di Katya Maugeri

“Tutti sanno che un clown dev’essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconia sia una faccenda seria da morire, fin lì non arrivano.” 

Un personaggio istrionico, arrabbiato, cinico, senza peli sulla lingua. Hans Schiner è un clown che ha smesso di far ridere, un giovane uomo che dopo anni passati a girovagare si ritrova nella sua casa, nella sua Bonn, senza fidanzata e costretto a rimanere fermo di fronte a ciò che rimane della sua “maschera”. Il protagonista del capolavoro letterario di Heinrich Böll, “Opinioni di un clown” vi conquisterà. Un libro che andrebbe assaporato lentamente per gustarne ogni piccolo dettaglio. Scritto nel 1963, Opinioni di un clown, è ambientato nel periodo della ricostruzione industriale tedesca successiva alla seconda guerra mondiale. Una critica dirompente all’ipocrisia borghese. Heinrich Böll ci permette di superare la definizione di “maschera”, penetrando nell’animo del protagonista. L’intero racconto si svolge a Bonn in meno di tre ore, nella casa del giovane clown,  appena rientrato dall’ennesima disastrosa, burrascosa rappresentazione. La sua carriera e la sua vita sentimentale  precipitano in un vortice di solitudine. Da qui in poi si alternano telefonate e ricordi, richieste di denaro e severi  rimproveri ed effimere  tenerezze, stati d’animo che – inevitabilmente – avvolgeranno il lettore e lo renderanno partecipe dei deliri e delle “opinioni” di Hans. Lui, un artista lontano dalle leggi formali, non riesce a piegarsi alle regole della società del profitto e dell’indifferenza, rivelando così adolescenziali debolezze e sarcasmo feroce nei confronti della Chiesa. clownHans racconta, esprime, narra tutto questo e molto altro ancora senza mai lasciare un istante di noia nel lettore, l’attenzione resta sempre viva. Ci si innamora dei suoi spettacoli, delle sue imitazioni di Chaplin , degli aneddoti raccontati, e della sua bizzarra capacità –  molto esuberante – di saper percepire i profumi attraverso la cornetta del telefono. Tra dubbi spirituali, la sua esilarante ironia, la sua profonda delusione, l’autore delinea un personaggio indimenticabile. Una storia raccontata in prima persona, le parole di Hans conquistano e penetrano l’animo del lettore “Mi guardai allo specchio: i miei occhi erano completamente vuoti, per la prima volta non avevo bisogno di fissarmi allo specchio per una mezz’ora e fare ginnastica facciale per svuotarli”. Il protagonista affascina raccontando la storia della sua vita e svelando l’ipocrisia di  una  società che ha rapidamente dimenticato l’appartenenza alle ideologie naziste e si è rifugiata all’interno di un finto pentimento. Sarà, così, che la maschera del clown svelerà la maschera dell’ipocrisia sociale. Quando venne pubblicato, nel 1963, “Opinioni di un clown”, suscitò molto clamore nell’ambiente cattolico e governativo tanto da divenire non solo un fenomeno letterario, ma anche politico. Un libro ricco di frammenti d’anima di un artista che non scende a compromessi né con la società, né con la vita, “Quello che gli altri chiamano reale, a me sembra una finzione”. Anche lo stile dello scrittore, incisivo, severo, ci riporta alla visione di un mondo estraneo, ipocrita, finto e cattivo, ma non del tutto smarrito, una satira cruda e amara quella di Böll che mette in luce le contraddizioni tipiche di una moralità effimera. Hans è l’unico personaggio in carne e ossa, gli altri sono solo sfumature dei suoi ricordi. Opinioni di un clown, uno dei capolavori di Heinrich Böll, mostra le qualità di questo splendido autore,  premio Nobel ed autore di capolavori quali Foto di gruppo con signora, Biliardo alle nove mezzo ed E il treno partiva in orario.
Un romanzo dove la scrittura trova forza e coraggio per esprimere la passione e le “opinioni “ di un protagonista che ama profondamente la vita, “colpevole” di ricercare e denunciare le ingiustizie emotive e morali , ricerca la liberazione dalle schiavitù dettate da convenzioni e da etichette da indossare sorridenti. Ma Hans è un clown e “colleziona attimi”.

K.M.

A proposito dell'autore

Determinata. Umorale. Contraddittoria. Parlare di me? Servirebbe un’altra me per farlo. Riesco ad analizzare, esaminare varie tematiche senza alcun timore, ma alla richiesta autoreferenziale, ecco la Maugeri impreparata! Caos. Ed è proprio in questo caos che trovo ciò che mi identifica, trovo stimolante tutto ciò che gli altri, per superficialità, ritengono marginale, amo trovare e curarne i dettagli. Credo che trattenere i pensieri e sentirli dibattere nella mia mente sia l’essenza della mia “devozione”. Amo scrivere, serve scriverlo?

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