Domenica 6 luglio, si è tenuto, a Palermo, a cura dell’Associazione Musicale “Albert Schweitzer”, il 1° Congresso degli organisti e organari professionisti siciliani, dedicato agli organi storico-monumentali di Sicilia. L’iniziativa è stata finalizzata a mettere in relazione i principali musicisti, gli organisti e gli organari siciliani all’insegna del pieno rispetto delle diverse sensibilità e della libera circolazione delle idee sia sul fronte dell’organizzazione di eventi artistici sia sul fronte della promozione della cultura siciliana, anche fuori dall’Isola.

organiIn linea con le finalità statutarie, l’Associazione “Albert Schweitzer” ha inteso porre l’attenzione sul patrimonio storico dei beni musicali (ovvero gli antichi organi a canne della Sicilia), che, allo stato attuale, versa in condizioni di degrado. Con questi presupposti, è nato il Comitato Organistico Siciliano (C.O.S.), che vuole proporre una riflessione su una serie di problematiche riguardanti, non solo il mondo organistico ed organario, ma soprattutto i rapporti tra i cittadini e gli Enti preposti alla tutela del patrimonio stesso, favorendo così una dialettica costruttiva tra allievi, appassionati, dilettanti, professionisti, organari, organisti e compositori. Il fine è quello di tutelare gli antichi organi dell’Isola ed elevare la qualità artistica dei concerti in Sicilia, consentendo ai cittadini di riappropriarsi e di beneficiare di questo patrimonio comune.

Per l’occasione, che ha visto coinvolti alcuni tra i principali artisti e specialisti del settore (Daniele Ficola, Carmelo Scandurra, Matteo Helfer, Basilio Timpanaro, Paolo Springhetti, ecc.), Franco Vito Gaiezza, organista e presidente dell’Associazione “Albert Schweitzer”, ha prodotto e distribuito un suo CD, registrato con la collaborazione di Francesco La Bruna (con musiche di Franck, Phibes, Scarlatti, Bach, Mahler, Debussy, Gurdjieff, ecc.), abbinato ad un libro, Là dove si posano le coccinelle, di cui anticipiamo qui la presentazione a firma di Vincenzo Maria Corseri. 

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Dopo averci regalato due intensi volumi in cui sono state raccolte alcune prose autobiografiche, diversi saggi brevi, numerosi aforismi che confermano un incommensurabile, miracoloso attaccamento all’arte, ai valori dell’amicizia, alla vita, Franco Vito Gaiezza, con questo testo – dai toni molto personali –, ha deciso di condurci per mano alla frontiera estrema dell’amore, cioè davanti a quel mistero che si accosta al sogno e alla visione e che difficilmente la parola scritta può esplicare in maniera compiuta.

            La vicenda su cui si intesse la trama del racconto è semplice. È la storia di un’«affinità elettiva» tra un uomo e una donna che vivono, indipendentemente l’uno dall’altra, per la musica, e che dalla musica hanno saputo trarre il profondo sentimento di giustizia che regola le loro parole, i loro più intimi pensieri, le loro azioni. La musica, che è l’arte del tempo per antonomasia, favorisce loro una concezione assolutamente personale e, allo stesso tempo, dinamica del senso della vita. Amandosi (spiritualmente e, nonostante la notevole differenza di età, perché no, forse anche carnalmente), Vito e Serafina, i due protagonisti della storia, riescono ad esorcizzare la paura della morte e la sensazione di alienazione coatta, di spaesamento, cui la cinica società in cui viviamo vuole costringerci con i suoi luoghi comuni e le viete abitudini che cerca di inculcarci per renderci «funzionali» al sistema politico ed economico vigente.

            Il palinsesto amoroso enarrato – parafrasando Barthes – in questi frammenti di un discorso musicale, si articola in un continuo rinvio di confessioni improvvise, di «boutades» verbali, di ammiccamenti casti e gioiosi, ma anche di momenti di percezione estatica della natura (e, in particolare, del meraviglioso paesaggio agrigentino in cui la storia è stata ambientata), che sono, poi, il segno di una consapevolezza dell’amore piuttosto precisa: quella che ci porta a comprendere che la condivisione di forti emozioni e la certezza di essere vocati alla ricezione dei messaggi eterni della conoscenza sono la diretta conseguenza dell’innata capacità dell’artista di cogliere l’amore come l’esperienza universale per eccellenza.

            Si badi, un racconto è pur sempre un racconto, e non tutto quel che vi si accenna può essere dipanato in maniera organica, letterariamente compiuta. Franco Vito Gaiezza ne è perfettamente consapevole, tanto più che la funzione di questo libretto è quella di accompagnare «sinesteticamente» un disco con un programma musicale interamente selezionato e interpretato dallo stesso Autore. È, certamente, la conferma della sua corale amicizia nei confronti dei suoi lettori/ascoltatori. Ma anche un possibile «luogo», non solo ideale ma concreto, in cui ritrovare le tracce di un’umana armonia verso cui intraprendere un nuovo, silenzioso, cammino. A noi rimane il compito, non meno importante, di seguire con attenzione questo personalissimo contrappunto letterario e musicale che egli ha deciso di donarci e di godere del messaggio di bellezza cui il lavoro che ci accingiamo a leggere rimanda: di una bellezza che è verità.

Vincenzo Maria Corseri

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