CATANIA – Doveva essere il gran giorno, con la firma del contratto per la cessione temporanea dell’ex cinema “Midulla”. E invece ieri, per l’orchestra infantile “Falcone Borsellino” di Catania, c’è stata solo una grande delusione, con la consegna di un contratto (peraltro richiesto da tempo per visionarlo preventivamente) contenente clausole ritenute “inaccettabili”. A spiegarlo è la stessa Alfia Milazzo, presidente della fondazione “La città invisibile” a cui afferisce l’orchestra. Le motivazioni sono contenute in una nota che pubblichiamo integralmente, accompagnata da una copia del contratto.

002“Dal 9 novembre scorso, da quando il Sindaco di Catania ha espresso pubblicamente la volontà di assegnare il Midulla alla Fondazione La città invisibile, abbiamo chiesto una copia del contratto per visionarlo in anticipo. Copia che non è mai arrivata. Oggi, giorno indicato da Bianco per la consegna del locale, in verità ci hanno offerto 3 foglietti di carta in cui si pongono i termini del contratto. Questo prevede in sintesi una permanenza temporanea senza indicare una data di termine, salvo una generica conclusione della procedura di affidamento in seguito a bando; la completa responsabilità (civile, penale e patrimoniale) sul Midulla che ci viene consegnato in normale stato (cosa che non è accertata, anzi vi sono delle parti che sono ammalorate dalla pioggia) e in caso di lavori dovremmo provvedere noi a nostre spese senza poter richiederne rimborso; ci viene attribuito l’obbligo di consegnare senza preavviso i locali al Comune per 16 ore settimanali, ore di cui noi pagheremmo comunque le spese e di cui rimane l’attribuzione della completa responsabilità, ore che possono coincidere con quelle delle nostre attività, creando l’inutilità dell’assegnazione. A questi temi avevamo posto attenzione con l’Assessore Girlando, il quale con il sindaco, ci aveva assicurato la sua assoluta disponibilità a facilitare il nostro gravoso impegno nel quartiere sollevandoci da oneri vari. Cosa che non è prevista invece dal contratto.

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione, riunito informalmente allo scopo di condividere una decisione sul tema, all’unanimità prende atto del fatto che l’Amministrazione comunale non riesce a cogliere l’opportunità storica di un comune sforzo con il nostro ente no profit per far rivivere uno spazio degradato attraverso la cultura e la legalità promossa dal basso e per il bene puro.

Ci saremmo aspettati una maggiore apertura e compartecipazione rispetto alle istanze dei bambini del quartiere di San Cristoforo. Bambini che sono abbandonati da sempre colpevolmente da tutte le amministrazioni che si sono succedute negli anni e che anche oggi ricevono un ennesimo schiaffo.

Quali logiche di giustizia sociale, di rispetto dei diritti dell’infanzia, hanno guidato l’estensore delle norme scoraggianti di tale contratto?

Dobbiamo credere che gli annunci fatti dal Sindaco domenica 9 novembre siano non promesse ma illusioni?003

E perchè mai una realtà meritevole e totalmente gratuita, assolutamente povera e priva di finanziamento pubblico, come la nostra, dovrebbe accettare clausole capestro capaci di infliggere sicuro insuccesso alla più ricca delle opere di volontariato? Perchè dovremmo rischiare di portare sul lastrico l’intera attività? Per pochi giorni che il Comune vorrà concederci senza l’interesse concreto a ché il nostro ruolo sia davvero quello che abbiamo svolto fino a luglio scorso: una porta aperta, una via di fuga dall’abbandono in cui versa una parte importante della città a causa dell’indifferenza da parte di chi amministra la cosa pubblica.

Abbiamo scelto di affrontare ogni dialogo e controversia in assoluta trasparenza. Nel desiderio di mostrare come si possa e si debba aprire alla cittadinanza argomenti come questo. Non sono mancati i consigli di chi ci ha suggerito di operare nell’ombra e di non dare notizie se non filtrate alla stampa e alla tv. Noi non li abbiamo accettati. Lo dimostra la trasversalità politica del sostegno ottenuto, la coralità delle voci, le 31000 firme alla nostra petizione. Di questo abbiamo merito. Ma anche a tutti costoro che da più parti si sono adoperati per aiutare i nostri bambini, il “Comune di Catania srl” (come si definisce erroneamente nel contratto cadendo un tremendo lapsus freudiano), dovrà rispondere. A noi non importa niente del lato politico. A noi interessa la coscienza. E in nome e per conto della coscienza che chiediamo a tutti di rendere conto di quanto è stato e sarà fatto per i deboli e gli umili di questa nostra città”.

 004

Alfia Milazzo, presidente fondazione “La città invisibile”

Scrivi