Non ricordo reazioni significative perché Berlusconi aveva già dato il calcio d’inizio. Tempo fa Pino Rauti disse la cosa giusta. Lui era un evoliano rivoluzionario (macellaio e vegetariano dunque), perdente di successo e ispiratore dell’ala colta della destra. Figuratevi l’altra. Lì sono abituati alle parole. Le preferiscono eleganti vedi “Divina Commedia”, e numerose vedi “Il signore degli anelli”, con finale lieto ma aperto vedi tutti e due. Come a dire: senz’altro continua.

Dicevo: per una volta Rauti l’azzeccò. A Michele Brambilla che lo intervistava, disse più o meno così: in Italia la destra nacque col piede sbagliato. Anzi lui disse “a Roma” ma la destra è romanocentrica: l’abbiamo imparato in prima liceo. Nel periodo della ricostruzione qualcuno – in politica c’è sempre qualcuno che fa o dice quello che voi non vorreste – mandò i missini a picchiare «poveracci», e «disoccupati» della Garbatella. In seguito ancor più nota grazie a Nanni Moretti e ai suoi giri in vespa. Mentre loro ce l’avevano coi borghesi dei Parioli. Capito no?

Anni dopo la replica. O quasi. Che strana cosa la destra. Nasce strabica, muore miope. L’occasione la presentazione di un libro scritto da Adolfo Urso e Mauro Mazza. Il titolo? Volutamente bottaiano, la lingua batte dove il dente duole: “Vent’anni e una notte 1993-2013, la parabola della destra italiana raccontata dai suoi protagonisti”. Location: Catania palazzo della “cultura”, quello con le immagini di sant’Agata avete presente no?

Accanto all’ex viceministro protagonista della stagione “eroica” di Alleanza Nazionale, Fabio Fatuzzo ex parlamentare e Nello Musumeci con AN fino al 2005. Mazza assente, ospite d’onore Enzo Bianco sindaco da pochi mesi appena. Unico vero progressista della compagnia, non c’era bisogno di scriverlo, ottimista per formazione (e ruolo istituzionale) e in vena di complimenti. Vecchia volpe: lodava Gianfranco Fini, «ottimo leader» fin dai tempi del fronte della gioventù. E ricordava di averlo intervistato, in radio all’inizio degli Ottanta.

Si parlava di Berlusconi però che da vent’anni a questa parte più che un politico è stato la politica. Anzi no. È riuscito a far parlare di sé anche quando l’argomento erano mignotte e mignottari: non era missione impossibile. Accadde che si cercò di ridimensionarne la figura. Se non ci fosse stato Berlusconi – si disse – la destra non avrebbe vinto le elezioni del ’94, ma avrebbe avuto tempo per maturare. Come a dire: ragazzi, siamo miopi.

Avrete già capito. Consiglierei un buon oculista. No, non è un refuso, ho scritto: oculista, non occultista. Con quelli la destra faceva politica prima del diluvio. Prima che Berlusconi-Noè costruisse l’arca. Noè, quello che campò novecentocinquant’anni.

A proposito dell'autore

Giornalista e saggista

Marco Iacona, giornalista e saggista. Siciliano non per colpa sua. Autore di sei volumi dal colonialismo italiano all’éra pop passando per il Sessantotto. Il settimo è in arrivo. Conosce Trento, Trieste, Bologna, Milano, Bergamo, Asti, Roma, Firenze, Pisa, Genova e Venezia. Non è mai stato ad Amalfi. Preferisce i fumetti a Nietzsche e Nietzsche a Hegel. Studia la destra ma preferisce Woody Allen. Ama l’opera lirica, la Callas e Pasolini. Ha vissuto quarant’anni in Sicilia e quattro in Piemonte. Nel 2010 ha riattraversato lo Stretto non per nostalgia.

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