Il “no” politico al dissesto ha provocato danni irreversibili e ora Marletta è costretto alla resa. I dati del Bilancio.

PALAGONIA – “Le casse del comune sono al collasso. Dobbiamo sacrificarci tutti e chi è chiamato a governare deve fare per primo la sua parte”.

Con queste parole, che suonavano come l’ultimo disperato appello alla città, il commissario straordinario del Comune di Palagonia, Antonio Garofalo, chiamato a sostituire il dimissionario sindaco Francesco Calanducci, nel novembre del 2011 lanciava l’allarme per rendere nota alla città la disperata situazione economico-finanziaria dell’ente.

Palagonia, MunicipioUna situazione grave, provocata da oltre trent’anni di malgoverno e sintetizzata da cifre raccapriccianti.

L’invito del commissario, rivolto al Consiglio comunale, perché fornisse nell’ambito delle sue competenze e nel rigore della legge che ne attribuisce il potere di indirizzo e di controllo, qualche iniziativa che avesse la proficua finalità del risanamento delle casse comunali, restò inascoltato. L’approccio dei consiglieri rimase, fino alle elezioni del maggio 2013, parecchio distratto.

Al Commissario dovette sembrare perfino strano che l’organo istituzionalmente deputato al controllo del programma e dell’attività di gestione dell’amministrazione, non si fosse accorto, nel tempo, del progressivo declino della situazione economica al collasso e prossima al dissesto finanziario, ormai impossibilitata a rendere ai cittadini perfino i servizi essenziali con le poche limitatissime risorse a disposizione.

Dopo pochi giorni dal suo insediamento (luglio 2011) il commissario effettuò la cosiddetta verifica di cassa straordinaria registrando un saldo contabile negativo di oltre due milioni e mezzo di euro (2.686.411,14) somma, questa, anticipata dalla tesoreria comunale e sulla quale vanno calcolati e pagati dal Comune gli interessi passivi.

Il Commissario fornì ulteriori elementi, facilmente verificabili dagli strumenti finanziari per meglio far comprendere lo stato economico e finanziario del Comune che alla data del 19 luglio 20011 soffriva un’esposizione debitoria di oltre 20 milioni di euro (20.838.670,82).

Questa lunga premessa, ci scusi il lettore, serve per spiegare come la nuova Amministrazione, che governa Palagonia dal mese di maggio 2012, avesse ben chiara la situazione economica dell’ente, che col passare del tempo poteva solo aggravarsi, e appena insediata avrebbe dovuto trarne le dovute conclusioni e prendere le giuste misure .

Invece, dopo l’entrata trionfale nelle stanze del Comune con il coro dei compagni che intonava “Bella Ciao”, quasi fossero i liberatori di una non meglio identificata dittatura, il grande sogno di una Palagonia – Bene Comune, si è infranto sugli scogli acuminati dei debiti e oggi la barca affonda in maniera impietosa sotto gli occhi dei cittadini.

valerio-marletta-sindaco-di-palagoniaNonostante, grazie al DL 35/2013, sono stati già pagati debiti per circa 8 milioni, la situazione resta pesante e il Consiglio comunale in queste ultime settimane è chiamato a riconoscere oltre sette milioni di debiti fuori bilancio identificati in circa 270 delibere. Due milioni e quattrocento mila sono stati già riconosciuti ne restano da riconosce altri quattro milioni e seicento mila.

Sono tutti debiti che riguardano in massima parte parcelle di avvocati e professionisti, espropri di terreni, cooperative sociali e altro ancora, tanto per citarne qualcuno i 330 mila euro relativi agli anni che vanno dal 2006 al 2012 per il Pozzo Fico che serve l’acqua al Comune di Palagonia fin dagli anni ’80 e circa 1,5 milioni di euro per la fornitura di energia elettrica.

Questa è la chiara dimostrazione che nelle vicende di politica economica i nodi vengono sempre al pettine.

Quando il sindaco Marletta si insediò a Palazzo di città, ormai quasi due anni or sono, sapeva bene che la condizione delle casse era già abbastanza compromessa e che invece di dedicare tempo a cambiare nomi alla strade e alle piazze, spostare statue di santi o peggio ancora accanirsi nel dare seguito legale, con pesi e misure diverse, a una relazione ministeriale del MEF che andava affrontata in altro modo (su questo torneremo in seguito), avrebbe dovuto rimboccarsi le maniche e mettere a punto una strategia credibile.

Appare chiaro che l’immobilismo di questi due anni e l’aver allontanato il dissesto perché va in direzione opposta alle promesse elettorali, ha portato il comune a una situazione irreversibile di squilibrio strutturale.

L’avere tardato, colpevolmente a nostro avviso, la dichiarazione di dissesto, che ove ricorre la fattispecie è un comportamento virtuoso, ha gravemente compromesso l’erogazione dei servizi, ormai ridotti l lumicino, e ha attuato una sorta di sperequazione fra i creditori, diversi dei quali, avendone i mezzi per farlo, sono frattanto riusciti a riscuotere per circa un milione di euro.

Due erano le possibilità: lasciare scivolare il comune verso la bancarotta, come è stato fatto, oppure dire la verità ai cittadini e varare un pacchetto di riforme incisive finalizzate a riorganizzare la macchina comunale esigendo efficienza, spezzando clientele e varando tutte quelle misure, spesso impopolari, per il recupero dell’evasione.

Purtroppo, fra le due, è stata scelta la prima e la svolta politica tanto sbandierata in campagna elettorale è venuta a mancare quasi subito, al punto che oggi, come era facile prevedere, “Il piano di riequilibrio– sono parole dello stesso primo cittadino rilasciate alla stampa – non può essere validamente redatto né approvato dalla Corte dei Conti”. La stessa Corte dei Conti che ha imposto all’Ufficio tributi di stralciare residui attivi non più esigibili per circa tre milioni di euro.

Il sindaco Marletta è sicuramente persona perbene, non abbiamo elementi che dimostrino il contrario, ma ciò non basta per amministrare una città di 17 mila abitanti, tanto più che è rimasto prigioniero dei “fantasmi” del passato che evoca e richiama ogni qual volta i meccanismi si inceppano.

Nel corso del comizio che si terrà domenica 13 aprile in Piazza Garibaldi, il primo cittadino dovrebbe ufficialmente dichiarare l’avvio delle procedure per il dissesto.

Ma potrebbe accadere il contrario e la drammatica situazione attuale continuerebbe ad aggravarsi.

Non essendo l’amministrazione in grado di esprimere qualsiasi azione riformatrice continuerebbe ad imporre tasse e balzelli ai cittadini, quelli che pagano le tasse, chiamati ad un sacrificio enorme in cambio del nulla.

La dichiarazione di dissesto che la giunta e il consiglio avrebbero dovuto dichiarare appena insediati, invece, certificherebbe una situazione di fatto, ormai innegabile, e potrebbe costituire una occasione di ripartenza per la città.

La gestione dei conti pregressi verrebbe commissariata, i creditori verrebbero finalmente liquidati con delle transazioni, e l’Amministrazione in carica dovrebbe predisporre – secondo precise disposizioni di legge – un vero piano di risanamento, pena lo scioglimento del Consiglio comunale. Opporsi “ideologicamente” al dissesto è stato fino a questo momento follemente irrazionale. Continuare su questa strada significa tentare ancora di celare una verità acquisita e illudersi dell’arrivo di altri aiuti finanziari resi tanto più difficili dalla scarsa credibilità dell’attuale Amministrazione.

Ecco perché, domenica sera, i cittadini di Palagonia si aspettano dal sindaco Marletta, non i soliti bla-bla-bla su chi lo ha preceduto ma la presa d’atto di una situazione ormai irreversibile e la coraggiosa, onesta e dignitosa dichiarazione di resa.

R.S.

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