di Salvo Reitano

La notizia è di quelle tipiche della cronaca ma le foto pubblicate dal vicesindaco di Palagonia, Nicola Giaquinta, sulla sua pagina FB, impongono, oltre la cronaca, più di una riflessione. Ignoti, ancora una volta, è già successo in passato, hanno preso di mira gli uffici del comune in Piazza Cittadinanza Attiva, provocando ingenti danni, non solo all’esterno dell’edificio ma anche alle stanze dell’area tecnica e finaziaria, ai computer e agli arredi, quantificabili in diverse migliaia di euro.
“Non ho fatto in tempo – scrive Giaquinta –  a commentare l’ottimo lavoro e l’impegno delle nostre associazioni che realizzando uno straordinario presepe vivente hanno reso orgogliosa l’intera comunità, che nel giro Palagonia vandali3di 48 ore mi tocca commentare il raid vandalico che nella nottata fra sabato e domenica ha devastato la casa comunale”. “Petardi utilizzati per sfondare le vetrate e le avvolgibili di alcuni uffici e bastoni usati per abbattere le vetrate degli ingressi – continua amareggiato il vicesindaco – un gesto vile che colpisce e ferisce, ma non abbatte il simbolo della nostra comunità”.
“Siamo pronti a reagire per colpire i responsabili – conclude nella nota – e lo faremo per difendere la maggioranza dei nostri concittadini desiderosi di vivere in un paese civile. Un ringraziamento va all’Arma dei Carabinieri che in collaborazione con il comando della Polizia Municipale hanno effettuato un accurata ispezione dei luoghi, permettendo così un celere avvio delle indagini”.
Questa, in sientesi, quanto accaduto. Ma alcune considerazioni vanno fatte, soprattutto per il ripetersi di fatti così inquietanti che colpiscono al cuore una popolazione laboriosa. Se pochi vandali riescono, in più occasioni e impunemente, a danneggiare un bene comune, è la prova che nella nostra società esiste qualcosa di malato che abbiamo il dovere di curare. Non è da escudere che chi commette simili atti può essere anche un normale cittadino pronto ad indignarsi, a protestare e invocare il senso civico, ma quando deve dimostrare di possederne finisce con il lasciarsi andare alla ricerca di una improbabile vendetta contro le istituzioni, e più in generale il sistema, causa dei suoi guai. Troppo facile nascondersi dietro la solita frase: è stata una ragazzata. E se non lo fosse?
C’è un cancro maligno che di giorno in giorno insidia il nostro fare e il nostro dire. Nuotiamo, controcorrPalagonia vandali 2ente, in un mare di malvagità, ma anche questa si è fatta ambigua e non meglio identificabile, per questo dopo l’ennisimo attentato ci restano le cicatrici di un lassismo e di una indifferenza atroce nella sua aridità.
Siamo una specie incattivita ma non rispettabile, perchè i veri figli del Male, in certi periodi storici maledetti, ebbero altra statura, non si nascondevano dietro camuffamenti ridicoli, non aspettavano il buio della notte per agire e soprattutto non evitavano di spiegare i loro “perchè”. Perchè anche un gesto vandalico dovrebbe portare con se un barlume di motivazione. Il guaio è che ormai non ci meravigliamo più di niente. Accettiamo senza farci tante domande e deleghiamo ad altri, forze dell’ordine e istituzioni, di darci risposte. Anche questa è condanna e soprattutto mortificazione, sintomo di un senso civico che non c’è.
I vandali, nel loro universo distorto, nella loro fantasia distruttiva, nei loro slanci contro il bene comune, armati di spranghe, bastoni e petardi, possono sembrare usciti di chissà quale inferno. Noi, no: non possiamo far finta di niente risultando consenzienti e pertanto miserabili nel nostro voltarci dall’altra parte. “Chi sa parli”, purtroppo, non fa parte della nostra coscienza civile e così tutti noi portiamo il peso di questo grigio destino dove la ferocia è un bacillo epidemico che non possiede veri traguardi. Ingnorarlo sarebbe colpevolmente inutile e al prossimo raid vandalico, insieme alla conta dei danni, una maschera derelitta ci coprirà il volto bugiardo. Evitiamo che accada.

S.R.

Scrivi