logoNel piccolo comune di Mirto in provincia di Messina, terra della cultura del baco da seta e del lino dal XVI secolo fino agli anni ’40 del xx secolo, sorge il Museo  del costume e della moda siciliana.

di Martina Strano

MIRTO – Un patrimonio in continua crescita e che oggi conta 1500 pezzi tra abiti, accessori e una vastissima collezione di biancheria intima, che rappresentano il modo di abbigliarsi del popolo siciliano nell’arco di due secoli e mezzo, dal 700 alla metà del 900, all’interno del Museo del costume e della moda siciliana di Mirto.

Da sempre l’abito costituisce un elemento di fondamentale importanza nello studio dei vari periodi storici: caratterizza e definisce la ricchezza o la povertà di un popolo, l’importanza o meno di un soggetto all’interno della gerarchia sociale, una sorta di segnaletica del “chi si era”; un passaporto che ci permette di conoscere il sesso, l’età, l’origine di chi indossava l’abito; usanze, tendenze, si alternano e si intrecciano in quella ruota che è la moda. Accessori come ombrellini, cappelli, spilloni, cuffiette, che compaiono, cadono in disuso per poi riapparire per soddisfare le esigenze dei nuovi tempi. Le sottogonne, sostituite dalla crinolina, e poi ancora dalla tournure, perché il progresso non poteva portarsi dietro quest’ingombro. La figura della donna cambia, segue linee sempre diverse: vengono enfatizzate le forme, per poi essere costrette nel busto e nel corpetto, per poi riuscire allo scoperto. L’evoluzione, il cambiamento, l’alternarsi delle tendenze è l’anima stessa della moda. La Sicilia, crocevia di popoli invasori che si sostituivano a vicenda, è la terra in cui il costume ha assunto fogge particolari che rispecchia la frammentarietà etnica che si iniziò ad uniformare solo a partire dal XIX secolo nei capoluoghi di provincia dove la nobiltà guardava alle grandi capitali della Francia e dell’Inghilterra e replicava gli abiti “en vogue” grazie alla sartoria locale.

Tutto questo viene presentato nelle varie sale del Museo del costume e della moda siciliana, completando la ricerca e lo studio attento degli stili con alcune foto d’epoca che interagiscono con l’abito e il manichino in impalpabili rimandi della memoria.

Gli abiti esposti, anche a causa dell’assenza di fondi, non sono ancora stati catalogati, ma al visitatore viene offerta una scansione di costumi ed abiti per sale: abiti popolari, per le festività, costumi delle confraternite, scialli, coppole, corpetti popolari denominati “ippuni”, in velluto e cotone, sono collocati nella sala A; nella sala B ritroviamo accessori raggruppati per categoria, quindi ombrelli, cappelli, borse, scarpe, guanti, spille, insieme ad un “tableau vivant” dedicato al mondo infantile; la sala C interamente dedicata ad abiti da sposa degli inizi del XX secolo; abbigliamento ottocentesco appartenente a diverse famiglie nobiliari dell’isola nella sala D; pezzi di grande valore risalenti al XVIII secolo sempre appartenenti a nobili casate dell’isola nella sala E; abiti appartenenti ai primi anni 40 del 900 nella sala F; infine la biancheria intima, riccamente ricamata, con gli interessanti vestitini da battesimo di inizio secolo ed accessori nella sala G.

Acquisito e restaurato “Palazzo Cupane”, l’allora Amministrazione Lanuto su proposta dell’architetto Giuseppe Mirando, nel 1990 convenne ad acquisire la collezione privata di abiti e accessori del proponente che avrebbe dovuto far parte di un vasto progetto etno-antropologico. È questo il primo passo per la costituzione del Museo comunale del costume e della moda siciliana. Il museo viene inugurato nel 1993 dall’allora Ministro per le Pari Opportunità Anna Finocchiaro.

Negli anni successivi il mueso è stato arricchito con varie collezioni, abiti e accessori, come quelli delle famiglie Natoli, Riccobono, Bono, Cottone, Oliveri-Lipari, Cirrincione-Piraino, Correnti, che via via l’architetto Mirando, attualmente Direttore artistico del museo, ha avuto modo di ottenere.

Nel 2005, alla fine delle riprese del film “Miracolo a Palermo”, con la scenografia dell’architetto Mirando, l’attrice Maria Grazia Cucinotta ha accettato il ruolo di “madrina” del museo permettendo, a titolo gratuito, di utilizzare la sua immagine in abito d’epoca.

La vera svolta arriva con l’istituzione comunale del museo del costume e della moda siciliana, con la nomina dei 5 membri del consiglio d’amministrazione insediatosi alla fine del 2012: il presidente Aldo Scarcina, il direttore artistico Giuseppe Mirando, il tesoriere Giuseppe Raffiti, il vicepresidente Annamaria Allia, Angela Raffiti.

Diverse le mostre allestite nelle sale del palazzo, come la mostra di abiti del 700, “La moda tra le due guerre”, “Il linguaggio del ventaglio”, che hanno riscosso una vasta risonanza mediatica.

In occasione di alcune sfilate che si terranno a Messina tra il 12 e il 13 giugno, omaggio al film “Il Gattopardo”, il museo metterà a disposizione alcuni abiti anni 50-60 della stilista Ferraro.

L’unicità del museo consiste nella sua tematica che lo limita alla sola Regione Sicilia, nel ripercorrere la storia tessile e del costume dell’isola, oltre al fatto di essere l’unico di natura giuridica pubblica della Regione.

Martina Strano

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