PALERMO – Una cerimonia per pochi intimi quella avvenuta questa mattina presso il cimitero comunale di Castellammare del Golfo, in cui si è commemorato Piersanti Mattarella, originario del posto, in occasione del 36esimo anniversario della sua uccisione per mano mafiosa.

Tra gli intervenuti anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fratello dell’ex governatore della regione siciliana, accorso per una breve visita alla tomba del fratello e a quella del padre Bernardo, prima dell’inizio della cerimonia religiosa avvenuta nella cappelletta di famiglia e officiata da don Michele Antonino Crociata. Nessun messaggio da parte del presidente, tranne un breve scambio colloquiale col primo cittadino di Castellammare del Golfo, Nicolò Coppola, che durante il suo breve discorso che ha preceduto la funzione religiosa – discorso che trovate integralmente nel video più sotto – ne ha riferito il contenuto ai presenti: “L’immagine dello Stato, come diceva il nostro presidente della Repubblica che poco fa era qui, è quella che diamo noi: se offriamo un’immagine positiva il cittadino acquista fiducia nelle istituzioni”.

“Oggi è una giornata triste per tutti noi che conoscevamo Piersanti ma non siamo qui semplicemente per deporre dei fiori o parlare di Mattarella: siamo qui per parlare a Piersanti. A lui siamo legati e gli chiediamo da  36 anni di darci una mano a portare avanti il nostro impegno civile, sostenerci e darci una mano e siamo sicuri che se ricordiamo il suo esempio, se valutiamo il testamento politico che ci ha lasciato, troviamo la forza per andare avanti. Piersanti ha vissuto la sua esperienza politica a servizio della nostra terra da solo. Non aveva numeri, ma solo qualità”.

Anche a Palermo si è commemorato l’ex governatore della Sicilia, nel corso di una cerimonia istituzionale avvenuta in via Libertà, cerimonia che ha previsto la deposizione di una corona di fiori davanti alla lapide posta nel punto esatto dell’assassinio. Presenti tra gli altri il presidente del senato Grasso e il sindaco Leoluca Orlando che ha dichiarato: “Piersanti era un politico ed uno statista troppo avanti rispetto al tempo in cui ha vissuto ed umanamente ed eticamente troppo diverso dalla politica del suo tempo. Un tempo in cui Palermo era governato dalla mafia, quella stessa mafia politica che lo ha ucciso. Noi oggi siamo qui per ricordare il sacrificio di un uomo delle istituzioni, che per tanti di noi è stato un maestro che ha cambiato le nostre vite. A me, che avevo il privilegio di essere il suo Consigliere giuridico, toccò allora il compito, come ad altri suoi collaboratori, di indicare ai magistrati quello che pensavo fosse il movente dell’omicidio; di richiamare le responsabilità politiche della corrente andreottiana della Democrazia Cristiana, di Vito Ciancimino e della famiglia Salvo di Salemi”.

“Quel 6 gennaio del 1980 ha determinato la mia scelta di vita di dedicarmi alla città e alla sua liberazione dalla mafia. La morte di Piersanti Mattarella ha portato una grave perdita per la Sicilia e per il suo percorso di sviluppo, riportandoci allora indietro nel tempo e costringendoci ancora oggi a dover recuperare nella nostra regione tanto tempo perso nella direzione dello sviluppo. La presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella ha concluso un percorso, come quella di Sandro Pertini ne concluse un altro. Allora la presidenza di Pertini fece della lotta di liberazione e della resistenza un percorso davvero di tutto il Paese e non di una sua parte politica o geografica, oggi la presidenza di Sergio Mattarella conclude il percorso che fa della lotta alla mafia e del problema delle mafie non più solo un problema “regionale”, una malattia tropicale da curare con l’isolamento ma una questione nazionale; perché se è vero che la mafia e le mafie uccidono in alcune zone d’Italia è altrettanto vero che in tutta Italia e in tutta Europa iniettano il virus dell’economia drogata, della corruzione delle istituzioni e dell’intreccio perverso fra politica e criminalità. La grande differenza rispetto a quel terribile 6 gennaio del 1980 -ha concluso Orlando- è che oggi possiamo dire che quel percorso di liberazione lungo 36 anni non ha debellato la mafia, ma l’ha certamente estromessa dal governo della città”.

Teresa Fabiola Calabria

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