’interno si gioca altre carte e si appunta medaglie di altri al petto: “l’abolizione dell’art. 18 è una nostra proposta”, ha affermato in questi giorni. Ma non convince nessuno perché neanche lui stesso è convinto. Le elezioni, però, si avvicinano e i parlamentari di Ncd sono nel panico: hanno la paura matta di perdere la poltrona. E chi può dargli torto? Dove può arrivare un partito che vanta il 2% dei sondaggi? La risposta è banale, non si salva neanche con l’Italicum che prevede una soglia del 3%.

Ed ecco un’altra bugia di Alfano che viene fuori da rumor sempre più insitenti. Il segretario di Ncd sta rassicurando i suoi parlamentari, confidando a uno a uno la segreta promessa di Renzi. Un salvagente del premier lanciato al fido ministro: una provvida modifica della legge elettorale proprio prima delle elezioni, con premio alla coalizione e non più alla lista.

E se non fosse cosi? La promessa di riserva del premier: 10-15 esponenti pronti a essere ospitati nelle liste Pd: ovvero il de profundis, ampiamente prevedibile di Ncd e del suo fondatore!

 Vincenzo Adalberto

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