NICOLOSI – Dal primo ottobre ad oggi il Museo Vulcanologico dell’Etna di Nicolosi è chiuso per inventario. E dopo il nostro precedente servizio, in cui è stato intervistato il sindaco di Nicolosi,  Antonino Borzì, ben poco è cambiato: ancora nulla è stato ufficializzato e non sono avvenute da parte dell’Ente le dovute comunicazioni. In sintesi. La struttura museale registrava ormai da tempo un clamoroso calo di presenze, dovuto con ogni probabilità alla mancanza di adeguamento del percorso espositivo e di promozione del medesimo. La Provincia, qualche mese fa, ha comunicato al sindaco la decisione di voler dismettere l’affitto dei locali, nell’ambito di un più ampio progetto di ridimensionamento di costi legati all’affitto di diverse strutture. In seguito, si è avviato un dialogo tra il Comune, l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ed i proprietari dell’immobile per scongiurarne la chiusura. La Provincia sta inventariando i beni per concederli in comodato d’uso gratuito all’INGV e la struttura verrà gestita in una forma di pubblico-privato. Ma per saperne di più siamo andati ad intervistare Rosario Tomarchio, proprietario con la famiglia dell’immobile che ospita il Museo.

 

– Il Museo Vulcanologico dell’Etna è attualmente chiuso al pubblico per inventario. Potrebbe illustrarci le diverse tappe della realtà museale, dalla sua nascita fino ad oggi?

“Ripercorriamo la vicenda del Museo sin dall’inizio. Io e la mia famiglia volevamo che quest’immobile avesse un ruolo importante, sociale. Diciannove anni fa è stata allestita l’esposizione temporanea ed itinerante “Etna mito d’Europa” alle Ciminiere e da quell’evento ho tratto l’idea che ho presentato subito dopo all’on. Nello Musumeci, allora presidente della Provincia di Catania: realizzare all’interno dell’immobile un’esposizione stabile. L’idea è stata abbracciata con entusiasmo e ci sono voluti sette anni affinché la Provincia allestisse l’attuale assetto del Museo. Qualche mese fa, conseguentemente alla decisione presa dalla Provincia, si è paventata l’ipotesi di una chiusura ed a quel punto mi sono messo in gioco per salvare questo Museo, coinvolgendo degli amici all’interno dell’INGV, del Parco dell’Etna e del Comune di Nicolosi, creando un team pubblico-privato per cercare di recepire dall’Ente quelle che erano le possibilità di una continuazione. Dunque, verranno realizzati dei protocolli d’intesa, delle assegnazioni e delle cessioni a titolo gratuito. Ad oggi sembra che questa serie di accordi regge ma mancano ancora le sottoscrizioni che verranno firmate a breve”.

 

10501953_10200148636354069_6523586191673352300_n– In questa nuova gestione, quale ruolo avranno i soggetti coinvolti?

“L’INGV riceverà in comodato d’uso gratuito, da parte della Provincia, tutte le opere espositive che in questo momento si trovano all’interno del Museo: il suo compito sarà quello di tenerlo sempre aggiornato ed all’avanguardia. La proprietà riceverà la struttura in legno e l’accordo compenserebbe le modifiche apportate per realizzarla. Una società di privati, di cui faccio parte, si occuperà della gestione del Museo.

 

– Quali sono i progetti per il futuro? Quali sono i vantaggi che questa nuova gestione può apportare al Museo?

“Speriamo di incrementare il Museo. Forse all’inizio non avremo grosse possibilità: rivedremo la parte espositiva e le attrezzature, magari inserendo delle riprese fotografiche molto particolari ed interessanti dal punto di vista scientifico. Il Museo può crescere e può migliorare tantissimo, purtroppo non sarà subito come lo immaginiamo, ovvero un museo multimediale, in quanto ci vogliono degli investimenti incredibili. La realtà museale purtroppo non era curata, perché gli interessi non erano quelli di un privato che ha bisogno delle conferme, e mancava particolarmente la divulgazione. Credo che l’Etna non ha bisogno di un museo statico, perché vive e muta continuamente: un’eruzione non è mai uguale all’altra ma ci sono dei caratteri distintivi; cambia, cresce o si abbassa e si aprono bocche nuove. A tal fine, noi vogliamo che il Museo non sia staccato dall’Etna, bensì abbia una linea diretta con il vulcano. Attraverso la webcam possiamo portare l’Etna all’interno del Museo e vedere in tempo reale quello che sta succedendo lassù; l’obiettivo è quello di far vivere il vulcano a Nicolosi e questo può avvenire solo grazie alla tecnologia. Tutto quello che nel percorso espositivo è cartaceo diventerà digitale, ci saranno degli impianti multimediali e sarà possibile attingere le informazioni in molte lingue. Protagonista del Museo sarà l’Etna ma anche la vulcanologia in generale, quindi ci saranno dei parallelismi con altri vulcani del mondo ed un ruolo particolare avrà lo Stromboli”.

 

 – Allo stato attuale dei fatti, a che punto è lo stato dei lavori?

“Molto probabilmente la settimana prossima ci saranno le consegne ‘ufficiali’ da parte della Provincia all’INGV, per quanto riguarda il comodato d’uso del materiale espositivo, e alla proprietà, per le chiavi e la cessazione del contratto in maniera definitiva. La struttura necessita di manutenzione, di conseguenza credo che tutto il mese di novembre e parte di dicembre saranno i tempi necessari per realizzare ciò, anche se non si possono fare previsioni certe: speriamo di riaprire il Museo durante il periodo natalizio. È importante affermare che il Museo non verrà chiuso, proprio perché credo che quando si perde un luogo dove si fa cultura è un danno enorme”.

 

Antonella Agata Di Gregorio

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