di Salvo Reitano

Scorrono i giorni autunnali dentro l’evento di nuvole sparse e improvvisi raggi di sole e non m’importa niente perché tutto è fermo a domenica 28 settembre. Sono solo, nel piccolo soggiorno di casa e il pomeriggio anticipa leggeri scrosci di pioggia. Ora il crepitìo  quasi inevitabile delle gocce percorre i muri esterni bagnando sul davanzale della finestra due vasetti fioriti.
Leggo il giornale e sulla cronaca del Calatino mi imbatto in un articolo di taglio basso con una foto in primo piano che mi restituisce il volto conosciuto di un consigliere comunale di Palagonia, Nino Murgo.
Succede cosi che la lettura diventa obbligatoria e scopro che Nino ha fatto una scelta piccola, nel perimetro della sua entità, ma grande e coraggiosa nella mitezza dell’esempio.
«Nell’attuale momento storico, a Palagonia, i primi a dover dare un segnale di risparmio devono essere gli amministratori municipali – dice al cronista di provincia che lo ascolta e riporta – sento il dovere di rinunciare, pertanto, a ogni indennità di mia competenza. Lascio  tutti i corrispettivi e i compensi derivanti dalla mia attività istituzionale, confidando in un loro utilizzo in servizi di pubblica utilità per i cittadini». Lo aveva già fatto, in passato, quando decise di accreditare quei pochi corrispettivi che maturava all’Unitalsi e all’Associazione Agesci Scout. La solidarietà come segno distintivo.
Nessun appello agli altri consiglieri, agli assessori e al sindaco. Un gesto isolato e personale mentre la barca senza timone prende colpi di mare e fa acqua da tutte le parti. La mappa degli scogli ci sarebbe, ma in plancia si levano voci rissose, ogni vela viene discussa mille volte prima di essere issata, mentre la ciurma, che sono i cittadini, è risucchiata dai marosi.
E’ tutto, si sarà detto Nino, tranne che un bell’andare e Palagonia non ha una rotta e nemmeno un porto da raggiungere.
Allora, se non si può essere tutti come Nino, si può tentare la brutta copia. Ciò che conta sarà dedicarsi, in mitezza e opere. Mi par di credere che mai come oggi agli amministratori e ai consiglieri di Palagonia, sia data l’occasione di un campo per il quale conoscono i semi. Li stringono già in pugno. Basta solo restituirli alla madre terra. Il raccolto verrà.
Ciascuno, che fa questo mestiere, può scrivere una storia, anche asciugando una lacrima: il giornalismo non ha gli strumenti per arrivare fin lì, ma non è detto che debba solo mietere la saga del peggio. Sento il ritmo dei tasti sul computer, faccio il cronista di una bella voce, dentro il foglio dove spesso capita di annotare parole di nulla, ecco una presenza che si fa protagonista nel più bello dei modi: un gesto semplice e delicato, un pensiero verso chi ha veramente bisogno.
In fondo, a volerci ragionare, chi sono i protagonisti del nostro vivere? Gente come Nino che ci restituiscono, con piccoli gesti, il ritratto di un mondo che non è solo cronaca nera e ruberie di potenti. Scrivendo di lui ho cercato, in questo piccolo spazio, di bonificare il peggio a puntate che viene pubblicato sui giornali di tutto il mondo con notizie devastanti l’anima.
Guardo ancora la foto di quest’uomo mite e determinato, mi pare di sentire il suo invito: “Ci sono, ci siamo, ci siete”.
Alzo lo sguardo togliendo gli occhiali, non vedo nulla, tutto annebbiato, eppure mi sento imbevuto di favori. Provo a chiedere nel silenzio e nella sovranità del buio: chi, io?

S.R.

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