Una macchina da guerra, è questo Catania al Vertice, il consorzio presieduto da Nello Russo che si propone di riportare ai fasti di un tempo lo sport siciliano. Nella fase più acuta di una crisi che ha investito ogni settore dell’economia, anche lo sport risente non poco dei tagli e delle incertezze delle amministrazioni. Da qualche tempo Catania al Vertice organizza dei veri e propri meeting aperti al pubblico ogni settimana per sensibilizzare gli interessati e parlare di sport non solo dal punto di vista delle problematiche ma anche nella sua più genuina accezione. Si tratta di “Open Sport”, un momento di aggregazione in cui sono coinvolte le società che aderiscono al consorzio.

Per parlare degli obiettivi da perseguire e dei traguardi già raggiunti, e della situazione di una gloriosa e storica società catanese come l’Amatori Catania abbiamo incontrato nella nostra redazione  Nello Russo, presidente dell’Orizzonte Catania e di Catania al Vertice e Riccardo Stazzone, amministratore delegato dell’Amatori Rugby. Questo è il primo di una serie di incontri organizzati dalla nostra redazione che coinvolgeranno le società del consorzio. Anche il nostro direttore, Daniele Lo Porto, in prima linea per parlare dello sport siciliano

Presidente Russo, parliamo di Catania al Vertice. Ironia della sorte, questa iniziativa nasce in un periodo in cui le società di vertice sono davvero pochine.

“Il momento di grave difficoltà economica non ci aiuta. Siamo sempre più soli e abbandonati al nostro destino. Di vertice è vero, c’è poco, ma non parlerei solo di Catania, è tutta la Sicilia a vivere una situazione particolare. Paradossalmente Catania è la città con più società di vertice. Il calcio sta sempre un gradino più avanti, ma anche in altri sport troviamo società importanti. Pallamano, basket e tanti altri sport sono ben rappresentati. La pallavolo forse è la disciplina che vanta meno squadre di Vertice, anche perchè a mio parere l’azione della federazione aiuta poco. Il nostro obiettivo è comunque quello di farci sentire. Lo sport può essere in Sicilia uno degli strumenti educativi più efficaci per le nuove generazioni, sempre più attratte invece dalla malavita. Quanto si potrebbe fare attraverso dei fondi che invece purtroppo non ci vengono concessi. Le nostre attività potrebbero beneficiare non solo sui risultati sportivi ma anche sulla società, intesa come popolazione, in cui operiamo”.

Quante società fanno parte del consorzio? Quali i vostri obiettivi?

“Ad oggi siamo ben 23 società di cui 5 sono della provincia di Siracusa. Il lavoro da fare è ancora tanto. Abbiamo costruito l’asse portante, adesso puntiamo a radunare tutte le maggiori squadre sul territorio regionale. Il Consorzio del Sud-Est, raduna per adesso le società di Catania, Ragusa, Siracusa ed Enna. All’interno siamo suddivisi in società top e altre tutorate. Il funzionamento è il seguente: una società di vertice può annetterne un’altra purchè la struttura della stessa sia salda e gli obiettivi siano ambiziosi. Puntiamo molto sulla comunicazione. Tutti devono sapere in quale situazione le società del nostro territorio sono costrette ad operare. Strutture inadeguate, gestite totalmente a nostre spese, nessun incentivo, nè fondi per aiutarci. Le società vanno a morire proprio per questo motivo: troppi disagi che non consentono di lavorare come si dovrebbe. Vogliamo arrivare ai piani alti e dire la nostra, non ci sembra giusto non puntare sullo sport e lasciarlo alla deriva. Già dalle scuole bisognerebbe inculcare ai giovani, a mio parere, i valori attraverso lo sport. Chiediamo un intervento massiccio e immediato delle istituzioni”.

Riccardo Stazzone, l’Amatori è una delle società storiche del catanese. Quale la situazione attuale? 

“In un contesto non facile in cui, come si è detto, le società non possono godere di alcun aiuto, sono contento di dire che l’Amatori resiste. Non ci sono neanche gli sponsor, giusto per esser chiari. E gli interventi sugli impianti in cui giochiamo sono tutti a nostre spese, paghiamo 8000 euro di affitto e abbiamo le caldaie che neanche funzionano: è assurdo. I tesserati sono circa 300, abbiamo avuto la capacità di costruire un settore giovanile, e di formare anche la squadra femminile. La squadra under 18 in finale regionale, ottimo traguardo.  Ci proponiamo di tirar fuori dalla strada i giovani, ma non so fin quando questo sarà possibile, purtroppo. La realtà di oggi è questa, siamo rimasti solo noi: le società”.

 

 

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