“Sangue, sangue, sangue!”. L’“Otello” di Verdi, in Sicilia, proseguirebbe così: “Blu, blu, blu!”. Che si dovrà fare per campare? O i tuoi avi hanno camminato di fianco al re – uno qualsiasi – e amoreggiato con la regina – una qualsiasi – altrimenti vai a fare il marinaio. In Sicilia siamo, e i democratici sono come i quattro amici al bar: volevano cambiare il mondo e non ci sono riusciti.

Tra il marchese Fulvio Abbate da Palermo e il barone Ottavio Cappellani da Catania giusto il duca di Mantova del “Rigoletto” potrebbe dire la sua. Quello de “La donna è mobile qual piuma al vento”, ma oggi lo appenderebbero in piazza perché se non dici che le donne salveranno il mondo perché sono più intelligenti, forti motivate (e bla bla bla) è meglio che ti arruoli tra i gruppi dell’Isis. Ragazzi, ma in Sicilia solo questi sangue blu si fanno ascoltare? Hai voglia piantar grane con le tue idee rivoluzionarie. E se aristocratico non lo sei, basta fare come Julius Evola altro siciliano ma nato a Roma (che però della Sicilia se ne sbatteva), ti inventi di esserlo e non se ne parla più.

Quindi da oggi in poi principe Marco Iacona. Che scrive questo post – qui diventa serio: terza persona – per esprimere solidarietà a Cappellani per quanto avvenuto la notte di Capodanno in quel di Noto. Per l’aggressione subìta. La violenza appartiene ai primitivi, che sono già sconfitti. Perché se faccio sollevamento pesi tiro su centocinquanta chili, ma se m’invento la leva – studio e mi applico – di chili ne sollevo quanti ne voglio. La forza bruta non è forza, è bestialità. E di bestie in Sicilia ce ne sono che a contarle si farebbe notte mille volte. Non entro nel merito, ma una cosa vorrei dirla e penso di non sbagliare. Gli scrittori sono come i parenti non te li scegli: capitano e basta. Gli scrittori ce li dobbiamo tenere stretti perché raccontano quel che siamo e saremo, e ci capiscono più degli altri.

La mia solidarietà va all’uomo, il rispetto al romanziere. La Sicilia è quel che è. Vil scellerata.

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