di Marco Spampinato. Foto servizio di Marco Spampinato

 RAGUSA – “Di fronte alla dignità della persona bisogna pur fare qualcosa. Il diritto a una vita dignitosa viene prima di tutto e le regole, e le leggi, possono e devono essere rispettate senza mettere sotto i tacchi le esistenze degli uomini”.

Ripensiamo alle parole di Marcello Guastella, portavoce del Popolo dei Forconi, movimento che fa capo a Mariano Ferro con una forte radicazione nel sud-est della Sicilia. Per la prima volta da oltre tre mesi ci apprestiamo a scrivere seduti al tavolo di un bar, nella sua zona che, di mattina, rimane incredibilmente non aperta al pubblico. La luce che entra dalla finestra, fuori gli arbusti che ingentiliscono il paesaggio rurale; voci e discorsi, convenevoli e ordinazioni, insieme al rumore dei motori del banco frigo e al suono della macchinetta del caffè ci fanno compagnia aiutandoci a sentirci vivi in un’Italia ancora tradizionale. Certo l’iPad non ha nulla della Lettera 42 è un giornalista siciliano di mezza età non somiglia neppure di striscio a Indro Montanelli. Ma il lavoro è il lavoro. È il mestiere qualcuno deve pure esercitarlo. C’è bisogno di gentilezza, di equilibrio, di sobrietà. Di speranza, soprattutto. Nella cronaca, nel riferirla a terzi quando siamo già coscienti che i primi “terzi” siamo noi che la scriviamo, bisogna sempre essere equilibrati, sentire le fonti, riportare la notizia, ove possibile, nella sua pratica essenza, senza fronzoli, senza schierarsi. Poi, magari, provare a farsi una opinione lasciando, però, che sia sempre il lettore, autonomamente, a farsene una propria. Ma non si riesce a essere sempre distaccati, equidistanti. Il tema del lavoro appunto, della sua mancanza, del suo fraudolento scippo da parte di chi dovrebbe garantirlo, degli squilibri sociali, di uno Stato mai padre ma, adesso, solo avaro e assente, neppure odioso padrone, il tema del welfare che, soprattutto in Italia, non esiste, non possono trovarci o lasciarci indifferenti.

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Scriviamo ogni giorno. Di inaccettabile cronaca. Chi può e vuole farlo anche di cronaca nera che non “parla” solo di guerre, mafia, delinquenza, comuni atrocità. Eppure siamo costretti a “non sudare”, votati a quel necessario “distacco”. Bisognerebbe indignarsi davanti al “geniale” figlio di una Leopolda che, con leggerezza bisunta e meschina e fingendo mestizia, ci sottolinea e sancisce: “Il posto fisso non esiste”. Bisognerebbe
non transigere con questo capo di Governo che non dialoga coi sindacati in protesta, finalmente non solo contro Berlusconi, perché lui, il Renzi non eletto (se non a sindaco di Firenze) coi “non eletti” non ci dialoga e, al più, schernisce: “Mandatemi una e mail”; non sapendo, o facendo finta, che la sua levatura non sfiora neppure per un pelo quella della decollata Maria Antonietta, fu regina di Francia, che al popolo, frivola e perdente, romantica e inadeguata al cambiamento, propose di nutrirsi di brioches in mancanza di pane.
Si elevano a “personaggi” questi nostri signori, dalla “S” micragnosa e sempre minuscola, della politica, non potendo assurgersi alla decoro necessario per essere persone. Senza voler fare di tutta l’erba un fascio sono questi parlamentari e senatori, ignoranti e tronfi, senza futuro e con un turpe, documentato, giudicato è mai adeguatamente punito passato a fare la differenza in una nazione senza raziocinio, futuro, programmazione. Noi, seduti al tavolino di un bar di provincia, scriviamo a profusione, altro che giornalisti, come fosse una narrazione. Ma, alla radio, hanno appena dato la notizia di un padre, italiano, che, dopo aver ucciso figlia e moglie, si è tolto la vita impiccandosi. Tutto il mondo è paese nella tragedia. E dove nasce la Tragedia? In Grecia, si capisce. Ma da noi, in troppi, si sono abituati, da anni, a “fare” spallucce. Questa Upper Class che non è superiore per alcun livello ma, forse, solo per la pratica dell’essere debosciata e perduta, smidollata e senza nerbo, garantita nell’impunità e, peggio di peggio, santificata come nel caso di Marchionne con la FIAT. Demolitori più che “rottamatori”. Distruggono e non riciclano per rimodernare ricostruendo. Che gli frega se poi, a migliaia, si ammazzano o a decine di migliaia non arrivano a metà mese per sfamare se stessi e i figli. Noi siamo schifati, c’è lo consentano i lettori, dai finti viveur che, anche nella decaduta Sicilia e ancora, danno l’ultimo fondo alla penultima “apericena” da cibo riciclato da gestori fascinosi e rigattieri del nulla, o dagli pseudo intellettualoidi che provano l’ebbrezza nella ricerca della “movida” che non c’è. Inutili idioti, foglie secche cadute, da un pezzo, dal ramo; almeno Roma, prima di collassare, era stata un grande Impero. Qui la gente pone fine alla propria esistenza, con un colpo secco. I padri si uccidono facendo, o provando a fare, prima, una strage tra i propri congiunti. E sono gli effetti non solo di una scarsa levatura morale, di confusione mentale, del conflitto quasi insanabile nell’esercizio smodato delle libertà tra uomo e donna, no, qui è un problema sociale dove lo Stato si disinteressa e, al più, si nasconde dietro vuote formule parolaie, dove gli amministratori delle città non esprimono cordoglio, non partecipano ai funerali, non fanno nulla per arginare l’auto ghettizzazione di interi quartieri o per lenire la disperazione di migliaia di nuclei familiari. Questa è una trincea, nostrana stravolta, dove, giusto per scrivere acquisendo le sane “chiacchiere da bar” le banche, coi loro banchieri, tutti sotto i poteri dell’alta finanza mondiale, stritolano agevolmente le nazioni noncuranti, anzi felici, di spingere tutti verso il Big Bang del millennio. “Esiste ancora un’ala intransigente nel nostro Movimento – spiega Guastella – ma si è scissa avendo come centro operativo Marsala”. Gli “intransigenti”, casualmente, fanno sede dove sbarcarono i Mille di Garibaldi venuti a liberare, troppo facilmente, la Sicilia dai Borbone; stranezze della Storia.

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“Noi dei Forconi che facciamo capo a Mariano Ferro vogliamo, invece, essere riconosciuti per azioni concrete che riteniamo necessarie.

Un punto fondamentale è quello di contrastare le aste giudiziarie così come ancora intese e perpetrate. Ci sono troppe case scippate alla gente con la pratica dell’offerta al ribasso e, spesso, per mesi non viene trascritto nel pubblico registro il nome del nuovo proprietario. Non ci sorprenderebbe lo scoprire che possa trattarsi del professionista che ha curato la stessa asta. Una cosa, ovviamente, gravissima e non contemplata dalla Legge. Una donna, un magistrato catanese, ha fatto in modo che la Corte di Giustizia Europea si esprimesse sulla inviolabilità della proprietà privata intesa come prima casa o come unica azienda di sostentamento e sta, adesso, ai tribunali nazionali fare in modo che debiti non coperti e, comunque, da sanare da parte del debitore, non determinino la perdita della abitazione intesa come prima casa o l’unica opportunità di lavoro per le imprese familiari così come per i piccoli imprenditori”. Allora ci distogliamo dalle immagini di un passato piuttosto recente e funambolico che vedeva la protesta dei “Forconi” per strade e autostrade, una protesta contro il caro benzina o contro l’incidenza, oltraggiosa, del costo del trasporto su ruote, con rimborsi di categoria mai garantiti per tempo dallo Stato. Ci allontaniamo da quella cronaca perché essa non riuscì a riunire le istanze della categoria degli agricoltori con quella degli autotrasportatori, anzi, alla fine, fu invisa alla stragrande maggioranza dei cittadini costretta a vagare per supermercati semi vuoti o a incolonnarsi, per ore, per sperare di arrivare a fare quel pieno di benzina, tremendamente rincarata, necessario per vivere le proprie giornate. Ora questi “Forconi” parlano di altro e si intestano la difesa di “cause” capaci di richiamare l’attenzione della redazione di “Quinta colonna” o, prossimamente, di Mediaset e della RAI nazionale. “Il 30 ottobre – anticipa Guastella – promuoveremo una ennesima attività di disobbedienza civile relativamente agli esiti, nefasti, di un’asta giudiziaria che a Pedalino, una frazione di Comiso in provincia di Ragusa, ha permesso l’acquisto di una villetta a 27mila euro, contro un valore di mercato di almeno 150mila. Saremo, come al solito, circa 60, 80 persone e, garantisco fin da ora, l’ufficiale giudiziario, con polizia o carabinieri non passeranno”. – La solidarietà quando si spinge fino ad impedire l’espletamento di una azione sancita dalla Legge finisce con il  collidere con questa potendo, anche, rappresentare un reato. “Noi ci limitiamo a chiedere l’applicazione di un diritto inalienabile sancito dalla Corte di Giustizia Europea. Può la gente andare a vivere sotto i ponti? O finire stritolata dalla disperazione?

Il dramma umano del signor Iacono, vecchio proprietario dell’immobile in questione, va ricondotto alla terribile scorsa annata che ha sconquassato il mercato dell’agricoltura. Le zucchine, ad esempio, anziché attestarsi su un valore di mercato di 85 centesimi al chilogrammo non hanno mai superato i 10 centesimi al chilo e, a quel punto, la gente si vede costretta a dare a mangiare ai propri familiari, dopo aver stretto è chiuso tutte le spese velleitarie e non, possibili, anziché pagare il debito sul prestito ricevuto dalle banche. L’istituto di credito, anche in questo caso, ha proceduto nella vendita ottenendo che una proprietà di 12.000 metri quadrati con un fabbricato rurale, sede dell’azienda di proprietà dello stesso Iacono, fosse venduta all’asta a soli 8.600 euro! Questo è ingiusto e ingiustificabile. Noi, grazie a una cordata di piccoli imprenditori di Brolo, in provincia di Messina, che fanno sempre riferimento al nostro movimento, abbiamo raccolto i 12.000 euro necessari al risanamento del debito. Il Prefetto di Ragusa ha i documenti in mano e sa bene che stiamo trattando di un nucleo familiare composto da tre persone, incluso il figlio disabile. Speriamo proprio che si trovi una soluzione mentre, anche in questo caso, ancora non è dato sapere nulla sulla identità del nuovo proprietario”.

– Impedendo l’accesso da parte dell’ufficiale giudiziario e delle forze dell’ordine potreste incorrere, comunque, in problemi con risvolti legali.
“Ne siamo coscienti e ci spiacerebbe, rispettiamo il lavoro di chi, in divisa, si impegna per il controllo e la tutela del territorio. Ma dobbiamo farlo. Questo è un dramma che si sta allargando a macchia d’olio. E necessitiamo che la cronaca si occupi di situazioni del genere. Bisognerebbe pure mettere un freno al ribasso nelle aste. Quando queste vengono gestite da professionisti esterni, uscendo di fatto dalle aule di un Tribunale, poi, con semplicità, ci si trova di fronte a beni venduti per un quinto, un decimo del loro valore, anche meno. Non è giusto ne tollerabile”.
Guastella, infine, come buona parte dei siciliani, plaude all’operato dell’Assemblea Regionale Siciliana per la votazione del disegno di
legge sulla impignorabilità della prima casa e dei beni strumentali delle imprese. “Un primo importantissimo passo – afferma – Adesso la palla passi a Roma e al Governo e si applichi una Legge più giusta e dei controlli seri e fermi nella tutela del diritto all’esistenza”.

Alla conferenza dei “Forconi” dello scorso 24 ottobre, in un hotel di pregio della città di Ragusa, proprio per commentare questa svolta voluta all’ARS, tardiva ma epocale, erano presenti anche le famiglie che proprio grazie all’intervento degli aderenti al movimento hanno potuto riappropriarsi, pagando o iniziando a pagare il debito, dei propri beni immobiliari quando prima casa o azienda.

Questi, uomini e donne di cui abbiamo nomi e cognomi che preferiamo non ricordare per una giusta tutela della dignità personale, in quella occasione hanno potuto testimoniare come hanno evitato lo sfratto.
La battaglia, civile e di dignità, continua.
In un’Italia allo sfascio.

 

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