di Agnese Maugeri

“L’Italia è piena di talenti e parlo in ambito cinematografico, letterario e perché no anche fumettistico, bisogna solo tutelarli di più e smettere di autodenigrarsi dicendo “vi è un deficit creativo italiano, non c’e più la letteratura italiana di una volta, non c’è più il cinema italiano di una volta… beh non ci sono più neanche le mezze stagioni” . Questo atteggiamento è il peggior crimine che possiamo commettere nei nostri confronti. Abbiamo un primo ministro che si vanta di avere in Italia un nuovo Rinascimento, però ha messo come ministro della cultura uno che ha creato lo slogan “Very Bello” e che vuol istituire la biblioteca dell’inedito, che non credo essere proprio una genialata. A loro vorrei ricordare che il Rinascimento non è avvenuto perché cadde un meteorite dalle parti di Fiesole e dalle radiazione nacque Leonardo, si era creato un sistema favorevole all’arte. Noi oggi il talento lo possediamo ma abbiamo anche un sistema che non è di certo così favorevole”.  Nicola Lagioia.

lagioia-1030x615Si apre così l’incontro “Nicola Lagioia- uno scrittore a Venezia”, premio strega 2015 con”La Ferocia” nella sala del cinema King di Catania, il primo degli appuntamenti “Off cinestudio- conversazioni sul cinema” organizzati dal Cinestudio Catania, Radio Lab – Leggo. Presente Indicativo e la libreria Vicolo Stretto.

Una chiacchierata che fin da subito si è rilevata, frizzante, dinamica e curiosa, Nicola ha iniziato parlando del cinema italiano soprattutto dei nuovi registi che oggi, come in passato, posseggono grande talento. L’unica differenza è nel sistema che un tempo aiutava e sosteneva gli artisti oggi no. Questo rende  il cinema italiano quasi invisibile, ma sono molti gli autori e i registi che tengono alto, malgrado tutto, il nome del nostro paese. Lagioia fa subito un interessante elenco attraversando la penisola dal nord a sud.

Inizia con il film di Pietro Marcello “Bella e Perduta” che è a metà tra documentario e fiction, un filone nuovo, interessante, molto seguito in questi ultimi anni, tratta la storia di un bufalo nella terra dei fuochi. Continua con la regista Alice Rohrwacher, che ha sfiorato la vittoria di Cannes con “Le meraviglie”e poi ancora il sardo Salvatore Mereu il cui film è tratto dal romanzo di Atzeni “Bella mariposa”. Leonardo Di Costanzo con il suo “L’attesa” ambientato nel napoletano. Saverio Costanzo regista di “Private”, “La solitudine dei numeri primi” e “Hungry Hearts”, quest’ultimo con un cast internazionale. Roberto Minervini, giovane regista italiano trasferitosi negli Stati Uniti, dove ha deciso di raccontare in maniera interessante il così detto “white trash”, quell’America brutta, bianca, sporca e cattiva; si chiama “Louisiana” il suo ultimo film. Michelangelo Framartino e il suo film “Le quattro volte” stupendo, astratto, e poi ancora Alessandro Rossetto con il film “Piccola Patria”. Per concludere con Fabio Grassadonia e Antonio Piazza , i registi del film “Salvo”. Loro, racconta Nicola, hanno cercato ovunque in Italia qualcuno che gli producesse il film e alla fine sono stati i francesi a occuparsene. Il film era stato invitato al Festival di Venezia ma loro, giustamente, risposero che avevano un debito verso i francesi e quindi lo presentarono a Cannes.12552745_1149134245111633_8110681979029526112_n

Continua Nicola nella sua lunga dissertazione sulle attuali condizioni del nostro cinema, spiegando alla folta platea l’importanza dell’esistenza di sale e librerie indipendenti, perché sono luoghi dove si forgia la cultura. Lagioia li definisce “atolli di resistenza”, il cinema italiano è invece quasi invisibile simile per certi tratti alla fine delle “Città Invisibili” di Italo Calvino quando, mentre Marco Polo, tornato dai suoi viaggi, racconta a Kublai Khan tutte le città che ha visto, dalle bellissime alle mostruose, il narratore d’improvviso, prendendo parola dice: – l’inferno dei viventi non è nel futuro ma è quello che c’è qua oggi; il nostro compito è quello di trovare in questo inferno il non inferno, che pur esiste, difenderlo e dargli spazio – . Questo è cio che andrebbe fatto, trovare il non inferno in questo caos ma, come sostiene Nicola, da soli gli appassionati e gli addetti ai lavori non bastano.

Nel clima decisamente amichevole, Lagioia prosegue raccontando della sua vita legata indissolubilmente alla letteratura e al fascino del grande schermo che, fin da piccolino gli segnarono la strada. Pugliese, scrittore, vincitore del premio strega, critico cinematografico, bastano questi elementi per comprendere il carattere semplice e riservato di un uomo che non ostenta la propria cultura ma,  sa farsi apprezzare e sa incuriosire un’intera plata.

“Sono di Capulso, potrei vincere anche 10 premi strega ma purtroppo non sarò mai il cittadino più illustre perché a Capurso è nato Checco Zalone, era già tutto scritto!”

Lagioia è nato nell 1973, i suoi nonni facevano i coltivatori diretti e ritenevano che era importante possedere dei libri in casa, ne avevano pochi ma tra loro c’erano I Racconti di Oscar Wilde, Il paradiso perduto di Milton, e una edizione della Divina Commedia con le illustrazioni di Dorè che al piccolo Nicola incuriosiva molto.

Nicola-Lagioia--1Spesso i nonni si recavano al cinema, loro facevano parte di quella generazione per cui il grande schermo era un divertimento popolare, era un’epoca pretelevisiva, la gente si recava al cinema per vedere qualsiasi film uscisse, ne proiettavano solo uno e sia se era commedia o dramma o cinema d’autore si vedeva comunque.

Nei cinema, ci ricorda Lagioia, la gente provava pathos, si immedesimava, c’era chi si arrabbiava, che gridava, piangeva, rideva, ora invece, siamo tutti spettatori colti, smalizziati quel tipo di suggestione ed empatia che donava il cinema è svanita.

Racconta Nicola “la mia iniziazione al cinema fu questa, semplice popolare, ingenua per cui se tu vedevi Rocky e Apollo Creed combattere su un ring, a te veniva voglia di far il tifo anche se non ti potevano sentire, ma infondo questo è anche il senso del cinema, oggi invece l’era della netflixizzazione, ci sta portando a non ritrovarsi più a vivere quell’emozione di stare in una sala buia con tanti sconosciuti confrontandosi, condividendo un film e ciò che suscita”.

Lo scrittore continua narrando le abitudini degli italiani al cinema, si andava quando si voleva non rispettando spesso l’inizio degli spettacoli, si vedeva il film da metà e poi si aspettava la proiezione successivo per guardare l’inizio, a quanti di noi è capitato.“La prima volta che mio padre mi portò a vedere “Fantasia” della Walt Disney – dice Lagioia- lo vidi per 3 volte, rimasi seduto nella sala e dalle 18.30 uscimmo dal cinema dopo mezzanotte, mi piacque moltissimo”

Nicola parla dell’importanza dei circoli Arci delle piccole sale d’essai che lo hanno fatto avvicinare a un cinema d’autore, più di nicchia, qui conobbe registi come Cronenberg o lo stesso Benigni con il suo “Berlinguer ti voglio bene”. Ma negli anni ’90 ci spiega, anche la tv aiutava ai ragazzi ad avere una visiona più ampia e completa, c’era una programmazione curiosa, interessante, stimolante, con film, anche vecchi, che però illustravano la storia del cinema, tesori da scoprire. La Rai spesso trasmetteva delle particolarità e bisognava tenere le antenne ben tese12509027_10153811289614351_564183814031512282_n, essere ricettivi così da potersi creare una cultura cinematografica a macchia di leopardo che però, ti apriva nuove conoscenze, mondi misteriosi, visioni del tutto diverse.

Continuando a parlare della cultura televisiva che gli anni ’90 hanno regalato ai giovani, Nicola ha ricordato il bellissimo programma “Cinico Tv” di Ciprì e Maresco, Nicola lo ricorda definendolo “una specie di Beckett in salsa palermitana. Sembra passata un’era, oggi siamo in un clima di restaurazione. Uno dei miei film preferiti e “Totò che visse due volte” di Cipri e Maresco e mi sembra assurdo pensare che l’ultima volta che l’ho visto è stato a Parigi”. La tv era molto più audace di ora e accessibile a tutti, tanto da far comprendere e conoscere diversi codici comunicativi.

Lagioia ricordando quegli anni si è soffermato su una tra le prime serie televisive, “Twin Peaks” del geniale David Lynch, di cui presto uscirà una nuova serie. Lynch, ai tempi era già un registra affermato e non soltanto per Elephant Man; il primo suo film fu “Eraserhead” del 1977, “una pellicola espressionista, astratta – spiega Nicola – così strana che nessuno lo voleva produrre, Lynch per finirlo vendette la propria casa ma il film non andò così bene, lo apprezzarono solo i cinefili. Successe però una cosa bellissima, questo film fu visto e piacque molto a Mel Brooks, che divenne il produttore dei successivi film di Lynch tra cui il successo Elephant Man”. Un altro capolavoro di Lynch fu “Velluto Blu”, un cult del cinema americano, con una giovane Isabella Rossellini che recita una parte molto forte a fianco di Anthony Hopkins. Il film fu presentato al festival di Venezia, ma il direttore  di allora non lo prese proprio perché, il ruolo della Rossellini intaccava l’immagine del padre, grande e stimato regista.

ferocia1Nicola Lagioia oltre a essere scrittore e lavorare alla casa editrice Minimum Fax è anche critico cinematografico e per tre anni ha fatto parte del gruppo di selezionatori del festival del Cinema di Venezia e ha raccontato alla platea la sua esperienza, “L’impegno è stato notevole, subito pensai chissà quanta pressione dovrò sopportare è invece è stata una tra le più belle avventure della mia vita”. I film che ogni anno arrivano a Venezia sono più di 1300 perché chiunque voglia può iscriversi e presentare il proprio film pagando una semplice tassa.

I film li guardavamo tutti – continua Nicola – anche se erano improponibili. Nessun’opera poteva essere giudicata da una sola persona, ma ho avuto la fortuna di avere dei compagni fantastici un gruppo coeso”. I selezionatori sono in sei iniziano a visionare i film da marzo a Roma nelle sale Arci e poi a maggio si trasferiscono al Lido di Venezia lavorando incessantemente tutta la settimana. Nicola ha concluso raccontandoci simpaticamente la sua esperienza “non so se voi avete idea di com’è il Lido a maggio? Ecco Thomas Mann “Morte a Venezia” lo avrò scritto di sicuro riferendosi al Lido, ispira un po’ al suicidio, non c’è nulla, passa solo una persona con il cane, sempre quella, finché non la vedi più e sai il perché! A giugno però diventa molto piacevole perché si popola di turisti”.

Agnese Maugeri

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