di Maria Morelli

Il Nero d’Avola si può considerare il vitigno a bacca rossa più tipico della Sicilia, escluso il territorio dell’Etna. Il sinonimo “Calabrese” è una “italianizzazione” dell’antico nome siciliano del vitigno “Calaurisi” che letteralmente significa “venuto da Avola”.

E’ stato selezionato dai viticoltori di Avola diverse centinaia d’anni fa e da lì si è diffuso a Noto e a Pachino e poi in tutta la Sicilia. E’ un vitigno che, opportunamente coltivato e vinificato, dà origine a grandi vini rossi da invecchiamento in cui le sensazioni olfattive di frutta rossa, anche dopo lunghi anni, rappresentano la componente più importante e caratteristica insieme ai tannini tipicamente “dolci”.

Qualche ventennio fa era utilizzato quasi esclusivamente per la produzione di vini da taglio (Pachino) ed esportato in grandi quantità, spesso via mare (porto di Marzamemi, nella estrema punta orientale della Sicilia), in Italia (Toscana, Piemonte, etc.) ed all’estero.

Da qualche anno è stato “riscoperto” ed entra di merito, in purezza o in percentuale con altri vitigni, nella produzione dei migliori vini rossi siciliani, tanto da essere, oggi, il vitigno a bacca rossa più coltivato in Sicilia. Entra nella costituzione del Cerasuolo di Vittoria DOC e DOCG con una percentuale massima del 60% e di altre DOC siciliane di più recente costituzione.

Il Nero d’Avola ha un grappolo non molto grande con un acino medio-piccolo leggermente appuntito. Il colore della buccia a maturazione è violetto intenso. L’acino appena pressato rilascia un succo dal colore rosso-violaceo, molto zuccherino e di buona acidità, così buono che a molti piace bere il mosto come un succo di frutta…ma noi preferiamo di gran lunga il vino!

Maria Morelli

 

 

 

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