di Agnese Maugeri

Catania – Una speaker sopra le righe, un nuovo conduttore un pò santone un pò star dalla tv, un produttore intransigente, un’instancabile aziendalista, una radio in crisi; miscelate il tutto e otterrete “On Air” una sitcom irriverente, frizzante e coinvolgente.
Per saperne di più e conoscere tutte le gustose curiosità di questa imperdibile web serie, abbiamo incontrato il regista e ideatore Rosario Scuderi e il protagonista Raffaele Costanzo. Il risultato, un’interessante chiacchierata tra amanti del cinema di genere e appassionati di sitcom. Nell’attesa di vedere la prima puntata di “On Air“,  in onda oggi alle 19.00 su youtube e per scoprire interessanti retroscena sui personaggi, vi consigliamo la lettura.

On Air è la prima sitcom ambientata all’interno di uno studio radiofonico, com’è nata la scelta di questa location?

«Perché in radio, semplicemente perché non c’era ancora una serie ambientata lì. In realtà l’idea mi è venuta perché io sono un “malato” di serie americane, le vedo tutte, ce ne sono alcune come Modern Family che durano poco, 20 minuti al massimo, sono delle serie smart, visibili e fruibili velocemente. Una in particolare, la mia preferita, è “30 Rock” con Tina Fey e Alec Baldwin, che si svolge all’interno di studi televisivi, ciò che più mi ha colpito di questa serie è la caratterizzazione dei personaggi. Ovviamente non potevo ricopiare 30 Rock, soprattutto perché non avevo Tina Fey, però una mia amica, Antonella Insabella, me la ricorda molto solo, che lei lavora in radio. Ho deciso così di prendere ispirazione da 30 Rock per quanto riguarda l’ideazione, quindi il backstage attorno al quale si svolge la vicenda, però al posto di essere scrutato il mondo televisivo ho scelto quello radiofonico».

Personaggi forti con spiccate note caratteriali, raccontaci di loro e di come hai creato questa sitcom, scritta a quattro mani con Antonella Insabella?

«In un primo momento Antonella era scettica, poi con il tempo sono riuscito a convincerla e ti dirò di più sono riuscito 10382756_787201331366383_4265655696026364899_nad avere una sua collaborazione anche nella stesura della sceneggiatura, perché lei se la cava bene anche nello scrivere. Scritto il soggetto e il plot delle puntate non ci rimaneva che definire i personaggi. Ho creato dei ruoli davvero stravaganti, quello di Antonella si discosta molto dall’originale, lo resa timida, riservata estremamente aziendalista, tiene lei le redini di tutto, invece nella realtà lei è una tosta e combattiva, ho ribaltato del tutto la sua persona. Antonella nella serie ha una migliore amica Vanessa, interpretata da Federica Scuderi, che lavora al suo fianco, le due sono legate quasi contrattualmente oltre che dall’amicizia. Vanessa è una “over”, perennemente sopra le righe, eccessiva in tutto sia nel carattere che nel modo di vestire. In contrapposizione al ruolo esplosivo di Venessa ho inserito un elemento maschile. Ho immaginato un personaggio della tv che si trova a lavorare in radio per la prima volta, con tempi e stili diversi dai suoi, in più doveva essere piacente… ed eccolo ho trovato lui Raffaele Costanzo che interpreta Manfredi Battaglia. Il suo personaggio è anomalo in radio, perché per lui è un mondo nuovo, ma Manfredi è un tipo stravagante, pittoresco, che vuol far sempre intense esperienze. Inoltre lui ha una spiccata spiritualità, spesso si reca a Rishikesh; è una sorta di santone che cozza molto con l’idea dello scoppiettante presentatore o speaker radiofonico. Eppure, una volta spenta la lucetta rossa dell’Onair lui entra nel suo mondo fatto di feng shui e amuleti, essendo famoso porta in radio molti sponsor, ha amicizie altolocate e, proprio per questo, gli viene perdonato tutto. Accostare un Manfredi a Vanessa non può che generare un cortocircuito dove nel mezzo c’è Bea che deve mitigare tutto e tutti e deve rispondere alle richieste e alle direttive del produttore, interpretato da Romano Mascali. In ogni puntata si scoprirà qualche tratto in più dei personaggi, si parte con la numero zero, dove si respira già ciò che accadrà negli episodi successivi, dove, tassello dopo tassello, verranno fuori in tutta le loro peculiarità, i protagonisti di questa frizzante serie, ma vedrete vi affezionerete presto ai loro tormentoni !»

Un progetto giovane, che parte oggi con la prima puntata ma, parlaci  del “dietro le quinte” di On Air?

«Le puntate sono 10 e partono oggi sul nostro canale youtube e finiranno il 30 novembre, poi però rimanderemo in onda tutte la serie con i sottotitoli in inglese per essere fruibili a un pubblico più vasto. Ogni puntata si interrompe in un preciso momento e continuerà nell’episodio successivo, unite insieme genererebbero un piccolo film, un andamento tipico delle serie web. È un lavoro fatto tutto da noi con la voglia di divertirci e di trasmettere il buon umore anche a chi ci guarda. Abbiamo iniziato a scrivere con Antonella a marzo, abbiamo finito a maggio e i primi di giugno sono partite le riprese, ultimate a metà luglio. Tempi stretti che solo il web può darti, non abbiamo chiesto, ne cercato, finanziamenti, è stato tutta farina del nostro sacco. Potevamo lavorare con un semplice smartphone, fanno quasi tutti così, ma abbiamo voluto scegliere un modo più cinematografico, ci si addice di più ! Il web è un’arena dove noi ci cimentiamo, può succedere anche che il nostro linguaggio non arrivi attraverso questo canale, proprio perché forse è troppo cinematografico, per il web è meglio qualcosa di più semplice stile “Camera Caffè” due persone che parlano senza campo, contro campo e musiche. L’incognita però è bella perché ti da la misura di questo mondo virtuale in cui tanti ragazzi vivono. Giravamo la sera nei locali di Radio Studio Centrale, ho chiesto a Romano Mascali e lui mi ha aperto le porte, l’unica clausola è stata quella di girare finito il programma di Antonella e quindi dopo le nove di sera per finire intono all’una di notte».

Tu hai dei trascorsi diversi che ti vedono legato al cinema, ti sei messo in gioco, com’è stata questa esperienza con un canale così diverso come quello del web?

«Io vengo da tutt’altro mondo, eppure questo per me è un ritorno alla commedia. Dieci anni fa avevo fatto “Scendo Subito”, un’idea del mio grande maestro Giovanni Veronesi, oggi rieccomi qui a lavorare con i tempi comici, dopo aver10151915_10202636507905872_687423454_n realizzato tanti thriller. Però mi piace questa possibilità che le persone hanno di scegliermi, anche nella pausa di un caffè possono vedere una nostra puntata, è certo questa è un’occasione ghiotta che non vogliamo farci scappare. Quando non giro io sto male, mi serve il set è una terapia di gruppo, poi in questo caso specifico eravamo tutti “malati di cinema” e tra una scena e l’altra facevamo citazioni di altri film, molte le abbiamo anche inserite in On Air, sarà bello per chi ci vedrà riconoscerle e scoprirle ! Siamo pronti alle critiche, le attendiamo, ma se sono costruttive che ben vengano, ci serviranno per la seconda stagione così da aggiustare il tiro e migliorarci. L’idea è proprio quella di creare qualcosa di divertente, veloce, fruibile a tutti e gratis, che riesca a strappare un sorriso a chi ci guarderà, per noi è un esercizio utile ricco di passione».

State già pensando a un proseguo, possiamo anticipare una seconda stagione?

«Abbiamo volutamente lasciato un finale aperto che non posso dirti, ma c’è un cliffhanger nel quale agganciarsi che ci riporterà alla nuova stagione. Neanche gli attori sanno come finirà, lo so solo io, mentre giravano non ho mai detto quale fosse l’ultima scena… dovranno vedere la serie per scoprirla. Si, sto scrivendo una seconda stagione con altre dieci puntate, dove i personaggi si svilupperanno in modo diverso, ci saranno molti più esterni e si vedranno le loro vite private, dopo averli conosciuti a lavoro, in radio, è il momento di capire come sono queste persone nel loro quotidiano».

Un affiatamento il vostro che si percepisce subito, già dalle prima battute…

«Si è costruito un bellissimo gruppo coeso, un clima di squadra genuino fino all’ultimo giorno, anzi proprio il giorno conclusivo è stato il più triste; nonostante tutto siamo diventati più amici e ci si vede spesso. Io dico sempre, il set è frequentazione e separazione, il primo giorno di riprese gli dissi “ricordate questo momento sarà sicuramente faticoso ma quando arriveremo all’ultimo giorno vi sentirete leggeri ma tristi perché l’indomani non si torna più qui” ed è accaduto esattamente questo. La mia fortuna è stata quella di trovare tante coppie già ben rodate, ho solo dovuto registrarli e calibrarli, frullando questi cinque personaggi inevitabilmente viene fuori On Air, ma si capirà tutto questo sin dalla sigla !»

Raffaele tu sei uno speaker radiofonico con la passione per il cinema e il teatro, ma sei anche il protagonista di On Air Manfredi Battaglia. Come sei approdato in questa sitcom?

«Manfredi e io siamo diversissimi forse ci unisce solo un po’ la spiritualità. Nella vita reale io conduco un programma radiofonico con Francesco Pitrelli, andiamo in onda il sabato su RSC e conosciamo Antonella la quale, sapendo della mia passione per il cinema, mi ha invitato a partecipare al progetto di Rosario e io mi sono trascinato il mio amico e 11695941_10206725645970410_2494258443654440943_ncollega Francesco. In principio dovevamo interpretare due piccoli ruoli, poi lentamente abbiamo conosciuto Rosario, parlavamo di cinema e di calcio, anche se io di quest’ultimo non capisco nulla. Un giorno gli ho fatto ascoltare qualche traccia del nostro programma “Balle spazziali” dove recitiamo degli spezzoni di film e il pubblico deve indovinare il titolo, a Rosario piacque molto. Nei giorni seguenti mi chiese di fare una foto per individuare e studiare meglio il mio personaggio, da questo scatto lui ha avuto una folgorazione. Poco dopo mi dissero che non dovevo fare più quella piccola parte ma che sarei stato il protagonista. Hanno ricreato un ruolo anche per Francesco, accoppiandolo sempre al mio personaggio, un bene per la sitcom perché noi lavoriamo insieme da dieci anni, siamo come Franco e Ciccio, abbiamo una chimica pazzesca. Ognuno avevamo solo le proprie battute poi, sul set, recitando e intersecandoci costruivamo la storia. Proprio per questo nessuno, a parte Rosario, conosce la fine, vivremo questo effetto sorpresa, magari nell’ultima puntata si vedrà un giornale con scritto Manfredi Battaglia è morto, io mi aspetto di tutto !»

Rosario, lavori da anni nel mondo della settima arte, qual è la tua opinione sul cinema italiano? Pensi che On Air potrebbe diventare un film?

«I personaggi sono adattabili, c’è l’esempio di Boris, anche loro hanno preso spunto da 30 Rock con uno straordinario Renè Ferretti – Francesco Pannofino, che hanno trasformato in film quindi è un procedimento fattibile. Per me il mondo delle commedie italiane al momento è un po’ saturo, ci sono le commedie di autore come quelle di Giovanni Veronesi, con una comicità di scrittura con un sotto testo ben evidenziato, non è la comicità triviale di altri film. Veronesi ha un eleganza anche nel muovere la macchina da presa, con lui lavorano grandi attori italiani e stranieri. Per quanto riguarda un film io sono sempre più orientato per il cinema di genere quindi o un poliziesco, o un thriller serio, dove alla fine devi scoprire l’assassino. Non amo quelli moderni, dove l’omicida è un’entità misteriosa che non si palesa, mi piacciono i gialli classici come “Dieci piccoli indiani”. Adoro Lynche, ma è inarrivabile, lo puoi citare in inquadrature e atmosfere ma non si può rifare, oltretutto non è replicabile perché viviamo in un mondo in cui il cinema non è arte ma lucro, un esordiente non può puntare a Lynche perché non incasserebbe e ciò comporta che il produttore, un possibile secondo film, non lo farebbe girare. Un altro immenso, a cui guardo con ammirazione è Quentin Tarantino. Lui frulla insieme generi, fa un western e gli accosta la musica pop, creando qualcosa di unico e incredibile. La mia idea era proprio questa far un giallo rifacendomi al cinema di genere degli anni ’70 però attualizzandolo al nostro tempo, perché in quegli anni i film erano lenti e questo nell’era virtuale non è più accettabile. Inoltre essendoci, in quel periodo, dei compositori meravigliosi come Rizzo Ortolani, Franco Micalizzi, Sergio Cipriani, si potrebbe prendere un vecchio brano loro e riadattarlo ad alcune scene. Nel giallo che sto scrivendo ci sono vari omicidi, per ognuno dei quali, c’è un brano che lo determina. Noi, nel nostro piccolo, facciamo ciò che andrebbe fatto nel cinema italiano, prendiamo la serie la sottotitoliamo e la mandiamo fuori. Purtroppo, spesso, il cinema nostrano questo non lo fa rimane confinato tra noi, gli americani, anche se fanno una commedia stupida, la mandano ovunque arrivando anche nelle nostre sale con un enorme battage pubblicitario; in Italia non si è ancora capito che il cinema è un’industria. Noi con On Air, anche se con mezzi piccoli, cerchiamo di pensare in grande»

Hai affermato di essere un appassionato di serie americane oltre che di film, in molte di esse compaiono attori celebri, proprio perché questo nuovo genere sta spopolando. In Italia siamo come sempre indietro, pensi però che gli attori nostrani sarebbero così pronti a mettersi in gioco?

«In America gli attori, anche premi oscar, hanno delle menti aperte, ad esempio Matthew Mcconaughey che haxvnXueSG interpretato otto puntate di “True Detective”, o il mitico Kevin Spacey che recita in “House of cards” serie diventata ora fenomeno di culto, anche se quando la vidi io nel 2012, la si trovava solo su internet senza neanche sotto titoli, solo dopo tre anni l’acquistò Sky. Nel nostro gruppo, siamo tutti appassionati di cinema di genere che manca in questi anni in Italia. Nel nostro paese le uniche serie degne di nota sono quelle che ha fatto Sollima “Romanzo criminale” e “Gomorra”, oppure i Manetti Bross con “Song’e Napuli”. Da noi l’attore di cinema non vuol fare le serie tv, o la web serie, spesso perché c’è un conflitto tra tv e cinema. I giovani di oggi che vogliono diventare registi dovrebbero vedere i film più vecchi, anni settanta dove c’era il primo piano stretto, prendi Sergio Leone, lui scriveva con la macchina da presa.

In “On Air” ci siamo divertiti e abbiamo giocato con le inquadrature, il verbo to play l’abbiamo utilizzato per girare, speriamo che il risultato vi piaccia !!»

Vuoi guardare la prima puntata di “On Air” clicca qui !

Agnese Maugeri

Scrivi