Due giovani novizie, due giovani donne la cui vita è stata decisa dai padri. La scena si svolge nel XVII secolo nel convento delle Clarisse della Consolazione. Conforto, Rossana Veracierta, ed Assunta, Emanuela Trovato, sono le protagoniste della pièce teatrale, “Notte segreta: le confessioni barocche di due giovani suore”, di Francesco Randazzo, in scena fino a domenica sei aprile, al Teatro Musco, nell’ambito della rassegna teatrale “l’isola del teatro”. Spettacolo, ospite dello Stabile di Catania, prodotto dalla compagnia siracusana “La bottega del pane”, che racconta, in una Sicilia barocca, funerea e mistica la libertà negata delle protagoniste di vivere una vita fatta di gioia e serenità. Costrette a ritirarsi in convento per obbligo e non per scelta sono sottoposte dalla madre superiora ad un tragico rito iniziatico: pregare e vegliare tutta la notte due monache morte in odore di santità, i cui corpi sono seduti accanto a loro pronti per l’imbalsamazione. Per reagire alla tragica penitenza, in quella lugubre cella le giovani cantano, ballano ed inventano storie di principi e di amori impossibili pur di non rassegnarsi alla loro triste sorte, cercando di capire o almeno provare ad accettare il loro destino. Una vita negata in cui l’unico modo per sopravvivere alla disperazione è vivere e non farsi sopraffare dalla paura.

 

Intensa l’interpretazione delle due attrici, le quali hanno saputo trasmettere al pubblico presente il dolore e l’angoscia provati quando sono state costrette a scappare da quella infelice vita laica che, giorno dopo giorno, si prospettava ricordando con le loro movenze sceniche e la loro voce a volte cupa altre stridula la tradizione dei cunti e dei pupi. Toccante il momento in cui l’attrice Emanuela Trovato, Assunta, descrive in questa lunga notte la violenza paterna subita in tenera età che l’ha macchiata e resa indegna davanti agli occhi di Dio e del mondo. Più smaliziata e simpaticamente irriverente Rossana Veracierta, Conforto, la quale decide di non vivere e rinchiudersi in convento piuttosto che sposare un vecchio aristocratico dell’età del padre.

 

 

Elisa Guccione

 

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