GALATI MAMERTINO – Aggregazione e progettualità concreta: sono stati i due concetti ripetuti quasi come un mantra nel weekend a Galati Mamertino, sui Nebrodi, nel corso della terza edizione del Festival del giornalismo enogastronomico sul tema “Il futuro è local”. Fare rete fra imprese e tra queste e istituzioni e comunità e fare in modo che il flusso di risorse – comunitarie ma non solo – in arrivo sui Nebrodi venga utilizzato per iniziative che diano concreti segnali di sviluppo e creino posti di lavoro. Perché il territorio dei Nebrodi ha una potenzialità enorme ma non ha ancora spiccato realmente il volo.

Su questi temi si sono confrontati giornalisti, imprenditori, politici nel corso delle sei tavole rotonde previste dalla manifestazione, organizzata dall’Associazione Network in collaborazione con Comune di Galati Mamertino, Unioncamere Sicilia, Credito siciliano e l’azienda locale De Gusto.

Tra gli intervenuti Michela Giuffrida, europarlamentare del Pd, che ha proprio ribadito con forza che «l’aggregazione è l’arma che può rendere le imprese siciliane invincibili nella Gdo». A stare insieme devono essere le imprese che «devono allearsi tra loro e non a vedere l’altro come un nemico», ha sottolineato Santa Vaccaro, segretario generale di Unioncamere Sicilia, che ha acceso i riflettori sul fatto che siano ancora troppo poche le aziende siciliane che hanno stipulato contratti di rete, solo 386. Ma in questo processo devono essere supportate dalle istituzioni. E a tal proposito il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, ha lodato la struttura che ha ospitato il Festival, l’incubatore di imprese di Galati Mamertino: «È l’emblema di come si possa mettere a disposizione dei giovani un patrimonio per far nascere idee di impresa che nascono dalla valorizzazione dei nostri punti di forza, cioè del nostro territorio e delle sue ricchezze». Perché la bellezza dei posti in basta: «I Nebrodi – ha rilevato l’imprenditore del settore oleario Manfredi Barbera – sono posti bellissimi ma in tutti questi anni è mancata la progettualità o quando è stata realizzata è stata monca. L’impresa deve essere aiutata perché è il motore dell’economia ma anche della crescita culturale di una comunità. Non a caso io parlo sempre di “business sociale”». E forse qui risiede uno dei problemi di quest’area ma anche di tutta la Sicilia: carenza di programmi di lungo respiro, errato utilizzo dei fondi Ue. «In Trentino Alto Adige – ha tuonato il docente di Scienze Agrarie e Forestali all’Università di Palermo Paolo Inglese – hanno imprese piccole come le nostre, hanno avuto fondi europei come i nostri eppure negli ultimi anni sono esplose realtà come Marlene e Melinda. Perché? Forse perché hanno usato i fondi meglio di noi? Noi possiamo fare tutti i marchi che vogliamo ma non c’è marchio che funzioni senza imprese. Qui si sta nell’attesa perenne dei bandi per poi realizzare progetti di filiera corta che si riducono nel vendere a noi stessi. Se è questo il modello abbiamo sbagliato». Per il presidente del Gal Nebrodi Plus, Francesco Calanna, però «il modello della grande distribuzione non  appartiene all’agricoltura dei Nebrodi». E in direzione di un modello «glocal» è stata firmata la convenzione tra il Gal e l’associazione nazionale Città del Bio per la creazione del Bio Distretto dei Nebrodi, un’iniziativa che «non riguarda soltanto l’agricoltura biologica – ha spiegato Calanna – ma coinvolge anche la bioedilizia, la raccolta dei rifiuti differenziata, il turismo sostenibile. I Nebrodi sono il più grande contenitore naturalistico e di biodiversità della Sicilia. Qui si può creare un Bio Distretto che non è legato soltanto all’alimentazione ma è anche uno stile di vita sano».

Nel corso del Festival è stata annunciata anche la nascita del marchio “NebrodiSicily” che «permetterà – ha spiegato il presidente di Slow Food Sicilia, Saro Gugliotta, e presidente delle Strade dei sapori, progetto nell’ambito del quale è stato creato il marchio – di identificare alcuni prodotti di “qualità quotidiana”, cioè facilmente fruibili e consumabili tutti giorni e che avranno la caratteristica comune di essere sostenibili e territoriali. Inoltre, chi vorrà aderire dovrà firmare un protocollo di legalità. “NebrodiSicily” servirà per raccontare un prodotto: metteremo, infatti, l’etichetta narrante dove si potrà leggere, per esempio, la storia di ciò che si sta gustando e quella del suo produttore, come è stato realizzato, da dove viene, ecc.».


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