Ninetto Davoli: “Orgoglioso di aver fatto parte della vita di Pasolini”

di Elisa Guccione

Foto Servizio Vincenzo Musumeci

CATANIA – Cedere al fascino e alle lusinghe del successo è facile, ma c’è chi come Ninetto Davoli riesce a rimanere se stesso e non farsi travolgere dalla fama e dalla notorietà. È rimasto il simpatico ragazzo della borgata romana degli esordi, nonostante i tanti film e spettacoli teatrali. Nella suggestiva cornice del cortile Platamone in occasione della pièce “Il Vantone”, di Pier Paolo Pasolini, promossa dalla rassegna “I Art” del Comune di Catania, approfondiamo tra una battuta e una sorriso i momenti più importanti della vita umana e professionale dell’attore.

-Interpreta “Il Vantone” per la prima volta nel 1983. Quanto c’è di Ninetto Davoli in questo lavoro?

“La storia mi coinvolge tanto e, soprattutto, mi diverte interpretare questo ruolo. Sono felice, in occasione dei quarant’anni della tragica scomparsa di Pier Paolo, di riportare in scena un suo lavoro. Mi piace vedere che tutta Italia, finalmente, fa qualcosa per ricordare Pasolini, perché non si può non conoscere il suo pensiero. Sono fiero di aver fatto parte della sua  vita”.

-Qual è il suo ricordo personale di Pasolini?

“Pier Paolo è stato abile nel cogliere in me l’essenza dei ragazzi delle borgate romane. Ho sempre interpretato me stesso. Mi ricordo che quando cercavo di fare “l’attore” recitando qualcosa in maniera diversa dalle mie corde mi riprendeva subito dicendomi: “Devi dirla come l’avrebbe detta Ninetto non un altro”. La mia genuinità è stata il punto d’attrazione della nostra amicizia, ci completavamo e, a volte, ci scontravamo ma sempre con grande affetto e rispetto. Mi resi conto dell’immensità del suo pensiero e della sua persona dopo la sua morte”.

-A sedici anni recita con Totò. Cosa significa per un adolescente lavorare con un genio come il principe De Curtis?

“Inizialmente mi sono sentito in imbarazzo. È stata una bella botta di adrenalina. Ricordo però che la prima volta che vidi Totò cominciai a ridere come un matto e senza sosta. Pier Paolo mi dava gomitate cercando di farmi smettere ma non ce la facevo, perché lo associavo immediatamente ai suoi personaggi. I primi giorni di riprese furono duri, perché ero intimidito dalla presenza di Totò e dalla macchina da presa poi, con il passare del tempo, si creò un bel rapporto. Era molto paterno nei miei confronti”.

-Dalla Calabria la sua famiglia si trasferisce a Roma in cerca di fortuna. Quali sono state le reazioni di genitori e fratelli quando l’hanno vista per la prima volta sul grande schermo?

“Erano orgogliosi. (ride) Ricordo che mia madre quando in estate ritornava giù, portava le mie foto autografate e diceva a tutti: “Questo è mio figlio”.

-“In senza nessuna pietà” la sua ultima fatica cinematografica interpreta un cattivo. Come si è trovato in questa nuova veste?

“Se mi fanno arrabbiare posso fare una strage. (ride) Da un paio d’anni a questa parte mi vedono come cattivo, non saprei”. (ride)

-In un’intervista ha dichiarato: “Ho vinto il premio alla carriera, ho fatto cinema e teatro ma io sono sempre Ninetto”. Ci racconta chi è Ninetto Davoli?

“Non lo so neanch’io. (ride) Sono una persona semplice come tante che fa il suo lavoro con grande passione. Ho vissuto una vita particolare, diversa e affronto la quotidianità stravolto, come tutti, da questo sistema consumistico”.

Elisa Guccione

Foto Servizio VIncenzo Musumeci

A proposito dell'autore

Passionale, grintosa ed innamorata del suo lavoro. Abbandona la carriera giuridica per realizzare il suo sogno: scrivere. Testarda e volitiva crede nella forza trascinatrice dei propri sogni e combatte per realizzarli. Sempre pronta con il suo inseparabile registratore a realizzare un’intervista. Si occupa di Teatro e Comunicazione da anni. Non ha paura delle sfide, anzi, la stimolano ad andare avanti.

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