Lilia Scozzaro

La festa di Sant’Antonio si celebra il 17 gennaio, accompagnata dalla settena, cioè sette giorni di preparazione, con preghiere e canto. La sera della vigilia, 16 gennaio,  si accende “u fogu” al piano terra della torre campanaria: un gesto che viene compiuto per devozione e per chiedere la grazia di essere guariti da una brutta malattia scientificamente chiamata “Herpes Zosther”, conosciuta come “fuoco di Sant’Antonio”. Un fuoco, viene acceso dai fedeli con la legna portata in dono, facendo “u viaggiu”, una visita di devozione al Santo. Le fiamme, nei secoli, hanno consumato i gradini della scala in pietra, la scala che dirige in cima al campanile. Tutti sono ben consapevoli, ma non si vuole rinunciare alla tradizione.
L’ inno di S.Antonio, ricorda antiche melodie paesane , un vecchio organo a canne che viene azionato a mano. S.Antonio dopo 1700 anni ancora continua a trasmettere il fascino della contemplazione di Dio. Una strofa dell’ inno cosi recita: “Umiltà fu tua corona – povertà tu sempre amasti – virtù questa pel Signor. – Deh Concedi a mia speranza – tue virtù nell’ esultanza.” Una volta nel pomeriggio della vigilia c’era  la sfilata “dei cavalli e dei giumenti”. Gli animali con in groppa i loro padroni percorrevano alcune vie del paese, quindi giungevano nel quartiere di S.Antonio, dove, dopo aver girato nel suggestivo vicolo intorno alla chiesa, si fermavano nel piazzale per ricevere la benedizione. Talvolta i cavalli tornano nella piazza, per prendere parte alla processione.
Il 17 gennaio di ogni anno,  animali capre, cani, cavalli, porcellini,  vengono portati prevalentemente dai bambini per ricevere la santa protezione del Santo. La sera della vigilia  viene celebrata una funzione molto particolare, che viene chiamata “u du uri” (il “due ore”, poichè anticamente veniva celebrata due ore prima del tramonto). La mattina  si celebra la benedizione degli animali.

L.S.

A proposito dell'autore

Generalmente parlo poco della mia persona e dei fatti miei. “ Il pericolo è il mio mestiere “, è il filo conduttore che guida tutta la mia esistenza lavorativa (e non solo). Non ho mai temuto di imbarcarmi in imprese estreme, di svolgere attività rischiose, di avere pericolose responsabilità, e non accontentandomi di un ripetitivo lavoro d’ufficio, ho voluto sempre mettermi alla prova. Dopo aver vissuto una vita davanti al microfono/mixer, e a tutte quelle apparecchiature che occorrono per intrattenere gli ascoltatori di una Radio, eccomi qui, collaboro con un giornale on line “ Sicilia Journal “. E’ stata un’ impresa all’inizio, ed ho cercato di gestire questo mio nuovo compito con calma e molta discrezione. Grazie a Silvia Ventimiglia ed al direttore del giornale Daniele Lo Porto. Buona lettura a tutti!

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