di Agnese Maugeri

foto-14Interessanti proiezioni, anteprime cinematografiche internazionali, e musical, sono stati proiettati sullo schermo del teatro greco, si è iniziato con il cartone animato “Dragon Trainer 2” per poi concludere con un film in costume “Belle” passando dai musical “Jersey Boy” e “Walking on sunshine” le commedie “Vino para robar” e “Dans la cour” a i film impegnati come “Cesar Chavez” e “Synecdoche, New York”.

Alcune di queste pellicole sono produzioni di uno degli studi cinematografici statunitensi più famosi al mondo, la “20th Century Fox”, l’ultimo giorno del festival un incontro è stato riservato proprio al produttore Jim Gianopulos, che ha raccontato al pubblico in sala gli aspetti più interessanti del suo lavoro, tra colossal come “Titanic” che ha cambiato i canoni della distribuzione internazionale, ad “Avatar” dove per la prima volta sono state utilizzate tecnologie digitali in una storia che tocca argomenti politici e ambientali.

Vorrei iniziare soffermandomi su Mario Sesti che, oltre a essere padrone di casa del Festival assieme a Tiziana Rocca, è un giornalista per di più critico cinematografico, collaboratore di La Repubblica e Ciak, articolista per 13 anni a L’Espresso, organizzatore e direttore artistico di festival del cinema come questo di Taormina ma anche di Roma e di Terni, autore di film documentari e scrittore di libri e monografie sui registi e sul cinema italiano.

Con cotanto curriculum mi sarei di certo aspettata degli incontri più complessi, gestiti in modo vivace uno scambio di opinioni sui diversi film che gli ospiti chiamati a intervenire hanno realizzato, magari anche qualche domanda tecnica per scendere nello specifico della materia cinematografica.

Invece già dal terzo giorno il senso di delusione si insidiava in me, gli incontri duravano al massimo un’ora compreso l’arrivo del vip e il lungo momento autografi alla fine, e non c’era una particolare attenzione per la filmografia o per le tecniche utilizzate.

Le domande, così come il look di Sesti, erano sempre le stesse che con parole diverse venivano rigirate ai vari ospiti, si iniziava dai lorofoto-13 esordi, si parlava di come si approcciano allo studio del personaggio da interpretare, davano un consiglio ai ragazzi del campus, raccontavano un aneddoto o ricordo particolare di qualche film e, per finire, i progetti futuri, se ce n’erano.

I quesiti più particolari sono stati esposti dal pubblico o dai giornalisti in sala che, magari incuriositi, hanno azzardato una riflessione più specifica.

A personaggi del calibro di Ben Stiller con più di 50 film all’attivo non è stata fatta nessuna domanda sui lavori svolti, solo i ragazzi del campus gli hanno chiesto di “Zoolander” e  di “I sogni segreti di Waltr Mitty”. Con Matt Dillon non è stato trattato, se non in modo superficiale, il suo nuovo ruolo di regista che lo vede sempre più coinvolto, per finire con Pamela Anderson a cui sono state riservate solo domande “piccanti” mentre il suo scopo era quello di far conoscere la sua Fondazioni in favore delle donne, per la quale è anche stata premiata la sera durante il festival, ma forse l’argomento non era così interessante.

Non voglio dire che gli incontri siano stati noiosi e banali, anzi tutt’altro, grazie anche alla disponibilità e alla partecipazioni degli invitati che da grandi professionisti quali sono hanno saputo gestire il palco e coinvolgere la numerosa platea. Voglio solo sottolineare che avremmo gradito una maggiore attenzione sugli argomenti da trattare e sugli aspetti cinematografici da analizzare.

A Mario Sesti va comunque riconosciuto l’impegno profuso durante le giornate, è stato lui a moderare tutti gli incontri, la Rocca di giorno era una sorta di meteora che passava di sfuggita per palesarsi poi in abiti super glamour la sera sul palco del teatro greco, ma è anche vero che il suo ruolo è quello di organizzatrice e in questo non possiamo azzardare critiche.

Un ulteriore plauso Sesti lo merita per la scelta dei film presentati in sala e anche per quelli che sono stati visti durante le varie rassegne del Festival, Focus Russo-Argentino, Filmmaker Siciliani, Webserie e Fright&Fun (brividi e risate).

In particolar modo il mio ringraziamento va al film omaggio per Seymour Hoffman “Synecdoche, New York” di Charlie Kaufman uscito negli USA nel 2008, in Italia il 19 giugno di quest’anno. Tutti si aspettavano che per celebrare Hoffman avrebbero proiettato “Truman Capote” film del 2005 grazie al quale l’attore ha vinto l’Oscar ma la scelta sarebbe stata a mio avviso troppo scontata.

synecdoche_new_york_ver2_xlg1“Synecdoche, New York” è un film di nicchia, non facile da digerire, di quelli che ti fanno riflettere, che si assimilano lentamente e o si odiano o si amano, la trama è alquanto complessa, un attore Caden Cotard lasciato dalla moglie e dalla figlioletta, si sente solo e frustrato, in più è ipocondriaco pensa di essere afflitto da una rara malattia e nutre un profondo terrore nei confronti della morte. Decide di mettere così in scena la sua ultima opera, una riproduzione della sua stessa vita, attivando un processo simile al metateatro plautino, una fitta trama fatta di sdoppiamenti di personalità e sosia, un vortice che mischia realtà e finzione lasciando lo spettatore nel dubbio fino alla fine. Un film artificioso e intelligente che in molti tratti ricorda la vita dello strepitoso attore.

Questa sessantesima edizione del festival ha causato non poche tensioni e proteste soprattutto tra i dipendenti del Taormina Arte saliti, poche ore prima della serata finale, sul palco del teatro greco per rivendicare i loro diritti e gli otto mesi di stipendio che gli spettano. Ognuno aveva in mano una locandina delle passate edizioni per testimoniare che se il festival è ancora vivo è grazie alla loro volontà e sacrificio personale.

Poco prima alla conferenza stampa di chiusura Mario Sesti e Tiziana Rocca insieme al Sindaco di Taormina Egidio Giardina cantavano vittoria contenti del risultato della kermesse ringraziando i collaboratori di Tao Arte e i giovani volontari i quali hanno donato le loro capacità gratis.

Il sindaco ha inoltre annunciato che Taormina Arte ha esaurito il suo ruolo di gestione operativa, si sta creando una nuova fondazione foto-15che avrà più possibilità di partecipare ai fondi europei e si baserà anche sui finanziamenti dei privati, tutto ciò per non far morire il festival.

La Rocca ha spiegato che tutti i vip invitati erano stati precedentemente informati della situazione e dei disaggi ma sono rimasti felicemente colpiti per l’accoglienza riservatagli, poi ha aggiunto che lei con la sua agenzia Agnus Dei Productions ha impegnato per l’evento 700 mila euro, e ha sottolineato che non ha lasciato nessun insoluto a carico del festival. La regione, dice il sindaco Giardina, ha contribuito con 1,56 milioni euro che ha stanziato per tutto il Taormina Arte di cui una parte sola è stata utilizzata per il Film Fest.

La lunga settimana è volata via così come le star tornate nel loro firmamento, qui tra i comuni mortali sono rimasti solo i problemi e i disaggi, per tirare le somme di tutta questa luminosa kermesse prenderò in prestito le parole di Truffaut: “Amare il cinema vuol dire conoscere più cose di chi lo fa”.

Agnese Maugeri

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