CATANIA – Rimane in carcere e all’accusa di omicidio si aggiunge l’aggravante della premeditazione e della crudeltà. La situazione si aggrava quindi per il 24enne belpassese Luca Priolo che lo scorso 6 ottobre ha tolto la vita alla sua ex compagna (dalla quale ha avuto una figlia), una donna che in realtà era poco più che una bambina: la 20 enne Giordana Di Stefano. La decisione del Gip di Catania, Loredana Pezzino, è arrivata oggi con l’emissione dell’ordinanza di conferma di custodia cautelare in carcere per il 24enne, accogliendo inoltre quanto contestato dal pm Alessandro Sorrentino, ovvero l’aggravante della premeditazione.
Il corpo privo di vita di Giordana era stato rinvenuto, in un bagno di sangue per via di numerose coltellate, all’interno della sua auto a poca distanza da casa (dopo che la giovane non aveva fatto rientro nella notte ed i familiari avevano lanciato l’allarme dando l’avvio alle ricerche), in via Mompeluso a Nicolosi. Una scena agghiacciante agli occhi dei Carabinieri giunti sul posto e del medico legale, Giuseppe Ragazzi, lo stesso medico che stabilì il numero esatto di coltellate dopo aver effettuato l’esame autoptico: 45. Un numero elevato che non ha lasciato dubbi quindi sulla crudeltà del delitto.
Luca avrebbe premeditato tutto, chissà se e da quanto tempo covava rancore verso la madre della sua bambina di quattro anni; un rancore che lo avrebbe portato a mettere in atto il più atroce dei gesti togliendo la vita alla donna, che un tempo forse diceva di amare. Un delitto portato a termine, presumibilmente tra le 2 e le 3.30, quando i due si erano incontrati e Giordana si era rifiutata di ritirare la denuncia per stalking che nel 2013 aveva presentato nei confronti dello stesso 24enne (e proprio poche ore dopo si sarebbe dovuta svolgere la prima udienza del processo).
Dopo l’assassinio Luca Priolo non si era costituito spontaneamente, si era dato alla fuga ma le indagini condotte dai Carabinieri avevano permesso di rintracciarlo e bloccarlo non molte ore dopo alla stazione di Milano pronto a fuggire all’estero.
Portato in caserma aveva confessato l’orrore commesso “Si sono stato io, ho perso la testa. Il coltello lo avevo portato con me solo per intimidirla e farle ritirare la denuncia”. Ha ammesso il crimine ma non la premeditazione che ora aggrava la sua accusa per omicidio volontario.

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