PALERMO – A distanza di dieci anni dalla dipartita di Padre Ennio Pintacuda, gesuita e scrittore che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la mafia e l’usura, riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Giacomo Greco, vicepresidente della Libera Università della politica, fondata da Padre Pintacuda.

“Sin dal giorno della sua morte molti si sono interrogati sul controverso gesuita palermitano. In tanti si ponevano la domanda se il suo messaggio, la sua iniziativa, fosse stata il solito grido nel deserto o se qualcuno ne avesse raccolto il testimone. In tanti si sono dati una risposta negativa. Ma quello che si è verificato a tre anni dalla sua morte, dal 2009 in poi a Filaga, proprio in corrispondenza dell’anniversario della dipartita di padre Ennio Pintacuda, credo che abbia smentito, clamorosamente quelle affrettate conclusioni.

Possiamo infatti ben dire che il messaggio di padre Ennio è vivo e che i suoi estimatori hanno continuato su una strada che, sicuramente, rappresenta quel “nuovo” che da tempo in Sicilia inseguono coloro che non si rassegnano ad una quotidianità carica di pessimismo.

A Filaga è stato compiuto un miracolo, sì un miracolo. Nessuno avrebbe immaginato che in assenza di un uomo come padre Ennio Pintacuda si potesse ripetere un’esperienza così carica di contenuti culturali e di valori educativi. Eppure, sotto quel tendone montato al centro di un borgo rurale sperduto nel cuore della Sicilia, si sono alternate personalità di grande rilievo, uomini di lettere e di scienza, politici di lungo o di nuovo corso, tutti animati da un grande interesse alla riflessione ma soprattutto carichi della volontà di trasmettere valori positivi.

Al centro della riflessione di Filaga non c’era tuttavia solo il passato, solo la riflessione sul tempo che fu, cioè un crogiolarsi nell’immobilismo di una storia che non guarda avanti, c’era la voglia di costruire il futuro dopo quello che è stato definito “Il crollo dei falsi idoli”, quegli idoli che hanno condizionato i processi di sviluppo del nostro tempo e sui quali si è costruito il disastro dell’oggi. Filaga ha voluto segnare una cesura, un tentativo di trovare nuove vie, una scelta che ancora non si riesce a fare perché al fondo la nostra società soffre di una profonda crisi di valori, quei valori che sono stati triturati da una realtà virtuale, una realtà in cui l’apparire ha soffocato l’essere.

Filaga è stata l’altra faccia, la faccia della speranza, la faccia dell’impegno, la faccia della sfida, e cioè il “credere al possibile”, sulla quale molti si sono spesi a cominciare dall’allora presidente della Libera Università della Politica, Pierluigi Matta, dall’allora vice presidente Roberto Caggia, da me, allora direttore generale, dall’allora segretario generale Michelangelo Salamone, dall’allora tesoriere Nicola Navarra e da Maurizio Carta e Pasquale Hamel ed Emilio Giammusso, rispettivamente presidente e vice presidenti del Comitato Tecnico Scientifico della LUP,  e con essi tanti altri che hanno collaborato secondo le loro specifiche professionalità alla riuscita dell’evento ed hanno continuato negli anni nell’organizzazione degli altri Stage di Alta Formazione Politica di Filaga e di altre, tante altre manifestazioni.

Bilancio, dunque, positivo che, tuttavia, non può restare isolato, che ambisce una conferma forte alla quale quegli stessi uomini che hanno operato il miracolo e, accanto ad essi, molti altri che si auspica si uniranno, dovranno dare un seguito, quel seguito a cui padre Ennio Pintacuda lavorava e che la morte inaspettata gli ha impedito di vedere, ma che non impedisce a noi di poter dire quanto sia attuale il suo pensiero politico, sul quale oggi tutti dobbiamo riflettere”.

Teresa Fabiola Calabria

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