NICOLOSI – Identità e prospettive di sviluppo in relazione all’ecomuseo, in termini di legame tra realtà museale e territorio, nonché di valorizzazione sostenibile dei beni immateriali. Questi i temi dibattuti ieri pomeriggio presso la Casa Museo della Civiltà Contadina “Lucio Messina” di Nicolosi, in occasione del convegno “Identità e prospettive di sviluppo. L’ecomuseo del paesaggio etneo”, organizzato da Etna Tourism, consorzio di operatori turistici che, da qualche mese, gestisce la realtà museale nicolosita. All’iniziativa hanno partecipato: Antonino Borzì, sindaco di Nicolosi; Salvo Torre, docente di Geografia dell’Università degli studi di Catania; Marco Platania, docente di Economia del Turismo dell’Università degli studi di Catania; Concetta Raia, deputata regionale del partito democratico e prima firmataria della Legge Regionale (n16 del 02/07/2014) che ha istituito gli ecomusei in Sicilia.
“Abbiamo accolto subito con entusiasmo l’idea proposta da Etna Tourism di parlare di ecomusei, perché riteniamo che ogni occasione di crescita di questa nostra piccola struttura museale possa essere un’opportunità per la nostra comunità – ha affermato il sindaco Borzì all’apertura del convegno, ripercorrendo sinteticamente la storia del museo – Questa struttura nasce circa 15 anni fa per volere dell’amministrazione comunale ma anche, e soprattutto, di tanti nicolositi che hanno deciso di contribuire alla sua realizzazione, concedendo in comodato gratuito gli oggetti esposti, e grazie al lavoro di un comitato. Nel corso del tempo sono emerse diverse problematiche in relazione alla gestione della struttura da parte dell’ente pubblico, legate al personale e agli orari di apertura. Dopo diverse valutazioni, abbiamo deciso di affidarne la gestione all’esterno, attraverso una gara di evidenza pubblica: lo scorso aprile la struttura è stata riaperta ed è gestita da Etna Tourism”.
Inoltre, il sindaco ha posto in evidenza come la realizzazione di un ecomuseo e la possibilità di inserire la struttura all’interno di una rete formata da altre realtà simili, site in territori limitrofi, possano costituire una via per lo sviluppo. Idea condivisa anche dall’on. Raia: “l’ecomuseo, in sinergia anche con altri settori, può creare interessanti prospettive di sviluppo”. Nella legge n16 del 02/07/2014, di cui in tempi brevi verrà istituito il comitato tecnico-scientifico e approvate le linee guida, è presente l’idea “di condividere lo sviluppo di questi settori con la partecipazione attiva dei cittadini che diventano in tal modo protagonisti”. Di conseguenza, si propone un modello alternativo di turismo sostenibile per lo sviluppo locale ed allo stesso tempo per valorizzare la cultura, ed in particolare le tradizioni, del territorio.
Con ecomuseo, termine ideato da Hugues de Varine nel 1971, si intende una realtà museale dello spazio e del tempo di un territorio, una rappresentazione del medesimo in termini di memoria collettiva e comunità: il suo obiettivo principale è quello di operare per studiare, conservare e valorizzare il territorio. In tal senso, l’ecomuseo costituisce per un territorio la possibilità di riscoprire la propria identità locale e di delineare in seguito le linee di un turismo sostenibile. Infatti, come sostiene il prof. Torre, l’ecomuseo è una proposta di resistenza a tutta una serie di pressioni ed offre un’alternativa per preservare il territorio: attraverso il dialogo con la comunità locale si ricostruisce quella che è l’identità territoriale. “Il primo passaggio per costituire un ecomuseo è la realizzazione delle mappe di comunità, strumenti che servono a rappresentare la comunità locale, da parte degli abitanti che occupano l’area: tutto ciò produce delle letture interessanti”. Se l’ecomuseo opera in termini di valorizzazione del territorio, è necessario comprendere il rapporto esistente tra quest’ultimo ed il turismo, come ha evidenziato il prof. Platania: “l’ecomuseo è fondamentale per riscoprire l’identità ma bisogna comprendere quale sia la vera consistenza del turismo nel territorio”. L’obiettivo principale è quello di “governare il flusso turistico più che subirlo”, al fine di creare “un’offerta turistica sostenibile” e riuscire a proporre non un’esperienza banale “ma un’immersione intellettuale, culturale e sensoriale”.

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