CATANIA − Il processo per l’omicidio di Luigi Ilardo – in corso al Tribunale di Catania ma che, lo ricordiamo, fa parte dell’inchiesta denominata “Trattativa Stato-mafia” − oggi ha previsto l’audizione del Colonnello dei Carabinieri Michele Riccio. L’esame del teste si concluderà lunedì 30 marzo con il contro esame della Difesa, che ha optato di ascoltare il colonnello in altra udienza.

Luigi Ilardo era l’uomo di fiducia di Giuseppe Madonia, reggente dell’omonima famiglia a Caltanissetta. Nel gennaio del 1994, Ilardo ottiene la sospensione della carcerazione e intraprende un rapporto ‘fiduciario’ direttamente con il colonnello Riccio, di cui è messo al corrente soltanto l’allora procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, stando alla ricostruzione resa stamane da Riccio al pubblico ministero. Le informazioni di Ilardo trovano ampio riscontro, infatti permettono alla DIA di Catania di portare a compimento arresti di eccellenti personalità di Cosa Nostra.
Ilardo era un informatore ‘prezioso’ perché ritenuto tra i pochi in grado di contattare Bernardo Provenzano. L’incontro non tarda ad arrivare, infatti nell’Autunno del 1995 Ilardo è ricevuto da Provenzano in una masseria sperduta. “Non è più l’uomo brillante che ho conosciuto”, commentò Ilardo a Riccio che intanto era passato a collaborare dalla DIA ai Ros. A seguito dell’incontro con Provenzano, Ilardo fornisce all’ufficiale dei Carabinieri una miriade di informazioni: la localizzazione del luogo dell’incontro, numeri telefonici, la descrizione degli uomini di fiducia e dei mezzi da loro abitualmente usati.

Ma a questo punto qualcosa si interrompe all’interno delle forze dell’ordine, a dire di Riccio. Il racconto del colonnello, reso stamane al pm Pasquale Pacifico, ripropone le stesse perplessità manifestate in altre sedi: perché i militari dei Ros, nonostante le informazioni rese con precisione da Ilardo, non riuscivano a individuare la masseria che nascondeva Provenzano? Perché Ilardo non si fidava della Procura di Caltanissetta, preferendo quella di Palermo, allorché valutò l’ipotesi di essere un collaboratore di Giustizia? Perché si acconsentì che Ilardo collaborasse con l’Autorità giudiziaria di Palermo, nonostante fosse legato alla famiglia Madonia di Caltanissetta?

Durante l’audizione odierna, durata quasi cinque ore, Riccio conferma la sua amarezza per la pessima gestione dei rapporti con Ilardo quando, nel 1996, questi manifestò l’interesse a collaborare. Il colonnello ripete: “appresi dal capitano Damiano che dalla Procura di Caltanissetta erano uscite notizie sulla collaborazione di Ilardo con l’Autorità giudiziaria”; e aggiunge che è ancora viva in lui l’immagine del Colonnello Mori che volta le spalle quando Ilardo dichiarò, in attesa di essere ricevuto dai procuratori Caselli e Tinebra, “molte stragi addebitate alla mafia hanno invece a che fare con le istituzioni”.
Luigi Ilardo fu assassinato il 10 maggio 1996 in un agguato consumato in via Quintino Sella a Catania. Pochi giorni prima di morire − conclude Riccio − partecipò a incontri con altri esponenti mafiosi in un clima di assoluta serenità.

Flora Bonaccorso

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